Lo sport come occasione per richiamare l'attenzione su parchi e aree naturali protette e sul tema della conservazione della biodiversita'. E' questo l'obiettivo del progetto della Regione Umbria "Parchi Attivi" che, realizzato dagli assessorati all'Ambiente e al Turismo della Regione e dal consorzio Itaca, unisce promozione turistica e attenzione verso le aree che necessitano di un'attenta valorizzazione soprattutto rispetto alla sostenibilita'.
"Vogliamo proporre ai tour operator e a tutti gli amanti della natura un pacchetto turistico innovativo - dichiara Paolo Papa, dirigente dell'ufficio Parchi e Aree Protette della Regione - Grazie all'ausilio di un portale web e di tutte le possibilita' offerte dai social media marketing sara' possibile, infatti, scoprire in tempo reale la fitta rete di eventi e manifestazioni che animano i parchi e, quindi, viverli in maniera diversa". Si tratta, aggiunge Papa, "di mettere in rete i sette parchi regionali piu' uno nazionale e far si che ogni parco si specializzi in un determinato sport a seconda della propria vocazione e in relazione alla propria struttura".
Escursioni, trekking, ippoturismo, voli in deltaplano, nordik walking, vela, rafting fino al tarzaning, ma anche degustazioni a base di prodotti tipi locali e seminari, e' quanto prevede la fase operativa del progetto. In un momento successivo, infatti, uno specifico vademecum descrivera' non solo la flora e la fauna caratterizzanti il territorio considerato, ma anche le azioni preventive utili per la salvaguardia degli ecosistemi attraversati durante lo svolgimento delle specifiche attivita'.
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giovedì 13 settembre 2012
giovedì 28 ottobre 2010
Lombardia: un territorio da tutelare
Tutelare le tipicità del territorio, rilanciare il turismo e favorire la riscoperta delle bellezze naturali di cui la Lombardia è ricca. Sono queste le principali richieste presentate all'assessore ai Sistemi verdi e Paesaggio della Regione Lombardia Alessandro Colucci, in occasione della terza tappa degli Stati generali dedicata ai Parchi montani (Orobie bergamasche e Colli di Bergamo, Alto Garda, Grigna settentrionale, Adamello e Orobie valtellinesi). La Lombardia vanta caratteristiche che la rendono un "unicum" nello scenario mondiale: è il punto più a nord del mondo dove si producono i capperi, ma è anche il luogo dove crescono piante e fiori come i limoni, l'agave e la stella alpina.
E' l'unica regione italiana che può vantare, proprio all'interno di uno di questi Parchi (quello delle Orobie bergamasche) una vera e propria Cattedrale vegetale interamente costruita con legno, chiodi e corde secondo l'antica arte dell'intreccio. Una cattedrale a 5 navate e 42 colonne costruita con 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6 mila metri di rami di nocciolo e 42 piante ai piedi del Monte Arera a Oltre Il Colle (Bg) a 1.200 metri di altitudine, realizzata da Giuliano Mauri, artista di fama internazionale.
"Regione Lombardia - ha detto l'assessore Colucci - vuole creare un collegamento tra le aree protette, per fare in modo che tutti i Lombardi possano conoscerle e diventarne così orgogliosi e soprattutto testimoni. La Lombardia offre possibilità diverse e fantastiche che spesso sono poco conosciute. E, proprio per fare in modo che tutti possano conoscere le nostre eccellenze, è quanto mai necessario lavorare insieme ascoltando il territorio".
"Tutto questo ovviamente - ha concluso Colucci - deve essere fatto avendo sempre ben presente che la salvaguardia dell'ambiente deve rimanere la priorità".
(Lombardia Notizie)
E' l'unica regione italiana che può vantare, proprio all'interno di uno di questi Parchi (quello delle Orobie bergamasche) una vera e propria Cattedrale vegetale interamente costruita con legno, chiodi e corde secondo l'antica arte dell'intreccio. Una cattedrale a 5 navate e 42 colonne costruita con 1.800 pali di abete, 600 rami di castagno, 6 mila metri di rami di nocciolo e 42 piante ai piedi del Monte Arera a Oltre Il Colle (Bg) a 1.200 metri di altitudine, realizzata da Giuliano Mauri, artista di fama internazionale.
"Regione Lombardia - ha detto l'assessore Colucci - vuole creare un collegamento tra le aree protette, per fare in modo che tutti i Lombardi possano conoscerle e diventarne così orgogliosi e soprattutto testimoni. La Lombardia offre possibilità diverse e fantastiche che spesso sono poco conosciute. E, proprio per fare in modo che tutti possano conoscere le nostre eccellenze, è quanto mai necessario lavorare insieme ascoltando il territorio".
