Visualizzazione post con etichetta biodiversità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta biodiversità. Mostra tutti i post

venerdì 7 ottobre 2011

Presentato il terzo polmone verde di Milano

Martedì è stata inaugurata la prima parte del parco pubblico realizzato da CityLife a Milano.
L'assessore alla Mobilità e all'ambiente di Milano, Pierfrancesco Maran, ha inaugurato la prima fase dell'intervento di verde pubblico realizzato da CityLife. Un intervento che entro il 2015 dovrebbe regalare a Milano il terzo polmone verde dopo parco Sempione e i giardini Montanelli. Un parco da 168mila metri quadri e 16 milioni di investimento privato. Un parterre da oltre 4mila metri quadri di arbusti con 22 nuovi platani e una superficie di intervento da 10.740 metri quadri lungo i viali Belisario, Ezio, Cassiodoro e Berengario.

"Sono molto contento di presentare questa prima parte di riqualificazione. - ha dichiarato Maran - Il verde e l'impatto zero devono essere la regola degli interventi urbanistici come quello di Citylife. Un intervento che consegnerà in quattro alla città il suo terzo parco per dimensione e nel quale abbiamo chiesto di poter inserire un parco giochi che sia fruibile anche dai bambini disabili".
"Questo è il primo passo di una riqualificazione importante per Milano - ha proseguito Maran - e vi abbiamo investito circa un milione di euro. La riqualificazione comprende anche un parcheggio da 1.800 metri quadri".
Il parco sarà realizzato entro il 2015 da Gustafson Porter, vincitore del bando di concorso internazionale, e sarà una sintesi del paesaggio regionale.
Duemila nuovi alberi assorbiranno oltre 40mila chili all'anno di Co2 e inoltre il quartiere Citylife sarà a impatto zero grazie al teleriscaldamento, all'utilizzo di acqua di falda, di pannelli fotovoltaici e al ricircolo dell'acqua per l'irrigazione.

Leggi il comunicato stampa>>
Leggi il profilo dei progettisti >>
Leggi il concept del progetto >>
Scopri di più sul parco>>

giovedì 9 giugno 2011

Eni Award 2011: a Torino i vincitori del premio istituito dalla società di Paolo Scaroni

Gli Eni Award sono un importante premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Domani a Torino, al Castello del Valentino, alle ore 11, si conclude il ciclo di incontri organizzati per presentare i vincitori.
Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

venerdì 28 gennaio 2011

Animals United: un cartone animato per insegnare la biodiversità

Siete andati al cinema a vedere Animals United?
Il 21 gennaio è uscito il primo cartone animato dedicato alla biodiversità, ispirato al libro per ragazzi “La conferenza degli animali” di Ericj Kastner.

Il film avvicina i bambini ad un tema di grande importanza, la crisi ecologica generata dalle azioni umane, descrivendo le conseguenze che esse provocano sulla vita delle specie animali.
La scena di svolge presso il delta dell’Okavango, dove il lemure Billy e il leone Socrates decidono di cercare l’acqua, avendo atteso invano l’annuale piena essenziale per la vita sul delta. Durante la loro avventura incontrano un gruppo di animali in cerca di una nuova casa perché la loro è stata distrutta dall’inquinamento prodotto dall’uomo.
E così per la prima volta sullo schermo tutti gli animali della Terra decidono di unirsi per difendere un ecosistema sempre più a rischio.

Attraverso i proventi di questo film, Moviemax aiuterà il WWF a salvare le specie animali a rischio estinzione e a sensibilizzare le persone su tematiche importanti quali ad esempio l’inquinamento ambientale, il cambiamento climatico o l’impoverimento delle risorse.

E’ inoltre possibile firmare online la petizione Empower che ha l’obiettivo di fermare la perdita di biodioversità entro il 2020.

giovedì 28 ottobre 2010

Lombardia: un territorio da tutelare

Tutelare le tipicità del territorio, rilanciare il turismo e favorire la riscoperta delle bellezze naturali di cui la Lombardia è ricca. Sono queste le principali richieste presentate all'assessore ai Sistemi verdi e Paesaggio della Regione Lombardia Alessandro Colucci, in occasione della terza tappa degli Stati generali dedicata ai Parchi montani (Orobie bergamasche e Colli di Bergamo, Alto Garda, Grigna settentrionale, Adamello e Orobie valtellinesi). La Lombardia vanta caratteristiche che la rendono un "unicum" nello scenario mondiale: è il punto più a nord del mondo dove si producono i capperi, ma è anche il luogo dove crescono piante e fiori come i limoni, l'agave e la stella alpina.

