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lunedì 8 ottobre 2012

Salvatore Sardo: la ricerca sulle rinnovabili è fondamentale

Salvatore Sardo, alla presentazione della Eni Chair in Energy Markets (vd post del 28 settembre), ha parlato di come la collaborazione con il mondo accademico e le attività di ricerca e sviluppo siano fondamentali per la crescita del business nel settore oil & gas.
Salvatore Sardo
Salvatore Sardo
"Nel campo della ricerca e dello sviluppoEni possiede un portafoglio brevettuale complessivo di circa 8.000 brevetti e domande di brevetto, che proteggono oltre 1.000 invenzioni, frutto delle attività di ricerca svolte all’interno della società, sia in campo core sia nel settore delle energie rinnovabili" ha spiegato Salvatore Sardo.
"Su questi temi nel Centro Ricerche per le Energie non Convenzionali Eni-Donegani di Novara circa 150 tra ricercatori, tecnici e staff si applicano - anche in collaborazione con Università e centri di ricerca italiani, europei e statunitensi – e studiano nuove opportunità per l'utilizzo su larga scala dell'energia solare e delle biomasse, che Eni ritiene rappresentino le fonti rinnovabili con maggiori potenzialità di utilizzo sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico."
Da non dimenticare poi l'Eni Award, "che, con una dotazione annuale di 850.000 €, premia le più avanzate ricerche nei campi del migliore utilizzo delle fonti energetiche, della protezione ambientale e della valorizzazione delle energie rinnovabili."
Salvatore Sardo ha infine citato le nomerose collaborazioni di Eni con il mondo accademico, "per sviluppare un efficace network nazionale e internazionale con le Università di eccellenza". "La maggior parte delle collaborazioni con il mondo accademico (complessivamente circa 400 tra Italia ed estero) riguarda progetti di ricerca per l’innovazione tecnologica nel settore oil & gas, l’ambiente e le energie rinnovabili."
Il testo integrale dell'intervento di Salvatore Sardo è scaricabile dal sito Eni >>.

giovedì 24 maggio 2012

Geotermia: alla portata di tutti

La geotermia sarà una delle strade dalle quali passa il futuro dell’approvvigionamento energetico sostenibile. Contribuisce infatti per il 10% ai consumi elettrici complessivi del nostro paese. È stato questo l’argomento principe della “tre giorni” di convegni che si è tenuta a Villa D’Angri (Napoli) dal 17 al 19 maggio e alla quale hanno preso parte esperti, ricercatori, associazioni e istituti che si occupano di geotermia. Dagli incontri è emerso che, oltre ad essere una fonte energetica realmente pulita, la geotermia è anche un’occasione di rilancio economico per il nostro paese. Un sistema a impatto zero che consentirebbe un notevole vantaggio sia in chiave economica che ambientale. In tema di nuove tecnologie legate alla geotermia i passi avanti sono stati davvero notevoli. Negli ultimi anni, infatti, si è passati dalla alta entalpia (l’uso di fluidi ad alta temperatura per generare vapore e di conseguenza elettricità), alla media e bassa entalpia che consente un vasto utilizzo del calore generato dalla terra, trasformabile anche in aria fresca attraverso le pompe di calore. Inoltre la nuova filiera è pensata per adattarsi a qualsiasi realtà territoriale, anche nelle zone urbane ad alta densità. Il primo progetto concreto presentato durante il convegno di Napoli riguarda la realizzazione di un impianto geotermico nella zona dei Campi Flegrei che prevede una centrale geotermica, una fotovoltaica, una a biomasse e un sistema di riscaldamento dell’acqua a ciclo chiuso che dovrebbe coprire l’intera area di Pozzuoli per un totale di utenti di circa mezzo milione. L’area napoletana, inoltre, è ricca di giacimenti di calore generati da sottofondi del Tirreno e questo garantirebbe un ritorno degli investimenti in pochi anni, oltre alla grande opportunità di smarcarsi completamente dalla dipendenza dal petrolio.

giovedì 9 giugno 2011

Eni Award 2011: a Torino i vincitori del premio istituito dalla società di Paolo Scaroni