"Tutto questo ovviamente - ha concluso Colucci - deve essere fatto avendo sempre ben presente che la salvaguardia dell'ambiente deve rimanere la priorità".
(Lombardia Notizie)
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giovedì 9 settembre 2010
Lodi: nuove piste ciclabili
E' stata recentmente firmata alla Provincia di Lodi, la convenzione per l'utilizzo degli argini del fiume Po e dei suoi affluenti, diretti nella provincia, come piste ciclabili.
L'accordo porta la firma di Regione Lombardia, dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo) e della stessa Provincia di Lodi. I manufatti, utilizzati per difesa idraulica, si estendono dai fiumi Lambro e Adda e toccano tutti i Comuni che vanno da Orio Litta fino a Maleo. Intervenendo dopo la firma del documento, a cui erano presenti i sindaci dei Comuni e gli amministratori provinciali, l'assessore al Territorio e Urbanistica Daniele Belotti ha detto: "Con questa convenzione Regione Lombardia, Aipo, Provincia di Lodi e gli Enti locali, applicando prima di tutto il buon senso, hanno risolto gli enormi disagi causati, soprattutto ai residenti, dal divieto di transito sugli argini, trasformando così una criticità in un'opportunità per tutto il territorio".
"Un'operazione intelligentemente coordinata - ha aggiunto Belotti - con la quale si è riusciti a coniugare e soddisfare esigenze di messa in sicurezza degli argini e di prevenzione, da una parte, e valorizzazione del territorio, sia a fini turistici che ludici, dall'altra".
"Il sistema ciclopedonale, infatti, - ha proseguito Belotti - consentirà anche il collegamento fra gli innumerevoli elementi culturali di pregio e chiese, palazzi, cascine - di cui la provincia di Lodi è ricca e che sono in molti casi inseriti in ambiti urbanizzati - e il sistema ambientale paesistico dei fiumi Po e Lambro e di tutta la pianura".
"Sono certo - ha concluso l'assessore - che l'apertura di questi nuovi percorsi ciclo-pedonali conferirà a questa zona della pianura lombarda, già molto apprezzata e conosciuta per le sue caratteristiche naturalistico-ambientali e paesaggistiche di alto pregio, un ulteriore elemento di attrattività per tutti quei turisti italiani e stranieri che vorranno visitare la nostra regione. Un'iniziativa vincente che potrà costituire un importante precedente da replicare in altre situazioni analoghe". All'incontro ha partecipato anche Andrea Gibelli, vice presidente di Regione Lombardia. "La convenzione firmata oggi - ha spiegato l'assessore all'Industria e Artigiano - va nella direzione di riprogettazione del territorio, in modo da far utilizzare al cittadino anche queste zone".
"Serve - ha aggiunto Gibelli - una stratificazione dell'opportunità utile anche da esportare in altre zone della regione". Gibelli ha fatto riferimento anche al cosiddetto "turismo della fede", che in altre parti d'Europa è stato trasformato in ottime opportunità anche dal punto di vista economico.
(Lombardia Notizie)
L'accordo porta la firma di Regione Lombardia, dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo) e della stessa Provincia di Lodi. I manufatti, utilizzati per difesa idraulica, si estendono dai fiumi Lambro e Adda e toccano tutti i Comuni che vanno da Orio Litta fino a Maleo. Intervenendo dopo la firma del documento, a cui erano presenti i sindaci dei Comuni e gli amministratori provinciali, l'assessore al Territorio e Urbanistica Daniele Belotti ha detto: "Con questa convenzione Regione Lombardia, Aipo, Provincia di Lodi e gli Enti locali, applicando prima di tutto il buon senso, hanno risolto gli enormi disagi causati, soprattutto ai residenti, dal divieto di transito sugli argini, trasformando così una criticità in un'opportunità per tutto il territorio".
"Un'operazione intelligentemente coordinata - ha aggiunto Belotti - con la quale si è riusciti a coniugare e soddisfare esigenze di messa in sicurezza degli argini e di prevenzione, da una parte, e valorizzazione del territorio, sia a fini turistici che ludici, dall'altra".
"Il sistema ciclopedonale, infatti, - ha proseguito Belotti - consentirà anche il collegamento fra gli innumerevoli elementi culturali di pregio e chiese, palazzi, cascine - di cui la provincia di Lodi è ricca e che sono in molti casi inseriti in ambiti urbanizzati - e il sistema ambientale paesistico dei fiumi Po e Lambro e di tutta la pianura".