E' l'unica regione italiana che può vantare, proprio all'interno di uno di questi Parchi (quello delle Orobie bergamasche) una vera e propria Cattedrale vegetale interamente costruita con legno, chiodi e corde secondo l'antica arte dell'intreccio. Una cattedrale a 5 navate e 42 colonne costruita con 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6 mila metri di rami di nocciolo e 42 piante ai piedi del Monte Arera a Oltre Il Colle (Bg) a 1.200 metri di altitudine, realizzata da Giuliano Mauri, artista di fama internazionale.

"Regione Lombardia - ha detto l'assessore Colucci - vuole creare un collegamento tra le aree protette, per fare in modo che tutti i Lombardi possano conoscerle e diventarne così orgogliosi e soprattutto testimoni. La Lombardia offre possibilità diverse e fantastiche che spesso sono poco conosciute. E, proprio per fare in modo che tutti possano conoscere le nostre eccellenze, è quanto mai necessario lavorare insieme ascoltando il territorio".
"Tutto questo ovviamente - ha concluso Colucci - deve essere fatto avendo sempre ben presente che la salvaguardia dell'ambiente deve rimanere la priorità".

(Lombardia Notizie)

giovedì 27 maggio 2010

Feltrinelli: d'ora in poi solo carta sostenibile

Feltrinelli ha deciso che stamperà soltanto su carta sostenibile.

La notizia è stata diffusa da un comunicato di Greenpeace che recentemente dal Salone Internazionale del libro di Torino ha lanciato la classifica “Salvaforeste” per evidenziare il problema della difesa del patrimonio forestale indonesiano dal business della cellulosa.

È noto infatti che vaste aree di foresta vengono distrutte ogni anno per essere riconvertite in produzione di carta per il mercato internazionale.

Purtroppo gli editori italiani si riforniscono a volte proprio da quelle aziende come la APP, responsabili di una deforestazione incontrollata e dannosa per gli equilibri degli ecosistemi e per la tutela della biodiversità.

Greenpeace chiede alle imprese nazionali del settore editoriale un impegno per acquisti più eco-compatibili facendo riferimento alla certificazione Forest Stewardship Council. Il marchio FSC, Ong internazionale, indipendente e senza scopo di lucro, garantisce prodotti derivanti da una gestione delle foreste secondo rigorosi criteri ambientali, sociali ed economici.

La direzione di Feltrinelli ha assicurato che utilizzerà per i propri libri esclusivamente carta certificata FSC, vincolo valido anche per le altre case editrici del gruppo (Apogeo, Kowalski e Urra).
(onegreentech.it)

venerdì 20 marzo 2009

Shell: basta con le energie rinnovabili

Royal Dutch Shell annuncia che taglierà drasticamente gli investimenti relativi alle energie rinnovabili, come eolico e fotovoltaico per concentrarsi prinicipalmente su petrolio, gas e biocombustibili. Un decisione che ha scatenato la protesta di ambientalilsti e organizzazioni umanitarie. E' stato lo stesso presidente di Shell, Jeroen van der Veer a dichiarare: «Non credo che avranno possibiltà di sviluppo presso la nostra compagnia». La ragione? In parole semplici: costano troppo. Duro il commento del capo di Greenpeace: «Dopo aver per anni proclamato il loro impegno per una energia pulita, si tirano fuori da quelle tecnologie che andrebbero accresciute se voglamo veramente dare un taglio alle emissioni». Per non dire della volontà di incrementare lo sviluppo del biocombustibile. Dall'ultimo rapporto Fao: «Deforestazione, dovuta ad un mutamento della destinazione d'uso dei terreni, ricaduta sulla situazione dell'acqua, diminuzione della biodiversità sono tutti fenomeni che incidono negativamente sull'ambiente e riconducibili allo slittamento produttivo verso i biocombustibili.Quanto l'incremento della domanda di materie prime come zucchero, mais ecc., necessarie alla produzione di biocarburanti liquidi, causando il rialzo dei prezzi dei generi alimentari rappresenta nel breve periodo una seria minaccia alla sicurezza alimentare per le fasce più bisognose della popolazione mondiale». (Da Il Riformista)

giovedì 5 marzo 2009

Dialogo tra Latouche e Petrini: "La decrescita unica speranza"