Gli Eni Award sono un importante premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Domani a Torino, al Castello del Valentino, alle ore 11, si conclude il ciclo di incontri organizzati per presentare i vincitori.
Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

mercoledì 1 aprile 2009

“Dagli impianti a biomasse energia a chilometri zero

Al bando le maxi-centrali, sì a piccoli impianti - due o tre al massimo nell’Astigiano - da 500 a mille kilowatt. Biogas da stalle e allevamenti, biomasse dagli scarti delle attività. Tutto a chilometri zero, o quasi.Il concetto è semplice: produrre energia elettrica dall’agricoltura. O almeno, provarci. Questo il progetto della Provincia che, di recente al Lingotto di Torino - in occasione di «Campus, il salone della Nuova agricoltura» - ha presentato i primi esiti della ricerca sull’«agri-energia», commissionata dall’assessorato Agricoltura al Centro Studi e ricerche sulla Collina. «Lo studio - spiega l’assessore provinciale Fulvio Brusa - è nato dall’esigenza di evitare speculazioni, dopo che alcuni industriali si erano interessati a realizzare impianti a biomasse che avrebbero utilizzato come combustibile anche scarti di lavorazione, olii o addirittura rifiuti. Siamo corsi ai ripari, approntando linee guida che limitano le dimensioni degli impianti, e obbligano a utilizzare come combustibile reflui zootecnici provenienti dalla zona. L’agricoltura può contribuire allo sviluppo sostenibile del settore energetico. Ed è un modo per aumentare, seppur di poco, la redditività delle imprese locali». Di qui i progetti dei primi sistemi a biogas collegati ad allevamenti che sfrutteranno mais e sorgo di produzione agricola. «Fondamentale - riprende Brusa - è che dietro a queste imprese vi sia una o più aziende agricole con produzioni sul territorio. Le biomasse devono provenire da un raggio molto ridotto». Minimi, per ora, gli incentivi dal Piano di sviluppo rurale. Ma la Provincia vuole incentivare le imprese. Il primo pionieristico impianto, per il quale si riunirà la conferenza dei servizi prima di Pasqua, sarà nel Nord-Astigiano. Asti dovrebbe rientrare in un’altra domanda di installazione di una piccola centrale. «La ricerca - spiega ancora l’assessore all’Agricoltura della Provincia - ha confermato che l’Astigiano può sopportare pochi impianti di limitate potenzialità. Queste attività possono rappresentare una fonte di integrazione al reddito delle aziende agricole e uno strumento di qualificazione per il territorio». Come? «L’apporto del settore agricolo - prosegue Brusa - può avvenire attraverso lo sviluppo di filiere energetiche preferibilmente corte, totalmente gestite dalle aziende agricole singole o associate che, utilizzando i propri fattori produttivi, producono energia destinata anche alla vendita».E’ stato firmato un protocollo di intesa tra Provincia e il Centro studi per lo Sviluppo rurale dell’Università di Torino. «Gli esiti della ricerca - spiega l’assessore Brusa - concorreranno alla prima stesura di linee guida per lo sviluppo dell’agri-energia a livello locale. E aprono la via a successive analisi sugli aspetti normativi e amministrativi». (Da La Stampa)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

martedì 31 marzo 2009

«Ambienta, obiettivo a 250 milioni»