"Sono certo - ha concluso l'assessore - che l'apertura di questi nuovi percorsi ciclo-pedonali conferirà a questa zona della pianura lombarda, già molto apprezzata e conosciuta per le sue caratteristiche naturalistico-ambientali e paesaggistiche di alto pregio, un ulteriore elemento di attrattività per tutti quei turisti italiani e stranieri che vorranno visitare la nostra regione. Un'iniziativa vincente che potrà costituire un importante precedente da replicare in altre situazioni analoghe". All'incontro ha partecipato anche Andrea Gibelli, vice presidente di Regione Lombardia. "La convenzione firmata oggi - ha spiegato l'assessore all'Industria e Artigiano - va nella direzione di riprogettazione del territorio, in modo da far utilizzare al cittadino anche queste zone".
"Serve - ha aggiunto Gibelli - una stratificazione dell'opportunità utile anche da esportare in altre zone della regione". Gibelli ha fatto riferimento anche al cosiddetto "turismo della fede", che in altre parti d'Europa è stato trasformato in ottime opportunità anche dal punto di vista economico.
(Lombardia Notizie)
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martedì 11 maggio 2010
Per uno sviluppo eco-sostenibile del Delta del Po
Si è appena chiuso a Comacchio il seminario "Turismo Mobilità Ambiente - Sviluppo sostenibile nell’area del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna", organizzato per promuovere il progetto "Ecorutour - Turismo rurale eco-compatibile in aree protette per uno sviluppo sostenibile a zero emissione di gas ad effetto serra".
Il progetto è cofinanziato dal programma europeo Life+ e coordinato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Arpa Emilia-Romagna e Arsial Lazio.
All’incontro, promosso dall’assessorato Turismo e commercio della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con i partner di progetto, hanno partecipato enti locali, imprese turistiche e della ristorazione dell’area del Parco.
Il progetto è cofinanziato dal programma europeo Life+ e coordinato dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione con Arpa Emilia-Romagna e Arsial Lazio.
All’incontro, promosso dall’assessorato Turismo e commercio della Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con i partner di progetto, hanno partecipato enti locali, imprese turistiche e della ristorazione dell’area del Parco.
martedì 10 febbraio 2009
Il turismo dà una mano allo sviluppo sostenibile
Lo sviluppo sostenibile passa anche attraverso il turismo. Il mercato dell’ospitalità e dei viaggi deve rappresentare uno strumento di crescita economia e sociale, sostengono fior di scienziati di tutto il mondo che si sono riuniti a discutere di questo tema a un convegno internazionale organizzato dall’IbimetCnr, a Montecatini terme. Monitoring and Management of Visitor Flows in Recreational and Protected Areas, questa il tema del convegno, è stata l’occasione per lanciare una serie di proposte sul monitoraggio e gestione dei flussi turistici nelle aree protette. Turismo sostenibile non vuol dire solo turismo "verde", in forte crescita nel nostro paese, ma molto di più: un progetto globale complessivo che va dalle politiche di gestione dei flussi turistici fino al rilancio e rispetto delle economie locali. All’avanguardia in questo scenario è il Trentino, unica provincia ad aver reso disponibile una banca dati in un arco temporale piuttosto ampio, dal 1982 ad oggi. Un monitoraggio che ha reso possibile analizzare il rapporto tra le presenze di turisti nel periodo invernale e l’andamento meteo degli ultimi 20 anni: comparando i dati di temperatura, profondità media della neve e flusso turistico si è notata una media tra le temperature massime della stagione e l’arrivo dei visitatori, nel senso che più l’aria è calda minore è l’afflusso turistico. Questo studio potrebbe servire, ad esempio, a pianificare le possibilità di crescita di alcune stazioni sciistiche. Se, come pare, nei mesi di marzo e aprile le temperature tendono a salire molto e la copertura nevosa a ridursi notevolmente, evidenziando una diminuzione degli sciatori. Il buon senso, è il messaggio ‘sostenibile’ dei ricercatori Ibimet, suggerirebbe cautela negli investimenti per nuove stazioni sciistiche intorno ai mille metri perché sarebbero a rischio di operatività, soprattutto nella seconda metà della stagione. (da Affari & Finanza)
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
mercoledì 21 gennaio 2009
L’energia solare offerta a 8 comuni delel Valli Tortonesi
Da La Stampa
Energia solare per otto comuni tra la valli Curone, Grue e Ossona. Lo promuove la Comunità Montana attraverso la consulenza del «Solar Technology Group», associazione senza scopo di lucro che dal 1995 si occupa di ricerca nel campo delle energie rinnovabili con attenzione all’energia fotovoltaica. Spiegano da San Sebastiano Curone: «L'obiettivo del progetto “Fotovoltai-co in Comune” è la realizzazione di impianti fotovoltaici in siti di proprietà di enti pubblici della Comunità Montana facilitandone l'iter con servizi che non gravino sui bilanci comunali». La ditta incaricata ha già raccolto i dati dai comuni per valutare dove sarà conveniente installare gli impianti. Gli enti che aderiranno stipuleranno un contratto con il gestore della rete e godranno di incentivi statali. Oltre alla produzione e al consumo di energia pulita, per i comuni ci sarà la possibilità di un risparmio in bolletta. Se la produzione di elettricità sarà superiore al consumo ci sarà anche un ricavo. Nella fase successiva si procederà allo studio di fattibilità. In totale, il progetto, esclusa la fase di installazione, costerà circa 40 mila euro, sostenuti in gran parte dalla Comunità Montana. Una proposta, quella del fotovoltaico, che a San Sebastiano considerano «positiva anche dal punto di vista dell'immagine turistica e agro-produttiva del territorio».
