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domenica 10 giugno 2012

Officina pubblica per l'aggregazione e la sostenibilità

“Il fai da te adesso puoi farlo da noi”. Questo lo slogan di Atelier Remida per l’attivazione di “Officina pubblica”, un nuovo spazio aperto al territorio, che sarà inaugurato lunedì 11 giugno, dalle 18, nel Centro Remida di Ponticelli (Na) in via Curzio Malaparte, 90.
Uno spazio attrezzato e assistito, aperto alla cittadinanza, sostenuto dalla “Fondazione con il Sud”, nell’ambito del progetto “I.o. Cr.e.s.co”, promosso da una rete di associazioni di cui è capofila il consorzio Co.re.
Tra i primi esempi del genere in Italia, Officina Pubblica vuole essere un luogo aperto a tutti per creare aggregazione e sostenibilità, per un sorta di vintage a costo zero e… a tempo guadagnato per se stessi e per chi è sensibile al circuito dell’usato.
Per chi ha un vecchio mobile da risistemare, un vestito da rinnovare, una lampada da inventare o un oggetto da decorare, ma non ha sufficiente spazio in casa, da lunedì prossimo potrà recarsi al Centro Remida e trovare l’Officina Pubblica, uno spazio attrezzato per riparare, trasformare, creare, costruire. Ospitando artigiani, genitori, ragazzi, chiunque abbia un hobby ma non riesce a praticarlo.
Nell’Officina Pubblica si potranno usare trapani, martelli, righelli, seghetti, per inchiodare, tagliare, forare, cucire, costruire oggetti in metallo, legno, plastica, stoffe, usando materiali riciclati. Un modo per stare insieme e liberare la propria creatività, sperimentando anche nuove tecniche operative.
“Se sento dimentico. Se vedo ricordo. Se faccio capisco”, diceva Confucio. Un pensiero antico che induce a riflettere sulla rilevanza dell’aspetto del “saper fare”, di tradizioni che scompaiono e che invece sono parte integrante del nostro quotidiano. Una forma di bricolage aperta al quartiere con le atelieriste di Remida pronte a far da guida anche per chi è alle prime armi.
La partecipazione alle attività dell’Officina è gratuita.
(da universy.it)

venerdì 7 ottobre 2011

Presentato il terzo polmone verde di Milano

Martedì è stata inaugurata la prima parte del parco pubblico realizzato da CityLife a Milano.
L'assessore alla Mobilità e all'ambiente di Milano, Pierfrancesco Maran, ha inaugurato la prima fase dell'intervento di verde pubblico realizzato da CityLife. Un intervento che entro il 2015 dovrebbe regalare a Milano il terzo polmone verde dopo parco Sempione e i giardini Montanelli. Un parco da 168mila metri quadri e 16 milioni di investimento privato. Un parterre da oltre 4mila metri quadri di arbusti con 22 nuovi platani e una superficie di intervento da 10.740 metri quadri lungo i viali Belisario, Ezio, Cassiodoro e Berengario.

"Sono molto contento di presentare questa prima parte di riqualificazione. - ha dichiarato Maran - Il verde e l'impatto zero devono essere la regola degli interventi urbanistici come quello di Citylife. Un intervento che consegnerà in quattro alla città il suo terzo parco per dimensione e nel quale abbiamo chiesto di poter inserire un parco giochi che sia fruibile anche dai bambini disabili".
"Questo è il primo passo di una riqualificazione importante per Milano - ha proseguito Maran - e vi abbiamo investito circa un milione di euro. La riqualificazione comprende anche un parcheggio da 1.800 metri quadri".
Il parco sarà realizzato entro il 2015 da Gustafson Porter, vincitore del bando di concorso internazionale, e sarà una sintesi del paesaggio regionale.
Duemila nuovi alberi assorbiranno oltre 40mila chili all'anno di Co2 e inoltre il quartiere Citylife sarà a impatto zero grazie al teleriscaldamento, all'utilizzo di acqua di falda, di pannelli fotovoltaici e al ricircolo dell'acqua per l'irrigazione.

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lunedì 12 settembre 2011

Luce elettrica gratis con plastica riciclata

L’arte del riciclo è alla base del recupero della plastica per produrre un surrogato all’energia elettrica da usare in tutti quei paesi ancora in via di sviluppo. Questa l'idea sviluppata da un gruppo di studenti americani del Massachussets Institute Tecnology, che servendosi di una bottiglia di plastica da un litro, acqua e candeggina, hanno dato vita alla prima "Solar Bottle Bulbs".

L'invenzione è stata sperimentata con successo in tutti quegli insediamenti ancora privi di energia elettrica nelle Filippine, che attraverso la semplice installazione del dispositivo sul tetto delle proprie abitazioni, servendosi esclusivamente della luce del sole riflessa all'interno del liquido contenuto nella bottiglia potranno illuminare l'intera casa in ogni momento della giornata.

L'acqua contenuta nelle bottiglie di plastica viene miscelata con alcuni cucchiaini di candeggina per renderla così sempre limpida e priva di microbi, permettendo così al dispositivo di essere utilizzato per un massimo di cinque anni.
Ad occuparsi dell'installazione l'organizzazione asiatica Isang Litrong Liwanag, che ha già posizionato oltre 10.000 bottiglie, conquistando il favore della popolazione costretta ad usare fino ad ora solamente lampade a benzina che sprigionano sostanze tossiche.

(da "Luce gratis usando plastica, acqua e candeggina", Maria Giovanna Tarullo su Stilenaturale.com)

mercoledì 15 dicembre 2010

Il menu di Natale inquina. E molto.

Menu di Natale: sai quanto inquina?
Molto, se si portano in tavola cibi esotici che vengono da lontano.

Finti “lussi” messi in una lista nera da Coldiretti, che traduce il loro impatto in numeri: un chilo di albicocche australiane – nella top ten dei prodotti esotici serviti sulla tavola delle feste – solo per il trasporto brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica. Un chilo di ciliegie del Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Stessa storia per i mirtilli che vengono dall'Argentina e devono volare oltre 11mila chilometri, consumando di 6,4 kg di petrolio e liberando 20,1 chili Co2. Tra i prodotti più diffusi che rischiano di "inquinare il Natale" ci sono anche le angurie del Brasile, le more dal Messico (che segnano un aumento delle importazioni peri al 6100%) , gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe e i fagiolini dall'Egitto.