Energie alternative. Parla il Ceo Nino Tronchetti Provera: il fondo chiuderà la raccolta il prossimo agosto
A un anno dalla partenza gli investitori hanno versato 160 milioni. Ambienta Sgr ha chiuso il primo esercizio a break even, ha completato il team e ha raggiunto una raccolta del fondo a 160 milioni di euro. A un anno dalla nascita del fondo di private equity, che investe nei settori delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e dell'inquinamento, Nino Tronchetti Provera, amministratore delegato della Sgr, fa il punto della situazione. «La società ha concluso il suo primo anno a break even e consideriamo questo già un buon risultato. Inoltre in questo periodo abbiamo completato il team con due professionalità di qualità: Valeria Ceccarelli con 11 anni di esperienza nell'investment banking di Morgan Stanley e Claudio De Donato con esperienza di più di 12 anni nelle divisioni Oil&Gas e Chimica di Royal Dutch Shell Si è concluso il periodo di raccolta del fondo?Il fund raising si chiuderà il prossimo agosto. L'obiettivo è quello di raggiungere i 250 milioni. Attualmente siamo arrivati a 160 milioni e continuiamo a ricevere manifestazioni di interesse da parte di investitori italiani e stranieri. Fra i nostri investitori ha deciso di raddoppiare il proprio committment Inarcassa e probabilmente qualcun altro potrebbe seguire questo esempio.In controtendenza con l'atteggiamento degli investitori in questi ultimi mesi...Le aziende in cui investiamo hanno un andamento in controtendenza rispetto al contesto economico dell'ultimo anno. Abbiamo già investito in Italiana Pellets nel settore delle biomasse e in Icq Holding nel comparto delle energie rinnovabili. Le due aziende che controlliamo sonopassate da 53 a 87 dipendenti dal 2006 al 2008 ed è prevista un ulteriore crescita a 175 dipendenti in totale al 2010.Cosa la fa essere così ottimista sui comparti a cui guardate?L'ottimismo deriva dal fatto che è un settore in crescita. A questo aggiungiamo piani che vanno da quello di Obama, molto incentrato sugli incentivi al settore ambientale e ancor più in questa direzione vanno quello coreano e quello cinese. Questo ha inevitabilmente ricadute sul settore a livello internazionale. Sono quindi settori anche in grado di creare occupazione. Inoltre credo che possano esserci buone opportunità d'investimento a seguito della discesa dei prezzi. È un peccato però che l'Italia in questo ambito sia ancora ai blocchi di partenza anche se le aperture di lunedì ci fanno sentire ottimisti.Che dossier state esaminando?Abbiamo visto più di 500 dossier ad oggi e ne abbiamo analizzati 200. Stiamo guardando in particolare a società che operano nell'efficienza energetica, nei veicoli elettrici, nei rifiuti e nel reciclo e stiamo riaprendo il capitolo delle tecnologie per le rinnovabili.Non ci sono problemi con il mercato del debito per fare investimenti in questo momento?Il mercato del debito è più selettivo e più caro. Noi non basiamo le acquisizioni sul debito, ma sono piuttosto le nostre controllate che usano il project financing e in questo settore non manca la disponibilità delle banche a prendere in considerazione i progetti. (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 6 marzo 2009

Dalla fornace un sito a impatto zero

Sull'area di un vecchio sito industriale dismesso a Massa Martana (Pg) sta per avviarsi una fase sperimentale di un sito industriale dismesso ad impatto ambientale zero, vocato all'insediamento di Pmi nel campo delle fonti rinnovabili.Al posto, infatti, di una vecchia fornace per laterizi si produrrà energia alternativa grazie alla creazione di un campo solare, una centrale solare sperimentale, in grado di sviluppare 0,5 Mw di energia da immettere nella rete elettrica nazionale.Questo sarà solo uno degli interventi che verranno realizzati nell'area grazie alle sinergie di più attori (Consorzio solare XXI, gruppo Angelantoni, Acea spa, Umbrias Faber srl) partecipanti al progetto del Consorzio Flamina Vetus (Sviluppumbria, Comuni di Massa Martana e Giano dell'Umbria). Importante, per di più, perché l'intervento di bonifica e di recupero avviene in un'area prossima a quelle in cui vi è un'importante presenza storica (è a pochi passi dal Ponte Fonnaia, manufatto del 220 a.C. sulla consolare Flaminia) e ambientale (fonti acqua S. Faustino). Laddove, infatti, sorgeva una vecchia fornace fin dalla seconda guerra mondiale, ampliata nel 1963 e liquidata nel 1997, si erigerà un complesso sperimentale per la produzione di energia ad emissione nulla di anidride carbonica, in grado di alimentare l'intero comune di Massa Martana.«Grazie a specchi parabolici - dichiara Giuseppe Federici, della Iag progetti - i raggi solari vengono convogliati sul punto focale dove è posto un tubo speciale in grado di accoglierli a 290 gradi e di restituirli a 550 gradi dopo un particolare percorso. Il calore trasformato in vapore costituisce la forza di una turbina in grado di sviluppare energia pulita. Si tratta di una micro centrale nata per ragioni di studio e ricerca. La sua forza sta nell'essere una centrale didattico- dimostrativa, nello studio di come impatta con l'ambiente e di come funziona, in previsione anche di inserimenti più consistenti in altre aree del Paese».Ma perché Massa Martana? «Il merito principale – continua il progettista Federici- va allo scomparso sindaco Giampiero Gubbiotti e alla sua intuizione di come trasformare, potenziandola, la zona in questione, alla Regione che ci ha creduto e alla presenza del gruppo Angelantoni. L'idea principale di trasformare il vecchio sito della fornace in uno spazio dedicato a nuove iniziative industriali ha via via ceduto il passo alla costituzione di un polo energetico per la produzione d'energia da fonti rinnovabili».Accanto alla centrale solare sperimentale verranno insediati uno stabilimento per la produzione delle componentistiche necessarie alla centrale stessa (il tubo assorbitore di energia solare dell'Archimede Solar Energy di Angelantoni), una centrale cogenerativa a biomasse di origine agroforestale in grado di sviluppare 5 Mw (a cura Acea), un impianto per la produzione di biocombustibile e un centro congressi ricerche. L'intervento comporterà un impegno di spesa, tra pubblico e privato, per circa 70 milioni occupando 244 unità. (Dal Sole 24 Ore)