Energia solare per otto comuni tra la valli Curone, Grue e Ossona. Lo promuove la Comunità Montana attraverso la consulenza del «Solar Technology Group», associazione senza scopo di lucro che dal 1995 si occupa di ricerca nel campo delle energie rinnovabili con attenzione all’energia fotovoltaica. Spiegano da San Sebastiano Curone: «L'obiettivo del progetto “Fotovoltai-co in Comune” è la realizzazione di impianti fotovoltaici in siti di proprietà di enti pubblici della Comunità Montana facilitandone l'iter con servizi che non gravino sui bilanci comunali». La ditta incaricata ha già raccolto i dati dai comuni per valutare dove sarà conveniente installare gli impianti. Gli enti che aderiranno stipuleranno un contratto con il gestore della rete e godranno di incentivi statali. Oltre alla produzione e al consumo di energia pulita, per i comuni ci sarà la possibilità di un risparmio in bolletta. Se la produzione di elettricità sarà superiore al consumo ci sarà anche un ricavo. Nella fase successiva si procederà allo studio di fattibilità. In totale, il progetto, esclusa la fase di installazione, costerà circa 40 mila euro, sostenuti in gran parte dalla Comunità Montana. Una proposta, quella del fotovoltaico, che a San Sebastiano considerano «positiva anche dal punto di vista dell'immagine turistica e agro-produttiva del territorio».
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mercoledì 17 dicembre 2008
Le miniere del Chiapas
I«danni collaterali di tipo ambientale» provocati dall'industria mineraria sono il prezzo da pagare per lo sviluppo economico delle regioni montagnose dello stato, dichiarava giorni fa un alto funzionario del governo statale del Chiapas, in Messico. Gli abitanti della Sierra Madre la pensano diversamente: dal mese di ottobre moltiplicano sit-in, marce e campagne controinformative contro le imprese minerarie canadesi e statunitensi che hanno avviato sondaggi geologici ed estrazioni minerarie in quelle terre.Secondo il governo dello stato meridionale messicano, sono in vigore 55 permessi per l'esplorazione mineraria, la maggior parte dei quali scade nel 2056. Di questi, una ventina sono concessioni a imprese prestanome messicane, e permettono l'estrazione di oro, argento, piombo, titanio, zinco, ferro, rame, antimonio, molibdeno, tungsteno. Il territorio interessato include diciannove municipi, fra cui Chicomuselo, Siltepec e Motozintla della zona montagnosa centrale, catalogata ad alto rischio di smottamenti, e i municipi spesso alluvionati di Pichucalco, Rayon, Tecpatan, Coapilla e Huixtlan. Gli abitanti del eijdo di Las Nubes, ai bordi della foresta umida, da tempo si oppongono alla miniera d'oro in Siltepec, preoccupati per la contaminazione di cianuro. A qualche chilometro, in Toquian Grande, è nato un comitato di lotta contro la compagnia mineraria canadese Blackfire Exploration; qui i campesinos hanno denunciato il tentativo di criminalizzarli associandoli a uno sconosciuto e sedicente movimento guerrigliero «Esercito dei Popoli Indigeni». Temono l'installazione di un accampamento militare nella zona, solo perché di oppongono alla costruzione di una strada asfaltata di accesso alla miniera che altererá per sempre i delicati ecosistemi forestali di cui loro vivono. Secondo il «Fronte regionale contro le privatizzazioni», le autorità ambientali «continuano a permettere che le imprese di estrazione del legname distruggano la natura e siano complici dello sfruttamento minerario, che finirá per distruggere completamente le nostre acque ed i nostri coltivi tradizionali, lasciandoci cosí ancora piú esposti alla povertá e alla contaminazione». In Chiapas esiste una tradizione mineraria preispanica, spesso sfruttata dai tour opertor e rispolverata da operatori locali. Di recente a Simojovel, in Chiapas, i tunnel di una vecchia miniera artigianale per estarre