Veri nemici dell’ecomenù, possono essere rimpiazzati da mele, pere, mandarini, arance, kiwi e melograni. Da utilizzare senza produrre troppi scarti, nel nome delle tre R più sostenibili del pianeta: Riciclo, Riuso, Riparo.

Qualche idea rubata all’agenda della nonna? Tenere le bucce del mandarino da buttare sulle braci del camino (o della griglia) per profumare tutta la casa con un effetto aromaterapico tonificate e rilassante; non buttare le arance ammaccate: basta infilare nella loro buccia qualche chiodo di garofano e pezzo di cannella per trasformarle in un delizioso profumatore naturale per gli armadi.

(da atelierdelriciclo.org)

lunedì 13 dicembre 2010

Sostenibilità ambientale: ecco i comuni virtuosi

Sono 27 le pubbliche amministrazioni italiane a cui è stato conferito il riconoscimento di "Comune Riutilizzatore 2010", un premio nazionale creato nel 1998 dall'associazione Amici della Terra con Class onlus e la Camera di Commercio di Milano, dedicato alle pubbliche amministrazioni che fanno acquisti e scelte in linea col tema della sostenibilità ambientale.

Il riconoscimento è andato a realtà di dimensioni medie come Ravenna, Ferrara, Novara e Verbania, accanto ai quali spiccano i piccoli centri come Lallio in provincia di Bergamo, Grugliasco nella provincia di Torino, Pioltello in provincia di Milano, Cislago in provincia di Varese, che si dimostrano i più ricettivi verso questo tipo di politiche, mentre Bari è l'unica grande città premiata.

Le amministrazioni premiate hanno scelto di acquistare materiali e prodotti riciclati o riutilizzati per il funzionamento degli uffici pubblici, come le cartucce per stampanti, la carta, i sacchetti di plastica, le stoviglie biodegradabili per le mense pubbliche. Opuure hanno scelto auto elettriche per i veicoli comunali, hanno dotato le scuole di impianti fotovoltaici, hanno predisposto punti di prelievo 'alla spina' per i detersivi.

Stefano Apuzzo, presidente di Amici della Terra ha osservato: "La normativa a livello nazionale non aiuta molto e può essere migliorata, ma bisogna riconoscere che tanti amministratori si stanno convertendo agli acquisti verdi e hanno cominciato a valutare i prodotti acquistati in base al costo del loro ciclo di vita". Le difficoltà non mancano. Conclude Apuzzo: "Uno dei problemi, ad esempio, è l’assenza di linee guida per redigere bandi ecosostenibili, cosa che rende più difficile portare le eccellenze locali a livello di sistema" .

Gli altri comuni vistuosi che hanno ricevuto il premio sono: Budrio, Nembro, Rosà, Gorgonzola, Casalino, Jesolo, Rodano, Pietra Marazzi, Breda di Piave, Gamalero, Oleggio Castello, Seriate, Villorba, Quattro Castella, Rozzano, Opera, Cesano Boscone, Capannori.

(da Il Resto del Carlino)

lunedì 1 novembre 2010

Cartucce per stampanti: anche esaurite hanno un valore

Le cartucce per stampanti esaurite, che non possono più essere ricaricate, valgono ancora!

Presso i punti vendita Eco Store, catena italiana di negozi in franchising di cartucce per stampanti rigenerate e compatibili, toner rigenerati e carta per stampanti, le cartucce per stampanti esauste possono infatti essere smaltite negli Eco Point.

Gli Eco Point sono veri e propri centri di raccolta presso il quale portare e smaltire le cartucce per stampanti vuote. Sono facilmente identificabili grazie al pannello con il logo di Legambiente all’interno dei negozi di cartucce per stampanti Eco Store.

Conferendo le cartucce negli Eco Point, oltre alla soddisfazione di
dare valore alle cartucce per stampanti vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente, si viene anche premiati:

* Per le cartucce per stampanti ink-jet rigenerabili con 1 euro.

* Per le cartucce per stampanti non rigenerabili con una salvietta per il monitor del PC.

L’iniziativa è sviluppata in collaborazione con Legambiente.

Il rapporto con Legambiente nasce nel 2005 con la sponsorizzazione dell’edizione italiana di Clean Up the World, “Puliamo il mondo”. Da allora l’associazione sponsorizza Eco Store nei progetti legati alla sostenibilità ambientale, alla volontà di produrre meno rifiuti possibile e di smaltirne correttamente il più possibile.

Eco Store, da sempre attenta al processo di rigenerazione delle cartucce per stampanti esauste, mette in campo ogni anno, nuove azioni volte al riuso e al corretto smaltimento dei vuoti.

Nei negozi Eco Store, infatti, i clienti hanno diverse possibilità per dare valore alle cartucce vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente.

* Le cartucce per stampanti che non si possono ricaricare possono essere smaltite nell’Eco Point.

* Le cartucce per stampanti ricaricabili possono essere riutilizzate fino a 5 volte, ricaricandole con l'innovativo sistema professionale Ink Evolution.

* Sono disponibili infine Kit di ricarica per cartucce per stampanti ink jet che consentono, con meno di 3 euro, la ricarica “fai da te” delle cartucce a getto d’inchiostro.

Maggiori informazioni su www.ecostore.it.

martedì 3 agosto 2010

Festival della sostenibilità con il principe Carlo

Vivere all’insegna dell’ecologia, adottando stili di vita più sostenibili. Ma ci vogliono anche buoni esempi. Ed ecco che per aiutare l’ambiente scende in campo anche la casa reale. Come? Con una festa in giardino. Il principe Carlo, infatti, per promuovere pratiche più ‘verdi' ospita nei giardini di Clarence House e nelle proprietà confinanti di Lancaster House e Marlborough House, ‘A garden party to make a difference’, che si terrà dall’8 al 19 settembre.

Un festival di 12 giorni, nel cuore di Londra, dedicato alla coltivazione biologica, alle ricette di cucina presentate dai migliori chef, alle sfilate di moda sostenibile e ai concerti di musica classica. E non solo. Si potranno progettare e cucire borse ricavate da materiali riciclati. Ma è anche una rara opportunità per visitare questi giardini storici. Ogni area del Garden Party, inoltre, sarà curata da un campione di celebrità.