mercoledì 28 gennaio 2009

Civitavecchia scommette sul target «emissioni zero»

Dal Sole 24 Ore

È stata inaugurata da meno di due mesi e già registra i primi successi. La sede del Polo idrogeno di Civitavecchia, centro nato dall'accordo tra Regione (che ha stanziato 9 milioni), Comune e autorità portuale, è in piena attività. Ed è stato aperto il primo distributore di idrogeno. Serve per alimentare un bus navetta per gli spostamenti all'interno dell'area portuale dove sorge il centro. «È il primo di quattro veicoli - spiega Vincenzo Naso, direttore del Centro interuniversitario per lo sviluppo sostenibile dell'università La Sapienza, partner scientifico del progetto - . Li metteremo a disposizione dei turisti in arrivo a Civitavecchia sulle navi da crociera. Con i nostri autobus a idrogeno potranno visitare la città e i suoi dintorni».Il bus è l'anello finale di un processo che genera idrogeno attraverso l'elettrolisi, a partire da energia elettrica da fonti rinnovabili, in un processo a emissioni zero. «Non abbiamo ancora l'anello di partenza che andrà a chiudere la filiera pulita dell'idrogeno- continua Naso-. Manca infatti la centrale fotovoltaica che dovrà produrre l'energia necessaria per far funzionare l'elettrolizzatore». Le pratiche sono state però avviate e dovrebbero portare all'installazione di circa 13.000 metri quadrati di pannelli solari, in grado di produrre 1Mw di energia: quella necessaria a far percorrere agli autobus 200 chilometri all'anno. Oltre che con l'elettrolisi, nel polo di Civitavecchia si produrrà idrogeno dalle biomasse. Un diverso ciclo produttivo del quale è stato di recente concluso il progetto. Ora si attende di poter passare alla fase pratica.Obiettivo del polo è quello di porsi come nucleo propulsore di una nuova economia, oltre che come centro di ricerca e sviluppo. «Lo scopo è di creare un indotto intorno all'idrogeno- conclude Vincenzo Naso-. I frutti della nostra ricerca possono fare da stimolo per le piccole e medie imprese del territorio che potrebbero iniziare a produrre componenti utili nei processi legati a questo vettore energetico. Grazie al crescente ricorso alle celle a combustibile in applicazioni anche diverse dalla mobilità, comincia ad esistere un mercato legato all'idrogeno». Un mercato in cui il Lazio potrebbe svolgere un ruolo importante.