ambra fossile sono collassati a 30 metri di profonditá, con un saldo di 2 indigeni morti. Nella zona i piccoli proprietari affittano a prezzi modici il sottosuolo ai minatori indigeni poveri. La preziosa resina fossile è venduta, giá tagliata e incastonata, fino a 1.900 dollari, mentre un minatore guadagna al massimo 28 dollari per 100 grammi di ambra estratta.Come conciliare l'attivitá di estrazione con lo sviluppo di economie locali? In Chiapas, l'ecoturismo e il turismo culturale, la coltivazione del caffé biologico, l'artigianato indigeno, il microcommercio di spezie ed erbe medicinali sono ormai da anni pratiche correnti, mentre i programmi ufficiali puntano su uno sviluppo «sostenibile» costruito sull'allevamento, la depredazione delle risorse idriche da parte delle industrie delle bibite Pepsi e Coca e sull'estrazione forestale e mineraria. Un possibile modello di estrazione mineraria sostenibile esiste: è praticato in casi ancora rari, in Chiapas e in Oaxaca, dove le popolazioni locali sono consultate e coinvolte nel processo di inventario delle risorse e guadagnano una percentuale sull'estrazione, con opere di rimboschimento e risistemazione del territorio. (da Il Manifesto)
venerdì 12 dicembre 2008
Le 30 aziende della tipicità
L'agricoltura italiana prende le distanze dagli scandali alimentari e ribadisce il suo ruolo di protagonista dello sviluppo sostenibile. Nel quadro di una politica comunitaria che premia sempre di più la multifunzionalità dell'azienda agricola, non solo produttrice di beni ma anche di servizi alla colettività. La priorità viene data quindi alla funzione dell'impresa come presidio del territorio, del paesaggio, della qualità ambientale, del patrimonio dei prodotti tipici e delle tradizioni rurali. In questo contesto la Cia, Confederazione italiana agricoltori, ha assegnato il premio «Bandiera verde agricoltura», alla sua quinta edizione, alle 30 aziende più virtuose, che si sono distinte nel 2008, e a Comuni e parchi che hanno puntato su progetti innovativi. La cerimonia si è svolta ieri a Roma, al Campidoglio.«Un premio che vuole essere un riconoscimento – spiega il presidente della Cia, Giuseppe Politi – verso chi, agricoltore, cooperativa, Comune, Provincia o Comunità montana, s'impegna per tutelare e valorizzare l'habitat naturale, attraverso comportamenti virtuosi, orientati a un vero e proprio sviluppo compatibile. Insomma, vogliamo premiare tutte le azioni svolte a favore dell'agricoltura, dell'ambiente, del territorio, della ruralità, dell'uso razionale del suolo, nonché delle tipicità agricole ed enogastronomiche locali e tradizionali».Dall'agricoltura biologica, alle fattorie didattiche, dalla valorizzazione di varietà tradizionali alla scoperta di nuove nicchie di mercato, la Cia ha voluto dare risalto a iniziative imprenditoriali che fanno anche da volano economico per un settore in cui è sempre più difficlie far quadrare i bilanci aziendali. Tutti questi comportamenti virtuosi, sostiene l'organizzazione agricola, possono mettere in moto un giro d'affari di almeno due miliardi di euro l'anno. Un business fatto di produzioni tipiche, biologiche e legate al territorio, di turismo e di valorizzazione dell'ambiente. «L'obiettivo del premio è, dunque, quello di far emergere un'Italia rurale e agricola – conclude Politi – che racchiude un patrimonio inestimabile, spesso nascosto, non solo composto da produzioni a denominazioni d'origine (Dop, Igp e Stg), ma anche da una serie di elementi ed azioni che si fondano sul lavoro, la qualità, la tutela e la conservazione di tradizioni millenarie, atteggiamenti e comportamenti, dove la sapiente mano dell'uomo è predominante ». (tratto da Il Sole 24 ore)
lunedì 24 novembre 2008
Spagna, ora il modello è Al Gore
Finita la spinta dell’immobiliare, il Paese punta sulle rinnovabili, dice il Corriere Economia.