Così il principe Carlo insegna l’arte del vivere ‘green’, per dimostrare “come tutti noi possiamo fare la differenza”. La manifestazione è organizzata da Start, l’associazione voluta dalla Fondazione The Prince’s Charities Foundation, nata per promuovere sistemi di sviluppo sostenibile. Ed è sostenuta da alcuni dei più grandi marchi, come Addison Lee, Asda, B & Q, BT Group, EDF Energy, Ibm Regno Unito e Irlanda, M & S, Virgin Money e Waitrose. In particolare Ibm ha deciso di convocare un vertice di nove giorni, dall’8 al 16 settembre riservato alle imprese. Lo scopo sarà quello di stimolare il dibattito sulle iniziative che le aziende possono mettere in campo per sostenere la sostenibilità economica, ambientale e sociale.
(Adnkronos)

venerdì 13 marzo 2009

Sfida ecologica, l’evento "produrrà" un bosco

E’ una sfida anche questa. Decisamente inedita: un evento automobilistico in chiave «ecologica» che contribuirà al rimboschimento di oltre 50 mila metri di bosco.Sembra un controsenso coniugare, nella stessa direzione, auto - quasi sempre sul banco degli imputati quando si parla di inquinamento - e difesa dell’ambiente. Ma è la sfida che affronta, quest’anno, la Mac Events di Genova, società organizzatrice della rievocazione della Milano-Sanremo. «E’ una mission che vogliamo applicare anche ai nostri prossimi impegni motoristici - dicono alla Mac Events - La Milano-Sanremo sarà “certificata” a impatto zero da Lifegate, società che diffonde e sostiene progetti, valori ecocompatibili e rispetto dell’uomo e dell’ambiente». Come? «Convertendo - dicono gli organizzatori - in chiave ecosostenibile e di risparmio energetico tutti i nostri interventi». In base al protocollo di Kyoto è stato calcolato che la Milano-Sanremo comporterà un emissione di CO2 (anidride carbonica) per 263816 kg. Cui corrispondono 51700 metri quadrati di foresta. Ecco allora che Mac Events, con i risparmi energetici che riuscirà a fare, ripianterà 51700 metri quadrati di bosco in Costarica. Come avverranno i risparmi? In tanti modi: riducendo l’utilizzo di materiali cartacei con l’uso della posta elettronica; stampando i materiali promozionali sui carta riciclata; utilizzando tessuti ecosostenibili; rinunciando, ove possibile, a materiale plastico per scopi promozionali; scelta di fornitori che limitano il consumo di CO2; promuovendo il car-pooling (utilizzo in comune di auto) per lo spostamento dei partecipanti; impiego di vetture a basso impatto ambientale per lo staff; catering con prodotti di origine locale acquistati nel raggio di 100 km; utilizzo di detersivi a basso impatto ambientale; smaltimento differenziato dei rifiuti. (Da La Stampa)

Ecco come le grandi aziende dichiarano di volere sensibilizzare le giovani generazioni sui comportamenti eco sostenibili. Il caso dell’Eni, guidato dall’ad Paolo Scaroni

mercoledì 11 marzo 2009

Il polo ceramico gioca la carta dei prodotti «verdi»

Sono più che altro segnali di speranza in un contesto squassato dalle vertenza Iris (per ora risolta) ed Emilceramica (lunedì si riunisce un tavolo istituzionale) e dall'evidenza dei numeri della cassa integrazione che a livello nazionale si è aperta nel comparto per 5.500 lavoratori, fra aziende di piastrelle e sanitari. In un momento critico come questo, ci sono aziende del distretto ceramico tra Modena e Reggio Emilia (oltre il 90% della produzione italiana che vale 5,7 miliardi) che cercano di rilanciare, mettendo sul piatto tutto il know how del distretto sul fronte dell'innovazione di prodotto e, soprattutto, l'attenzione alla sostenibilità ambientale.«Siamo all'inizio di un processo », spiega Mario Roncaglia, vicepresidente di Novabell, azienda storica del distretto che sta molto puntando su un suo marchio "ecologico" per prodotti che contengono minimo il 40% di materiali riciclati. Prodotti che sono conformi al sistema di certificazione Leed che si sta affermando soprattutto negli Stati Uniti – ma anche inaltri 40 Paesi del mondo – come uno dei sistemi maggiormente diffusi per la certificazione degli edifici e che valuta la sostenibilità ambientale, sociale ed economica degli edifici, dalla fase di progettazione fino alla gestione quotidiana. Per ora, ad avere prodotti "Leed compliant" «siamo una decina di imprese; mi piacerebbe se al prossimo Cersaie fossimo almeno il doppio », dice il vicepresidente dell'azienda reggiana – 48 milioni di ricavi nel 2008, uno stabilimento a Castellarano – che ha presentato una nuova linea "ecologica" in grès porcellanato e, nel contempo, nei giorni scorsi ha deciso di chiudere con tre settimane di anticipo la procedura di Cig ordinaria, la cui conclusione era prevista per la metà di questo mese.«Certo –aggiunge Roncaglia – i prodotti a maggiore sostenibilità aziendale hanno avuto un peso, ma non determinante. Allo stesso modo, però, ci aspettiamo un'accelerazione nella produzione e nelle richieste di prodotti ecologici».Non è semplice una valutazione di quanto i prodotti "verdi" pesino sulle produzioni del distretto. Di certo l'attenzione dei produttori è però sempre maggiore come dimostra il fatto che nel distretto si contano 28 aziende con certificazioni Ecolabel o Emas oppure secondo le norme Iso serie 14000.«L'utilizzo di materiali ecocompatibili è un plus per il prodotto», dice Dante Giacobazzi, amministratore unico di Impronta Ceramiche, azienda modenese da 105 milioni di euro nel 2008 – per il 70% realizzati oltreconfine – e 450 dipendenti. Proprio lunedì per l'azienda terminerà il periodo di cassa integrazione ordinaria. «È un momento difficile per il compartoe proprio il distinguerci rispetto ai Paesi emergenti può essere la nostra forza per il futuro. Ora presenteremo una nuova linea di prodotto conforme alla certificazione Leed al Covering di Chicago, in aprile, che si unirà a un'altra linea messa sul mercato a inizio anno con piastrelle composte da materie prime naturali e riciclate per il 45 per cento». (Dal sole 24 Ore)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