Il francese è il teorico della decrescita serena. L´italiano è il guru di Slow Food, celebrato da Time come uno dei cinquanta uomini che hanno cambiato il mondo. Serge Latouche e Carlo Petrini erano ieri sera a Pinerolo, ospiti del primo incontro della rassegna "Pensieri in piazza". Il loro è stato un dialogo stimolante, seguito con partecipazione. Con un sorriso ammettono di andare d´accordo su tutto. Per "Repubblica" hanno accettato di dialogare su alcuni temi legati alla crisi e al Piemonte.Le vostre prese di posizione hanno anticipato molti dei temi dell´attuale crisi mondiale.Latouche: «Erano anni che mi chiedevo come mai la crisi non fosse ancora esplosa. Non bisogna essere dei profeti per capire che questo sistema sarebbe andato a fracassare da qualche parte. Non si poteva andare avanti a produrre sempre di più, non era più sostenibile. Il nostro merito è di aver indicato una strada alternativa a quello che chiamo con una brutta definizione il totalitarismo del produttivismo».Petrini: «Anche le nostre riflessioni partono da lontano, basta pensare a cosa diceva Pierpaolo Pasolini, che era un poeta ma sapeva denunciare i mali dell´attuale società. L´Italia ha messo da parte l´economia della sussistenza, un giusto rapporto con la natura e il territorio».Latouche: «Carlo mette bene a fuoco il problema ed io aggiungo che è ora di smetterla di ingrassare, di consumare. Mi capita di citare spesso il mito della torta che ci ha fatto diventare obesi. Ma questa torta non c´è più e bisogna anche cambiare la ricetta. Ed anche in questa difficile fase tutti i governi continuano a sbagliare perché parlano di rilanciare l´economia, quando invece l´unica cosa saggia da fare è fermarsi».Tra i temi che tornano in discussione c´è quello dei dazi sui prodotti agricoli. Petrini l´ha recentemente rilanciata sollevando non poco scandalo.Petrini: «La sovranità alimentare, e Slow Food l´ha capito da tempo, è un bene che va preservato perché non difende solo i contadini ma anche la biodiversità di un territorio. Se guardiamo ai prodotti piemontesi avvertiamo bene gli sprechi giganteschi a cui ci condanna l´attuale economia globalizzata, un´economia canaglia. C´è una follia totale nei soldi che buttiamo via».Latouche: «Anni fa ricordo di aver parlato ad un convegno di protezionismo e le mie affermazioni fecero scandalo. In Italia sembrava quasi di passare per fascisti. Invece un po´ di protezionismo serve a fermare questi giochi al massacro che vengono giustificati con il libero mercato. Decrescere non vuol poi dire cancellare posti di lavoro ma migliorare la qualità della vita».Petrini: «Sempre guardando al Piemonte e ai suoi prodotti come il riso, va detto che mettere dei dazi potrebbe servire a bloccare le politiche dei sussidi che servono solo a fare dumping, cioè vendere a prezzi truccati».Per chiudere, una riflessione sul deficit ecologico, cioè sulla situazione di stress del nostro pianeta.Petrini: «L´unica soluzione possibile è quella di decelerare e di puntare sull´economia locale. Non è una riflessione scontata almeno per l´Italia. Nel nostro paese manca una reale democrazia partecipativa che si realizzi a livello locale».Latouche: «Se non invertiamo la rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. In giro sento però tante idee interessanti. Una è quella di lasciare da parte il protocollo di Kyoto che guarda solo alla domanda. Bisogna intervenire sull´offerta. Un impegno concreto sarebbe quello di ridurre la produzione di petrolio del 10 per cento ogni anno. È un circolo virtuoso perché interviene sulle società di tutto il mondo e rende sostenibili molte economie. Ridurre i consumi di petrolio cancellerebbe gli 8mila camion che ogni giorno portano tra Italia e Francia solo carichi di "merde", cioè inutile acqua minerale, pomodori e milioni di rotoli di carta igienica». (da Repubblica)