I l mattone si è rivelato fragile. E inaspettatamente insidioso: la scatenata economia spagnola, da 14 anni alla rincorsa delle più abbienti e navigate coinquiline d'Europa, è inciampata nella bolla immobiliare. Anche l'asfalto si è fatto scivoloso e sembra aver quasi esaurito le potenzialità del suolo iberico; e duemila chilometri di rotaie ad alta velocità, invidia di tutto il vecchio continente, dopo aver trasportato la Spagna a 300 all'ora nel progresso, non sono bastati a farla fuggire dai morsi della recessione. Che qui ancora (per poco) si chiama «frenazo», la frenata. Tanto brusca e scomposta quanto alta era la forza propulsiva, ma non proprio uno schianto in corsa. Il sistema creditizio pare ancora sano, grazie a una politica super prudente, e non si parla di banche sull'orlo del fallimento. Anzi, nonostante il potente mal di mare in Borsa, quest'anno il Banco Santander ha migliorato i suoi utili del 15,8%, il Bbva del 9,1%, la Caixa del 18,9%. Il pilastro dell'edilizia ha ceduto, però ha insegnato alla Spagna a non concentrare sforzi e risorse soltanto in un paio di settori: costruzione e turismo, che con un'esagerata offerta di lavoro hanno attratto molti degli studenti persi dalle scuole negli anni scorsi (il 31% degli iscritti), lasciandoli poi disoccupati. La lezione sta già dando i suoi frutti, appesi all'albero di un'economia che sa di dover diventare molto più produttiva e competitiva, soprattutto in materia di trasporti, servizi postali e professionali: si chiamano innovazione, ricerca scientifica applicata all'industria, ponti fra università e aziende, energie rinnovabili, espansione internazionale delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, esportazioni. In Europa, segnala William Chislett, analista del Real Instituto Escano, soltanto la Spagna eguaglia il Regno Unito con tre scuole di economie di alto livello riconosciuto internazionalmente, come IE, Iese ed Esade, fucine di futuri dirigenti. La ripresa passerà da qui. Se tra i motori spagnoli che continuano a girare a pieno regime, gli analisti non dimenticano il settore alberghiero (Sol Melia e NH), energetico (Repsol, Gas Natural, Iberdrola, Endesa, Union Fenosa), tessile (Inditex, Mango) o della grande distribuzione (Mondragon e Corte Inglès), alimentare (Sos, Pascual), la nuova scommessa dell'orgoglio iberico risiede nella capacità di diversificare e di scommettere sulle energie rinnovabili: Acciona ha anticipato il crack del mattone, trasformandosi nel maggior «coltivatore» di parchi eolici al mondo, con 5.000 Megawatt già installati e altri 15.000 in programma. A Siviglia la bandiera di Abengoa, impresa famigliare di Felipe Benjumea, fondata 67 anni fa per produrre contatori elettrici, sventola sul cantiere dell'avveniristica installazione di Solucar, un miliardo e 200 milioni di euro per 300 Megawatt di energia solare, e un'estensione pari a mille campi di calcio, sufficiente al fabbisogno elettrico di mezzo milione di abitanti. Un'altra di dimensione analoghe è stata commissionata all'azienda, che conta sulla compartecipazione dell'ex vicepresidente Usa, Al Gore, nel deserto dell'Arizona. Per uscire dalla crisi forse ci vorrà un po' di più dell'anno e mezzo che ha messo in conto il presidente del governo, José Luis Rodriguez Zapatero. Forse qualcosa meno dei tre che pronosticano le cassandre, impressionate dal tasso di disoccupazione, già al 12%, e destinato ad arrivare rapidamente al 15%. Senza sommerso, però, come in paesi, Italia inclusa, che ne dichiara la metà. L'Indice globale di competitività del World Economic Forum colloca la Spagna al 29esimo posto in una classifica di 134 paesi. Troppo poco per l'ottava potenza economica mondiale, mal piazzata anche nel ranking delle nazioni con cui fare affari (49esima su 181, secondo la Banca Mondiale), avviare un'attività (140esima), ottenere protezione come investitori (88esima).