giovedì 26 febbraio 2009

No alle discariche abusive. Aperto il primo Ecopoint a Pieve

La lotta alle discariche abusive parte dalla raccolta differenziata e controllata. Dopo le prime postazioni Ecopoint inaugurate a Rozzano, l'altro giorno è stata inaugurata la prima a Pieve. Le nuove isole ecologiche ad elevata automazione, con contenitori interrati, permetteranno lo smaltimento dei rifiuti riciclabili e della frazione secca in modo pratico, sicuro ed igienico. Il servizio inizialmente riservato ai residenti del quartiere Coppi verrà progressivamente esteso all'intera città. Ogni famiglia avrà a disposizione due chiavi elettroniche abilitate, che autorizzano il deposito dei rifiuti nell'ecopoint assegnato. Un sistema di rilevamento permetterà di verificare in tempo reale la correttezza delle operazioni, inoltre l'alimentazione a pannelli solari assicurerà l'autosufficienza energetica delle strutture, a conferma dei criteri di sostenibilità ambientale con i quali sono stati progettati. All'inaugurazione erano presenti Carlo Carrara presidente di Ama, la municipalizzata di Rozzano che ha realizzato gli ecopoint e Romeo Bianchini, «padre» degli ecopoint. Le isole ecologiche già esistenti sono presenti al quartiere Alboreto a Rozzano dove servono 850 famiglie, altre 75 a Rozzano Vecchio e ora 280 famiglie al quartiere Coppi di Pieve Emanuele. Dove già stati sperimentati gli ecopointi hanno raggiunto punte di riciclo di spazzatura superiri al 60%. Mentre la media nazionale difficilmente supera il 40%. (Da Il Giorno)

martedì 3 febbraio 2009

Fede, energia solare e riciclo. Ecco la parrocchia ecologica

Pannelli solari, materiali speciali, pozzi per recuperare l'acqua piovana. La generosità dei parrocchiani, scrive il Corriere della Sera

Una parrocchia ecologica, sostenibile, autonoma e «creativa» quella di don Giorgio Dall'Oglio. Non solo: la comunità di Colle Aperto, quartiere a nord di Mantova, mette in moto anche l'economia e crea aggregazione sociale. Cosa sempre più difficile, al giorno d'oggi.Partiamo dal tetto dell'oratorio, dove 42 pannelli solari, installati dal giugno 2008 sulla terrazza del salone polivalente, lavorano ininterrottamente e finora hanno prodotto migliaia di kilowatt di energia. Adesso il cielo è coperto, ma il sole estivo e autunnale dello scorso anno lascia ben sperare don Giorgio, prete dall'animo squisitamente manageriale, ma ancorato alle cose semplici che offre la natura, che lì, dove esercita il suo lavoro di parroco, sembra davvero bastare a se stessa.Con tutta probabilità i 59 mila euro di investimento saranno davvero ben spesi e copriranno abbondantemente il fabbisogno energetico di chiesa e parrocchia. Otto famiglie hanno finanziato l'opera, con la prospettiva della restituzione dell'intero importo in dieci anni all'interesse del 4 per cento. La parrocchia di Colle Aperto però nasconde e rivela molte altre singolari iniziative. L'acqua piovana, ad esempio, viene interamente raccolta in pozzetti — fino a 1.500 litri di capacità — e viene riciclata per innaffiare il giardino e le piante, numerosissime, sparse nel piazzale del sagrato, nella chiesa dedicata a San Ruffino e a San Giovanni Bono, e nell'oratorio. Lo stesso giardino, estremamente curato, è un ecosistema perfetto: due capre, donate da aziende e proprietari locali, da maggio a settembre consumano il fieno ricavato dall'erba tagliata e concimano gli alberi, divertendo i bambini del quartiere che le possono avvicinare lungo il recinto. La forza della parrocchia di Colle Aperto però è anche il riciclaggio di materiali e insieme l'utilizzo intelligente delle donazioni dei fedeli. Con il marmo regalato dalla ditta che ha fornato il materiale per la costruzione della chiesa, il sagrato è stato rivestito con 300 piastre di mosaico, accurate riproduzioni di simboli religiosi, un lavoro artistico che ha impegnato bambini e anziani.Quattro finestre in alluminio, anch'esse frutto di una donazione, sono state adattate alla struttura dell'oratorio, i banchi della chiesa sono stati restaurati da un «team» di parrocchiani falegnami, con il solo costo delle vernici. Niente soldi per sostituire la grande vetrata dell'abside: meglio la carta velina, ben tesa in una ragnatela geometrica in ferro, e facilmente restaurabile. Il risultato, è ottimo, come lo sono le riproduzioni di icone religiose donate alla chiesa da alcuni fedeli, artisti per hobby.Una sfida, quella della parrocchia di Colle Aperto, lanciata al consumismo della nostra società da un parroco semplice, e colta con entusiasmo dai suoi 1.850 fedeli.

mercoledì 28 gennaio 2009

Presidio dei comitati cittadini contro gli inceneritori di Formigoni

Il piano del Pirellone intende aumentare il numero di termovalorizzatori, dice il Manifesto