giovedì 5 febbraio 2009

Accordo Terna-Wwf per tutelare le oasi dalle linee elettriche

Allocchi, cardellini e fringuelli di Bosco Tenso possono anche scordarsi nidi alla Disney illuminati da lampadine e abat-jour. Così hanno deciso Wwf e Terna, con il protocollo d’intesa per lo sviluppo sostenibile della rete elettrica nazionale. La «stretta di mano» tra l’associazione presieduta da Enzo Venini e azienda amministrata dal delegato Flavio Cattaneo durerà tre anni, durante i quali le oltre 40 specie di volatili «residenti» nell’oasi di Premosello (e nelle altre piemontesi) e in generale la biodiversità saranno monitorate per valutare eventuali interventi di mitigazione della rete elettrica. Per ridurre l’impatto ambientale, ad esempio, sarà ripristinata la vegetazione sotto le linee elettriche, saranno riqualificati terreni, saranno studiate soluzioni tecniche per preservare gli animali e si valuteranno eventuali modifiche dei tracciati. In questo senso, per l’oasi di Bosco Tenso, la tutela non è mai mancata, come spiega il sindaco Giuseppe Monti: «Anni fa il Comune aveva chiesto e ottenuto da Terna che venisse spostato il tracciato affinché non passasse in prossimità, e ovviamente neppure all’interno dell’area protetta. Tra Vogogna e Ornavasso è rimasta una sola linea, quindi possiamo dire che Bosco Tenso è ben tutelato». Ad ogni modo l’intesa Terna-Wwf è vista di buon occhio: «Nell’oasi di Premosello non ci sono particolari rischi - spiega Monti - ma ben venga un’azione in più di Wwf, che insieme al Comune si occupa della gestione delle aree protette. (Da La Stampa)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 10 dicembre 2008

Deforestazione, 1 miliardo di persone rischierebbero la vita

Cambiamenti climatici e sfruttamento insostenibile stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza di molte foreste, ma anche di tutte le persone che vivono a stretto contatto con esse. Un nuovo rapporto del Center for International Forestry Research (Cifor) avverte che occorre un’azione immediata che permetta alle popolazioni locali una risposta adattativa. Secondo le stime effettuate dal centro di ricerche indonesiano, un miliardo di persone dipende per il proprio sostentamento dalle foreste che nell’arco del prossimo secolo si troveranno sempre più spesso a dover affrontare inondazioni, siccità ed incendi. Le azioni immediate da attuare andrebbero tutte nel senso dello sviluppo sostenibile, in primo luogo sarebbe necessario effettuare scelte accurate nel selezionare piantagioni di specie in grado di affrontare meglio l’aumento medio della temperatura e al contempo apportare sufficiente sostentamento a chi le coltiva. Infatti, le negoziazioni nell’ambito della United Nations Framework Convention on Climate Change stanno imponendo di iniziare a ridurre la deforestazione tropicale e il degrado delle foreste, diminuendo fra l’altro le emissioni di gas serra ma non porteranno lontano se si continua a non tener nel giusto conto le sorti delle numerose popolazioni legate alle foreste. Al contrario, se gestite in modo appropriato, le foreste possono consentire l’adattamento delle comunità che da esse dipendono. In questo modo, le aree forestate potrebbero divenire fonte di ricchezza, per questo sarebbero tutelate e continuerebbero a rappresentare fondamentali elementi per l’assorbimento del biossido di carbonio. “L’imperativo è quello di assistere le comunità delle foreste, ma è ancora poco recepito nelle politiche nazionali e nelle negoziazioni a livello internazionale: l’adattamento di tali popolazioni è ancora concepito come un elemento secondario alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico mentre dovrebbe essere considerato come intrinsecamente collegato ad esso”, ha spiegato Frances Seymour, direttore generale del Cifor. (Da L'Opinione)