I l mattone si è rivelato fragile. E inaspettatamente insidioso: la scatenata economia spagnola, da 14 anni alla rincorsa delle più abbienti e navigate coinquiline d'Europa, è inciampata nella bolla immobiliare. Anche l'asfalto si è fatto scivoloso e sembra aver quasi esaurito le potenzialità del suolo iberico; e duemila chilometri di rotaie ad alta velocità, invidia di tutto il vecchio continente, dopo aver trasportato la Spagna a 300 all'ora nel progresso, non sono bastati a farla fuggire dai morsi della recessione. Che qui ancora (per poco) si chiama «frenazo», la frenata. Tanto brusca e scomposta quanto alta era la forza propulsiva, ma non proprio uno schianto in corsa. Il sistema creditizio pare ancora sano, grazie a una politica super prudente, e non si parla di banche sull'orlo del fallimento. Anzi, nonostante il potente mal di mare in Borsa, quest'anno il Banco Santander ha migliorato i suoi utili del 15,8%, il Bbva del 9,1%, la Caixa del 18,9%. Il pilastro dell'edilizia ha ceduto, però ha insegnato alla Spagna a non concentrare sforzi e risorse soltanto in un paio di settori: costruzione e turismo, che con un'esagerata offerta di lavoro hanno attratto molti degli studenti persi dalle scuole negli anni scorsi (il 31% degli iscritti), lasciandoli poi disoccupati. La lezione sta già dando i suoi frutti, appesi all'albero di un'economia che sa di dover diventare molto più produttiva e competitiva, soprattutto in materia di trasporti, servizi postali e professionali: si chiamano innovazione, ricerca scientifica applicata all'industria, ponti fra università e aziende, energie rinnovabili, espansione internazionale delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, esportazioni. In Europa, segnala William Chislett, analista del Real Instituto Escano, soltanto la Spagna eguaglia il Regno Unito con tre scuole di economie di alto livello riconosciuto internazionalmente, come IE, Iese ed Esade, fucine di futuri dirigenti. La ripresa passerà da qui. Se tra i motori spagnoli che continuano a girare a pieno regime, gli analisti non dimenticano il settore alberghiero (Sol Melia e NH), energetico (Repsol, Gas Natural, Iberdrola, Endesa, Union Fenosa), tessile (Inditex, Mango) o della grande distribuzione (Mondragon e Corte Inglès), alimentare (Sos, Pascual), la nuova scommessa dell'orgoglio iberico risiede nella capacità di diversificare e di scommettere sulle energie rinnovabili: Acciona ha anticipato il crack del mattone, trasformandosi nel maggior «coltivatore» di parchi eolici al mondo, con 5.000 Megawatt già installati e altri 15.000 in programma. A Siviglia la bandiera di Abengoa, impresa famigliare di Felipe Benjumea, fondata 67 anni fa per produrre contatori elettrici, sventola sul cantiere dell'avveniristica installazione di Solucar, un miliardo e 200 milioni di euro per 300 Megawatt di energia solare, e un'estensione pari a mille campi di calcio, sufficiente al fabbisogno elettrico di mezzo milione di abitanti. Un'altra di dimensione analoghe è stata commissionata all'azienda, che conta sulla compartecipazione dell'ex vicepresidente Usa, Al Gore, nel deserto dell'Arizona. Per uscire dalla crisi forse ci vorrà un po' di più dell'anno e mezzo che ha messo in conto il presidente del governo, José Luis Rodriguez Zapatero. Forse qualcosa meno dei tre che pronosticano le cassandre, impressionate dal tasso di disoccupazione, già al 12%, e destinato ad arrivare rapidamente al 15%. Senza sommerso, però, come in paesi, Italia inclusa, che ne dichiara la metà. L'Indice globale di competitività del World Economic Forum colloca la Spagna al 29esimo posto in una classifica di 134 paesi. Troppo poco per l'ottava potenza economica mondiale, mal piazzata anche nel ranking delle nazioni con cui fare affari (49esima su 181, secondo la Banca Mondiale), avviare un'attività (140esima), ottenere protezione come investitori (88esima).
venerdì 3 ottobre 2008
Un'agenzia per lanciare l'Africa
Lo sviluppo del turismo in Africa e le ricadute positive per Europa, Italia e Sicilia: è il tema della seconda edizione del forum, che si svolge in questi giorni a Taormina, promosso dalla Fondazione Banco di Sicilia e realizzato da The European house-Ambrosetti. Tra i temi sul tavolo, la creazione di un'agenzia (Global action) per attrarre investimenti nel settore turistico nel continente africano. Questo attraverso la valorizzazione delle valenze storico-culturali, l'individuazione di circuiti e progetti innovativi in chiave culturale, l'implementazione di modelli di sviluppo sostenibile.
mercoledì 24 settembre 2008
Ecoaeroporti?