La stragrande maggioranza della classe politica italiana, di tutti gli schieramenti, dimostra di non possedere adeguata conoscenza e responsabile coscienza di quanto strategica e decisiva sia la politica dei rifiuti: sul piano della salute e della sostenibilità ambientale, della produzione e del consumo in modo sano e sobrio e pulito. La drammaticità della questione dei rifiuti non è limitata all'area napoletana e campana: è nazionale. Puntare prioritariamente sull'incenerimento e sulle discariche, da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, significa rimanere fermi al vecchio disastroso modo di produrre; significa aumentare l'inquinamento e peggiorare le condizioni climatiche ed ambientali; significa precludersi la strada verso l'innovazione tecnologica e lo sviluppo delle energie alternative rinnovabili e pulite. Il nome giusto e appropriato è inceneritore: l'impianto che brucia i rifiuti; e non esiste e non potrà esistere una macchina che bruci in maniera innocua e pulita: "Nulla si distrugge..."! Cinica mistificazione: l'inceneritore diventa termovalorizzatore. E' falso: non valorizza energia e quella poca che produce non riduce fumi e fanghi velenosi che vanno in discarica, non riduce i 270 tipi di inquinanti che emette (in particolare le micropolveri PM10 e PM2,5). Si tratta di una specie di falso ideologico per giustificare i 53 miliardi di euro all'anno che i gestori degli inceneritori incassano in Italia tramite il 7% in più sulla nostra bolletta energetica, come (Udite! Udite!...) incentivo alla voce "fonti rinnovabili"!? E' più appropriato chiamare l'inceneritore un cancrovalorizzatore. Da uno studio dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa emerge "un eccesso di mortalità" nei 25 comuni con inceneritore esaminati. Inquietante l'allarme lanciato dalla F.I.M.M.G. (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): «L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana...Gli inceneritori producono polveri finissime che sfuggono ai filtri di depurazione, non vengono nemmeno misurate e costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle polveri del traffico. Gli inceneritori emettono inquinanti cancerogeni ...centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l'impatto sulla salute umana. L'incenerimento trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi e scarti di cibo, in componenti tossici e pericolosi...». Su 52 inceneritori che avvelenano il bel Paese, ben 13 sono in Lombardia! E, come se non bastassero, Formigoni Moratti e Penati ne vogliono costruire altri e potenziare quelli esistenti (tra cui quello di Desio, dove un comitato molto preparato e deciso dà battaglia su tutti i fronti). Il trio fa a gara per riservarsi localizzazione, e partecipazione al business (il cui incentivo è stato confermato dalla L. 210/dic.2008). Moratti nel suo comune (zona 5, parco sud), Penati nel suo territorio sestese dove dal 2002 il vecchio e malridotto inceneritore costituisce una vera bomba ecologica! I cittadini e le associazioni più consapevoli hanno dato vita a un Coordinamento dei comitati dell'area metropolitana milanese contro la dissennata politica dell'incenerimento. Le loro proposte alternative, coerenti con le norme europee, si fondano sulla cultura ecologica e sulle metodologie e tecnologie Rifiuti zero: Riduzione - Raccolta differenziata- Recupero-Riciclo-Riuso. E' l'altro modo di produrre e consumare. Si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e di gas serra. Si tutela la salute. Si migliorano ambiente e qualità della vita. Ed è bene sapere che negli altri paesi europei ed occidentali non si costruiscono più inceneritori. Oggi dalle 9 alle 17, presidiomanifestazione al Pirellone in Piazza Duca d'Aosta per contestare il piano formigoniano dei rifiuti incentrato sull'incenerimento (viene inoltrata dettagliata denuncia alla Commissione europea per violazione di norme). Venerdi 30 gennaio alle 21, presso il Centro sociale Silvia Baldina in Via Forlì 15, Sesto San Giovanni, Assemblea per la chiusura dell'inceneritore di Sesto che, sito in un'area densamente urbanizzata e vicino ad asili e scuole, è obsoleto e quindi ancor più pericoloso per la salute pubblica.

giovedì 22 gennaio 2009

La scuola ecologista da oggi funzionerà con l´energia solare

Questa mattina il "battesimo" della struttura ricavata riciclando cellulari dismessi, dice Repubblica

La direzione didattica del quartiere Cruillas sarà la prima di sei scuole italiane a sfruttare l´energia di un impianto fotovoltaico grazie al progetto "My future: sei scuole dal futuro luminoso" che vede la collaborazione di Vodafone, Enel e Legambiente. Un progetto che fa parte di una campagna di sensibilizzazione ambientale più ampia che prende il via dall´idea di raccogliere vecchi telefonini per «trasformarli» in energia pulita utile alle scuole. Sul tetto della sede centrale di via Salerno è stato installato in questi giorni un impianto fotovoltaico realizzato con materiali riciclati dai cellulari dismessi capace di produrre mediamente oltre sette mila kilowattora all´anno, consentendo così all´istituto un grande risparmio economico e riducendo l´emissione in atmosfera di circa cinque tonnellate di anidride carbonica all´anno. L´inaugurazione ufficiale della struttura è stata organizzata per stamattina alle 10,30 con la partecipazione di alcuni referenti dell´amministrazione comunale e dei partner del progetto. «Abbiamo atteso - dice la dirigente Rita Napoli - questo momento con trepidazione. I ragazzi si sentono protagonisti dell´evento e ne vanno orgogliosi. È un grande successo per la nostra scuola e sicuramente anche per tutto il quartiere». A Palermo seguiranno, entro la fine del mese e gli inizi del prossimo, le città di Agrigento, Comacchio, Grosseto, La Spezia e Pesaro. «È stata Legambiente - dice la Napoli - a segnalarci alla Vodafone come scuola meritevole di prendere parte a quest´avventura. Da anni, infatti, lavoriamo sistematicamente con questa associazione e siamo impegnati con i docenti e con tutti gli alunni su progetti che hanno l´obiettivo di proteggere l´ambiente e di sensibilizzare i residenti del quartiere su queste tematiche». «L´impianto fotovoltaico - racconta la preside - consentirà alla scuola di funzionare solo con l´energia solare. Si tratta di una scuola molto grande che poggia su una superficie di più di nove mila metri quadrati. E addirittura l´energia prodotta supererà il nostro fabbisogno e il ritorno economico che avremo sarà rinvestito in progetti a favore della tutela dell´ambiente». Per esempio sono stati gli oltre settecento bambini della Cruillas a bonificare il prato verde attorno alla scuola che era diventato negli anni una discarica abusiva.