lunedì 20 ottobre 2008

Biodiversità marina, è allarme

Sollecitata dalla perdita globale di biodiversità, la comunità internazionale sta incoraggiando la tutela degli ecosistemi terrestri e marini. Le aree protette nel mondo si sono ampliate significativamente negli ultimi anni, fino a raggiungere i circa 20 milioni di chilometri quadrati del 2006 - una superficie doppia rispetto a quella della Cina. Tuttavia, non sempre le aree sottoposte a tutela sono gestite con efficacia ai fini della conservazione ambientale. E solamente un decimo di queste aree coprono ecosistemi marini, a dispetto del loro ruolo fondamentale nella protezione della fauna ittica e degli ambienti costieri. Non deve quindi stupire che, sebbene le aree protette si estendano progressivamente, non accenna a rallentare il ritmo dell'estinzione di specie animali e vegetali o il declino di specifiche popolazioni. Occorrono sforzi senza precedenti per conservare in modo sostenibile gli habitat, gli ecosistemi e le specie a rischio, se vogliamo raggiungere l'obiettivo di ridurre significativamente il tasso di estinzioni di qui al 2010. Sono esposti a particolare pericolo le popolazioni ittiche di tutto il pianeta, ed è urgente una immediata cooperazione tra gli Stati per salvare i pesci in via di estinzione e frenare lo spopolamento di singole specie. Dopo decenni di sfruttamento selvaggio delle risorse, la quota di banchi di pesce spopolati, sovrasfruttati o in via di recupero si è oggi stabilizzata al 25% rispetto agli anni Novanta. Ma sono sempre meno i banchi sfruttati sotto la soglia di allarme: se nel 1975 il 40% dei banchi erano considerati sostenibili, oggi tale proporzione è calata al 22%. (Da Unicef.it)

venerdì 10 ottobre 2008

Studio Ue rivela: "Deforestazione fa più danni di crisi mutui"

L'economia globale paga conseguenze maggiori a causa della deforestazione che non a causa dell'attuale crisi bancaria. Secondo uno studio commissionato dall'Unione Europea, infatti, il costo annuale dei tagli delle foreste si aggira attorno ai 2-5mila miliardi di dollari. La stima viene calcolata sommando il valore dei vari "servizi" che le foreste assicurano all'ecosistema, come fornire acqua pulita e assorbire il biossido di carbonio

venerdì 3 ottobre 2008

Slow Food, cibo e cultura

Lo chiamano guru ma lui fa spallucce. Del resto Carlo Petrini, classe 1949, appartiene a quella prima generazione del dopoguerra «già fuori dalle ambasce della fame ma che comunque ha sempre portato molto rispetto al cibo». Perciò delle formule new age non se ne fa niente, il piatto che preferisce è «la curiosità», ha una missione di vita che si chiama Slow Food e la sua convinzione numero uno è questa: «Noi non siamo un partito ma cambiamo le cose». La «piccola rivoluzione» ha preso le mosse dalla sua casa di Bra, in Piemonte, nel 1986: l'idea di partenza era quella di allargare il vestito un po' troppo stretto della gastronomia classica e accomodarlo di almeno quattro taglie per farci entrare la difesa della biodiversità e delle società rurali, una nuova frontiera dell'agricoltura e un'educazione del gusto legata alla sostenibilità ambientale e al rispetto delle identità culturali. È andata a finire che oggi la sua creatura è un'associazione internazionale non profit con 86mila iscritti, «adepti» in 130 Paesi e sedi in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone e Regno Unito.Petrini è particolarmente fiero di due personali trofei: «Dieci anni fa, quando ho portato Slow Food in America, tutti mi dicevano che a lottare contro gli hamburger avrei perso miseramente. Beh, un mese fa a San Francisco abbiamo organizzato un meeting con più di 100mila persone. Ma siamo arrivati anche nelle più remote comunità agricole dell'Etiopia, che oggi producono caffé straordinario e miele superbo». L'ultima battaglia (in ordine cronologico) è la terza edizione di «Terra Madre», l'incontro mondiale delle comunità del cibo, a Torino dal 23 al 27 ottobre: «È il fiume carsico di una società civile che non ha né rilevanza mediatica né il potere della politica di palazzo, ma è diffusissima e pronta a lottare contro il caos alimentare di un mondo che produce cibo per 12 miliardi di persone quando su questa Terra siamo poco più di 6 miliardi. Ma vi sembra normale che 800 milioni di esseri umani patiscano fame e malnutrizione mentre 1 miliardo e 700 milioni soffrono di obesità, diabete e malattie da iperalimentazione?». (Dal Corriere della Sera)