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

martedì 13 gennaio 2009

Bioenergie da expo

Da Italia Oggi

Veronafiere si dà alle bioenergie. E lo fa in grande stile, stringendo una maxi-alleanza con altre due aziende del settore per sviluppare scambi di conoscenze, unire risorse, organizzare eventi. Ma per Veronafiere è anche un'alleanza nel suo stile: visto che non rinuncia alla vocazione «internazionalista» che la caratterizza. E stavolta fa rotta sul Sudamerica. Meglio, su Brasile e Argentina, paesi chiave per lo sviluppo delle bioenergie. Ma andiamo al dunque. Nei giorni scorsi è nata a Saragozza (in Spagna) una nuova società, la «SVZ Fairs»: a costituirla sono Veronafiere, appunto, Feria de Zaragoza (protagonista dell'Expò internazionale 2008) e la Survey marketing & consulting, una società tedesca specializzata nell'organizzazione di eventi internazionali. Le quote di partecipazione sono paritetiche : tutti al 33,3%. E anche l'obiettivo è dichiarato: realizzare un progetto dedicato alle energie rinnovabili chiamato «R-energy». Inizialmente, camminerà su due gambe: due iniziative, una a Buenos Aires (10-12 giugno 2009) e l'altro a San Paolo (17-19 giugno 2009). Più in la è in agenda una terza edizione, in ottobre, in Turchia. Per il direttore generale Veronafiere, Giovanni Mantovani, «si tratta di un'iniziativa di forte impatto strategico, mai attuata nell'ambito fieristico internazionale, specie per le caratteristiche imprenditoriali degli attori». Target degli espositori e settori merceologici interessati sono già evidenti: macchinari, tecnologie e servizi nei comparti dell'energia eolica, idroelettrica e marina, energia solare (fotovoltaica, termica e termoelettrica), geotermia, energie rinnovabili da fonte agricola (biomasse, biogas, biocarburanti), idrogeno e waste to energy

giovedì 2 ottobre 2008

Il business del sole e del vento, sbarcano i fondi d´investimento

Ottocentocinquanta domande sulle scrivanie della Regione Puglia. Investimenti per circa 15 miliardi di euro. Alcuni tra i più grandi fondi di investimento mondiali che, tramite alcuni studi commerciali e legali più importanti d´Italia, sono pronti a investire. Passa da questi numeri il grande boom della Puglia in materia di energie rinnovabili: secondo gli ultimi studi è diventata la regione europea con la maggiore capacità attrattiva per gli investimenti sulle energie rinnovabili. «Il merito - dicono dalla Regione - è sicuramente delle caratteristiche fisiche del territorio. Esiste poi una legislazione precisa e rigorosa che dà certezza a chi decide di investire qui, piuttosto che in altre regioni». Esiste poi un problema puramente economico: in Italia vengono erogati i maggiori incentivi pubblici europei per chi decide di realizzare impianti di energie alternative. Significa che, a seconda del tipo di insediamento, il tempo di ammortamento dell´investimento varia dai quattro agli otto anni. Da un punto di vista strettamente finanziario, si tratta di un grande investimento.Da un ultimo studio di Nomisma, infatti, emerge che per ogni 100 euro che vengono incassati dalle aziende che producono energia, 66 sono certificati verdi, e cioè contributi statali. I produttori da fonte rinnovabile vendono infatti l´energia a un prezzo medio mensile che si aggira sui 6 centesimi di euro a kilowattora, ed in più incassano 12,5 centesimi per kilowattora dai certificati verdi. Ecco quindi che in Puglia sono sbarcati da tutta Europa i grandi fondi di investimento che, insieme ad altri privati, stanno presentando domande alla Regione. A oggi per il fotovoltaico le domande presentate sono 250, 165 delle quali annullate perché essendo sotto un megawatt sono state inviate direttamente ai comuni. Ne rimangono così 85, 15 delle quali sono già state autorizzate o si trovano in una fase avanzata dell´istruttoria. Una settantina, invece, le domande sulle biomasse, 16 già autorizzate o vicino a esserle. Infine l´eolico: più di 700 le istanze, 245 delle quali sono sospese perché presentate dopo la moratoria. Una cinquantina le pratiche che si trovano in stato avanzato. (Da Repubblica)

lunedì 29 settembre 2008

Dal rinnovabile almeno un quarto dell'energia

Dal rinnovabile il 25% dell'apporto energetico. È questo l'intendimento del governo che si pone l'obiettivo di aumentare la produzione energetica fornita dalle nuove fonti rinnovabili (eolico, solare e biomasse) e dalla geotermia compensando in tal modo la riduzione dell'apporto dell'energia idroelettrica.

sabato 20 settembre 2008

Dal rinnovabile almeno un quarto dell'energia

Dal rinnovabile il 25% dell'apporto energetico. È questo l'intendimento del governo che si pone l'obiettivo di aumentare la produzione energetica fornita dalle nuove fonti rinnovabili (eolico, solare e biomasse) e dalla geotermia compensando in tal modo la riduzione dell'apporto dell'energia idroelettrica. A fare il punto sul bisogno energetico italiano è stato Ugo Martinat, sottosegretario al ministero dello sviluppo economico, ieri alla fiera del Levante di Bari