martedì 20 gennaio 2009

Il consumatore emergente ha il cuore ambientalista

I brasiliani? Hanno una predilezione per il recupero di carta e plastica e per i prodotti fatti con materiali riciclati. I cinesi sono sensibili al tema dei gas serra e danno il loro contributo cercando di diminuire le ore in cui accendono i termosifoni d'inverno e i condizionatori in estate. Quanto agli indiani, cercano di non sprecare carburanti, lasciando il più possibile l'auto a casa oppure non acquistando prodotti che hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri per raggiungere lo scaffale del supermercato. Mentre i russi, sarà per via del clima, ma sono tutti concentrati sul migliorare il livello di isolamento termico delle loro abitazioni.Prove tecniche di consumi ecocompatibili? Qualcosa di più: secondo una ricerca di Accenture, chi vive nei Paesi emergenti è addirittura più attento al futuro del Pianeta di quanto non lo siano gli evoluti consumatori delle aree di vecchia industrializzazione. Una preoccupazione, soprattutto, che fa rima con disponibilità ad agire, se nei mercati di Asia e Sudamerica oltre la metà delle persone si dice pronta ad abbandonare un prodotto per uno nuovo dotato di una certificazione di minimo impatto sul clima, a fronte di un esiguo 24% nelle economie più mature. Così come il 61% dei consumatori se ne avesse la possibilità, cambierebbe certamente fornitore di energia per sceglierne uno che offre servizi a bassa emissione di CO2. Nei Paesi sviluppati lo farebbe solo il 30% delle persone.Le aziende sono avvertite: la classe dei consumatori emergenti è attratta dai prodotti amici dell'ambiente ed è pronta a far sentire il suo peso in termini di domanda. I Bric, insomma, sono da considerarsi mercati maturi dove vendere elettrodomestici di classe tripla A, alimenti non Ogm o elettricità pulita. Anzi: «C'è in questi Paesi una domanda di beni e servizi più ecologici che ancora non incontra un'offerta adeguata –spiega Sergio Nicolini, senior executive energy di Accenture per l'Italia, la Grecia, la Russia, l'Europa centrale e il Medio Oriente – e quel che più conta è che la crisi economica in atto non sembra scalfire in nessun modo il livello di attenzione verso l'ambiente di questi consumatori».Alle dichiarazioni di intenti ecologisti indiani, cinesi, russie brasiliani fanno seguire i fatti. Tra gli indiani che nel 2007 avevano promesso di effettuare il riciclaggio di vetro, carta e plastica, a un anno di distanza il 44% lo ha fatto davvero, così come il 48% dei cinesi e anche il 22% dei russi. Solo il 14% dei tedeschi, tradizionalmente popolo tra i più attenti alle tematiche ambientali, è stato altrettanto virtuoso. Insomma, la propensione alle azioni ecologicallycorrect

martedì 13 gennaio 2009

Milano finalista al mondiale di trasporto sostenibile

Da Finanza & Mercati

Anche Milano è in gara per il premio di città modello per le politiche di trasporto urbano. La cerimonia di premiazione dell’International Award for Sustainable Transport per incoronare la città nel mondo che maggiormente si è distinta nelle politiche di trasporto a tutela dell’ambiente, si svolgerà il prossimo 13 gennaio. In lizza 5 metropoli: New York, Istanbul, Città del Messico, Milano e strano a dirsi, anche l’inquinatissima Pechino. Ognuna delle finaliste è stata selezionata per un preciso progetto portato avanti nel 2008: eccoli.New York: per l’attuazione del PlaNYC 2030 del sindaco Michael Bloomberg con cui si è dato spazio a piste ciclabili, a giornate di blocco del traffico, implementando inoltre il servizio pubblico. Il dipartimento del trasporto newyorkese ha inoltre provveduto a riciclare il 40% dell’asfalto stradale.Pechino: per aver attivato restrizioni al trasporto cittadino anche dopo il periodo dei giochi olimpici. Tale limitazione, che impone ai proprietari di lasciare l’automobile a casa un giorno a settimana, ha ottenuto una riduzione del parco auto circolante quotidianamente di 800.000 veicoli. La città ha inoltre aggiunto una nuova linea di metropolitana, aumentato la flotta di autobus, riducendo invece i veicoli governativi del 30%. Inoltre un terzo del corpo di polizia è ora dotato di biciclette standard ed elettriche per le operazioni di pattugliamento. Milano: per l’introduzione dell’Ecopass, il primo provvedimento ambientale al mondo nel settore dei trasporti urbani basato sul principio dell’Unione Europea «Chi inquina paga». Milano inoltre ha varato il suo programma di biciclette condivise BikeMi, con 1.300 biciclette e 103 stazioni. Istanbul: per aver dato il via a Metrobus, un sistema Brt (Transito rapido di Autobus) che ora trasporta 450.000 passeggeri al giorno oltre 43 chilometri di strada preferenziale. Metrobus è stato realizzato sulla superstrada, così da poter raggiungere i 40 chilometri orari e riducendo di conseguenza il tempo di viaggio del 75%. Il sistema è integrato anche con la metropolitana e gli attuali servizi pubblici.Città del Messico: per l’attuazione di El Piano Verde, un programma di sviluppo sostenibile che in ambito mobilità ha portato all’ampliamento delle linee Brt e alla realizzazione di diverse piste ciclabili.

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

martedì 2 dicembre 2008

A Rozzano l’Ecopoint esteso al quartiere Aler

Da Il Giorno

Il progetto Ecopoint sarà allargato anche al quartiere Aler. Lo ha approvato l’altro giorno il consiglio comunale. Si tratta di una risposta concreta che giunge da una amministrazione comunale in prima linea contro il termovalorizzatore. Gli impianti Ecopoint sono stati sperimentati inizialmente al quartiere Alboreto e successivamente a Rozzano vecchio. Ora l’amministrazione vuole portare il nuovo servizio di raccolta differenziata nel quartiere popolare, il più esteso della città con circa seimila alloggi. Invece di utilizzare i tradizionali cassonetti, i nuovi abitanti del quartiere potranno depositare carta, vetro, plastica, umido e secco nei nuovi Ecopoint, isole ecologiche della capienza di 5 metri cubi, collocate sottoterra dove la temperatura dimezzata rallenta i processi di decomposizione. L’innovativo sistema, che funziona già dal settembre 2007 per circa 800 famiglie del quartiere Alboreto, è unico nel suo genere in Italia e consente di effettuare la raccolta differenziata in modo sicuro, igienico e nel rispetto dell’ambiente. «Il problema dello smaltimento dei rifiuti è troppo serio per essere strumentalizzato come sta avvenendo per la vicenda del termovalorizzatore - commenta il sindaco Massimo D’Avolio - la soluzione al problema dello smaltimento sta nel trasformare gran parte dei rifiuti in una risorsa per l’ambiente e per il nostro territorio. Noi non abbiamo deciso di sposare la battaglia del no all’inceneritore del Parco Agricolo del sud Milano ma proponiamo alternative valide come appunto gli Ecopoint. Il diffondersi di questo sistema è certamente una strada alternativa che consente di raggiungere punte di riciclo notevoli. Noi puntiamo a superare il 54% ». LE ISOLE ECOLOGICHE Ecopoint sono gestite in modo del tutto automatizzato per quanto concerne le operazioni di svuotamento e disinfezione e sono dotate di un sistema di rilevazione in tempo reale che fornisce tutte le informazioni necessarie a programmare il servizio di raccolta. A conferma dell’impegno dell’amministrazione comunale verso la sostenibilità ambientale, tutta l’energia che alimenta l’impianto è inoltre assicurata da pannelli solari. Notevoli i vantaggi anche sotto il profilo del risparmio per le famiglie, che eliminano i costi condominiali per l’acquisto e la pulizia dei cassonetti, la rotazione dei sacchi e il lavaggio del locale spazzatura. A garanzia della sicurezza degli utenti e della struttura, inoltre, gli Ecopoint sono dotati di un sistema di videosorveglianza per impedire che i rifiuti siano abbandonati indiscriminatamente.

giovedì 30 ottobre 2008

Se l’asfalto "mangia" lo smog e diventa amico dell’ambiente

Il vecchio asfalto, quel concentrato di roccia calcarea e derivati del petrolio, è diventato a sorpresa il migliore amico dell’ambiente. Miracoli delle fiammate del greggio che stanno convertendo l’industria del bitume alle regole del business verde. Una pennellata di polverina cristallina, biossido di titanio, trasforma le code di auto ai caselli in piccole praterie "mangia smog". Mentre tutto il manto stradale (preferibilmente riciclato) assorbe energia solare e produce chilowattora sostenibili. E ancora il sale dormiente, nascosto tra le pietre porose, nella pancia di piccole e grandi infrastrutture, che si sveglia al primo gelo sciogliendo il ghiaccio. E poi pavimenti senza bitumi, composti invece di materiali inerti e soprattutto "freddi", per combattere la calura estiva nelle città. Progetti in cantiere e innovazioni già calpestabili con le quattro ruote. Tutti temi all’ordine del giorno in casa delle imprese dell’asfalto italiano, il secondo mercato in Europa con una produzione annua di 40 milioni di tonnellate, un giro d’affari di 3,5 miliardi e 500 mila addetti, che passeranno in rassegna nel corso di Asphaltica, il Salone interamente dedicato alla filiera dell’asfalto che si terrà dal 27 al 29 novembre alla Fiera di Padova. «Calano gli investimenti per le grandi opere, mentre schizzano i costi delle materie prime. La risposta per evitare il declino è la sostenibilità ambientale. Un percorso che le imprese italiane hanno imboccato da tempo, attrezzando i laboratori di ricerca e sviluppo, aumentando la spesa per l’innovazione», racconta Stefano Ravaioli direttore generale di Siteb, l’associazione di categoria, con orgoglio ma anche con amarezza. Perché «la pubblica amministrazione è rimasta indietro. Nei capitolati d’appalto mancano spesso riferimenti a soluzioni ecocompatibili. Il patrimonio di know how e ricerca rischia di restare in bottega. Aumentando, a caro prezzo, la nostra dipendenza dal petrolio». Un dato su tutti: negli Stati Uniti l’80% della rete stradale è ricavata da asfalto riciclato, in Italia solo il 20% contro una capacità almeno doppia. «Le normative non ci aiutano. Nel corso della sua vita su strada, l’asfalto assorbe inquinanti di ogni genere. Da qui le preoccupazioni delle amministrazioni e degli ambientalisti che hanno reso difficile, se non impraticabile, il riciclo. Un errore perché con la ripulitura del materiale grattiamo via tutta la superficie "sporca"».Ma il pioniere della sgommata anti CO2 è Claudio Terruzzi, amministratore delegato della Global Engeneering, azienda lombarda, che ha brevettato nel 2002 l’asfalto "mangia smog". Si tratta di ecorivestimenti in ossido di titanio che, una volta applicati al manto stradale, consentono di abbattere 32 tonnellate di inquinanti l’anno, quantità emessa da 15 mila veicoli. Il risultato è reso possibile dal processo di fotocatalisi che si attiva grazie all’azione combinata di luce e aria, decomponendo monossodi di carbonio e affini in agenti innocui, come sali minerali e calcare. E dopo la diffidenza iniziale, ora il business incomincia a girare: a Milano queste idropitture sono state utilizzate per 70 mila metri quadri di pareti interne di Rho Pero, il parcheggio Atm di Famagosta, e poi a Segrate, a Cesena, Brescia, Cinisello Balsamo. e su un tratto della statale di Ortisei, a Bolzano. Ativa, la società che gestisce le tangenziali di Torino e le autostrade che portano dal capoluogo piemontese a Ivrea, Santhià e Pinerolo, ha sposato già dal 2006 l’asfalto mangia smog, realizzando il primo casello autostradale ecoattivo del mondo a Beinasco, alle porte di Torino. (da Affari & Finanza)

martedì 28 ottobre 2008

Il riciclo è eco-efficiente

Il ricliclo fa bene all’ambiente e è una risorsa per il sistema Paese. E’ stato presentato, presso il Senato della Repubblica - Sala dell’ex Hotel Bologna - “Il riciclo ecoefficiente - Performance e scenari economici, ambientali ed energetici”, un volume sull’economia del riciclo nel mercato globale, curato da Duccio Bianchi, dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia, nell’ambito del Kyoto Club e promosso da Cial, Cobat, Comieco, Coou, Cna, Corepla, Federambiente, Fise Uniree, e Mp Ambiente. Lo studio analizza le performance dell’industria del riciclo, una vera e propria “industria nell’industria”, che nel 2007 è cresciuta a un ritmo pari al 17,2%, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti, e tra il 2000 e il 2005 ha visto aumentare le imprese del 13% (sono circa 2.500 in totale) e gli occupati del 47% (al 2005 erano circa 13.000). Le attività di recupero e riciclo costituiscono oggi una risorsa fondamentale del sistema industriale, a livello italiano e internazionale. Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio “boom” della commercializzazione delle “materie prime secondarie” e, grazie agli effetti della globalizzazione dei mercati, alla nascita di un flusso di esportazione di queste ultime verso i Paesi emergenti (Cina e India fra tutti). 52 milioni di tonnellate di rifiuti avviati a riciclo e recupero. (Da L'Opinione)

venerdì 24 ottobre 2008

Sostenibilità ambientale, progetto a Loreto

«Guida all'equilibrio e alla sostenibilità ambientale»: questo il titolo di un progetto di Cna e comune di Loreto, da cui è nato un opuscolo ricco di pratici consigli destinati alle famiglie loretane. Presentata ieri nella sede locale di Cna, la pubblicazione, 16 pagine in carta riciclata, che saranno recapitate a tutte le famiglie insieme al prossimo giornalino comunale, si compone di quattro capitoli: bioedilizia e risparmio idrico-energetico; rifiuti; mobilità sostenibile; acquisti verdi. Scopo dell'iniziativa, stimolare attraverso un linguaggio semplice ed esempi concreti un cambiamento degli stili di vita attraverso l'adozione di comportamenti virtuosi, vantaggiosi sia per il bilancio familiare sia per l'ambiente. L'opuscolo, sviluppato dalla Cna Tecno Quality, ha visto la sponsorizzazione di importanti imprese del settore della bioedilizia. (Da Italia Oggi)

Il progetto di risparmio ed efficienza energetica è stato lanciato dall’Eni di Paolo Scaroni più di un anno fa con l’obiettivo di permettere un risparmio del 30% sull’attuale bolletta energetica di ogni famiglia

mercoledì 24 settembre 2008

Campania, il rifiuto della raccolta differenziata

Articolo tratto dal quotidiano Il Manifesto


Che cosa c'è ancora da fare in Campania, dopo che Berlusconi e Tremonti hanno annunciato di aver risolto il problema dei rifiuti? Tutto. Tutto quello che è necessario per passare da una gestione straordinaria che in 14 anni è stata la principale fonte del disastro a una gestione ordinaria che restituisca al governo del territorio - comuni, province e regione - le competenze previste dal nostro ordinamento e rispetti i principi della normativa europea e italiana: primo ridurre la produzione di rifiuti; poi recuperare materia; quindi estrarre energia solo se non si può recuperare materia; discarica solo per ciò che non si può recuperare. Per ridurre la produzione di rifiuti bisogna promuovere, con appositi accordi. il vuoto a rendere (sia riciclabile che pluriuso) e la vendita alla spina di prodotti in grani, in polvere e liquidi; scoraggiare gli articoli usa e getta (pannolini, stoviglie e gadget ) incentivando gli equivalenti lavabili e/o durevoli; promuovere l'acqua del rubinetto e scoraggiare quella minerale dove gli acquedotti sono sani; valorizzare i rifiuti elettrici e elettronici (in sigla, Raee), accelerando l'attuazione dell'accordo che ne prevede ritiro e riciclo; sostenere il commercio dell'usato offrendo ai «mercatini» spazi adeguati a fianco degli ecocentri dove intercettare quello che a cittadini e aziende non serve più; sostenere il compostaggio domestico e quello in fattoria: cioè lo scambio diretto di sostanza organica con alimenti biologici tra ristoratori o negozi alimentari e agricoltori. Per recuperare materia e riciclarla bisogna fare la raccolta differenziata (Rd) tra le famiglie e tra le aziende: sia quelle commerciali che manifatturiere, edili e agricole. Con le aziende è più facile, perché producono sempre gli stessi rifiuti, in grandi lotti: c'è solo bisogno di fornire assistenza tecnica per tenerli separati e indirizzarli verso imprese in grado di recuperarli. Per sviluppare la Rd tra famiglie e negozi bisogna riorganizzare alle radici consorzi e aziende pubbliche e private che oggi se ne occupano quasi tutte in modo inadeguato. Per riciclare imballaggi e frazione organica ci vogliono impianti di selezione e di compostaggio e mercati di sbocco per materiali riciclati e compost . Ai primi provvede il Consorzio nazionale imballaggi: è la sua mission istituzionale che il prezzo del petrolio agevola, perché sarà sempre più comveniente riciclare materiali che fabbricarne di nuovi. Al compostaggio cercano di provvedere i nuovi impianti in corso di finanziamento da parte della regione e le associazioni dei coltivatori, affamati di compost per ridurre la desertificazione dei suoli. Il rifiuto che continuerà a sfuggire alla Rd deve venir trattato in impianti meccanico-biologici (Tmb o Cdr). Sono gli impianti che Fibe-Impregilo, prima, e i commissari, poi, hanno mandato in malora, facendoli lavorare oltre le loro potenzialità o eliminando la manutenzione. Fibe per produrre quante più «ecoballe» possibile, invece che vero Cdr, contando di lucrare gli incentivi Cip6 con i quali più rifiuti si bruciano e più si guadagna; i commissari pensando di «far sparire» la monnezza impacchettandola. Questi impianti vanno riparati e riattivati; dovranno separare la frazione organica da quella secca e entrambe dallo scarto destinato a discarica. La frazione organica, una volta stabilizzata, è un prodotto indispensabile per le bonifiche dei suoli; quella combustibile, invece di essere accumulata in attesa di inceneritori che non arrivano mai può essere ceduta per alimentare cementifici, fornaci, altoforni, centrali elettriche a carbone o impianti di gassificazione. Con i prezzi attuali dei combustibili, il CDR è ambito e conteso; ma diventa conveniente anche estrarre e riciclare molto del materiale ancora presente in questo flusso: cosa realizzabile con alcune modifiche degli stessi impianti. Le ecoballe già accumulate non potranno mai essere bruciati in quegli inceneritori; se non si vuole lasciarle lì per sempre, andranno affidate alle sole imprese in grado di valorizzarle: quelle che operano sui cicli di combustione del carbone o del gas. Poi c'è da bonificare i suoli inquinati e prevenire nuovi sversamenti abusivi di rifiuti tossici.