Notizia tratta dal quotidiano Il manifesto
La prima notizia è che l'Ecuador costruirà alle isole Galápagos «il primo aeroporto ecologico al mondo», con 20,4 milioni di dollari. La costruzione sarà con materiali ecologici. Si ricorrerà all'energia elettrica e solare. I locali saranno raffrescati dal vento anziché dall'energivora aria condizionata. Eccetera. Le Galápagos sono patrimonio naturale dell'umanità dal 1978 (per l'Unesco) e nel 2007 sono state dichiarate a rischio a causa dell'invasione di specie non autoctone e del turismo: aviotrasportato, s'intende. Transitano per i due aeroporti delle isole, che emergono a 1.000 chilometri dalla costa ecuadoriana, 140mila turisti all'anno. Nemmeno la conversione ecologista di tutti gli aeroporti del mondo, però, farà diventare sostenibile (e silenziosa e non cementificante) l'attività del volo umano. Questa falsa democrazia del movimento - falsa: solo un ventesimo dei terrestri vola ha pesanti impatti sul clima, sull'inquinamento atmosferico, sulla cementificazione del territorio. «Terra terra» ha sottolineato più volte che il settore dell'aviazione civile è di gran lunga sovradimensionato rispetto a quello che permetterebbe un futuro sostenibile, equo e (dunque) con meno combustibili fossili. Una riconversione anche occupazionale dell'aviazione si impone; a cominciare dai low cost che hanno fatto volare la domanda di volare. Ed ecco l'altra notizia. Aviation Environment Federation, coalizione inglese di associazioni e movimenti, membro del coordinamento europeo Transport and Environment (T&E), ha rivelato il contenuto di uno studio dal titolo 'Trends in Global Noise and Emissions from Commercial Aviation 2000-2025' (Evoluzioni nell'inquinamento globale e nelle emissioni da parte dell'aviazione commerciale) preparato da quattro centri di ricerca finanziati da governi, e fra questi Eurocontrol e il Dipartimento statunitense di trasporti. In questa ufficialità sta uno degli aspetti importanti della ricerca, nella quale trovano conferma i tanti allerta lanciati da studi considerati di parte ecologista. Un altro aspetto interessante dello studio è che... non è mai stato pubblicato. Forse perché prevede che di questo passo le emissioni di anidride carbonica nei voli civili cresceranno dal loro attuale livello di 670 milioni di tonnellate a 1,48 miliardi di tonnellate nel 2025 e che se si arriverà a tanto, si rientrerà nel peggiore fra gli scenari di emissione indicati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change. Il rapporto guarda poi oltre la CO2 per indicare altri aspetti dell'impatto climatico (in particolare gli ossidi di azoto in alta quota). Come contrastare questo scenario? L'Icao (Organizzazione internazionale per l'aviazione civile) è inerte. Il Parlamento Europeo a luglio ha deliberato di includere finalmente il settore aereo nello schema dello scambio di emissioni (Emission Trading Scheme); insomma di obbligare finalmente a calcolare e «prezzare» le emissioni di questo settore economico. Ma secondo gli attivisti di T&E la novità non ridurrà quasi per nulla l'impatto climatico dell'aviazione. I permessi di emettere CO2 saranno acquistati presso gli altri settori economici e a poco prezzo. E anche se saranno introdotti modelli più efficienti (lasciando da parte le fantasie degli aerei solari o a idrogeno), la fanatica crescita nel numero di voli annullerà ogni risparmio di emissioni. Un ostacolo obtorto collo per il settore è ora il prezzo del petrolio. Ma ridurrebbero la crescita dei voli soprattutto la tassazione sul kerosene avio (ora non esiste) e limiti vincolanti alle emissioni.
La prima notizia è che l'Ecuador costruirà alle isole Galápagos «il primo aeroporto ecologico al mondo», con 20,4 milioni di dollari. La costruzione sarà con materiali ecologici. Si ricorrerà all'energia elettrica e solare. I locali saranno raffrescati dal vento anziché dall'energivora aria condizionata. Eccetera. Le Galápagos sono patrimonio naturale dell'umanità dal 1978 (per l'Unesco) e nel 2007 sono state dichiarate a rischio a causa dell'invasione di specie non autoctone e del turismo: aviotrasportato, s'intende. Transitano per i due aeroporti delle isole, che emergono a 1.000 chilometri dalla costa ecuadoriana, 140mila turisti all'anno. Nemmeno la conversione ecologista di tutti gli aeroporti del mondo, però, farà diventare sostenibile (e silenziosa e non cementificante) l'attività del volo umano. Questa falsa democrazia del movimento - falsa: solo un ventesimo dei terrestri vola ha pesanti impatti sul clima, sull'inquinamento atmosferico, sulla cementificazione del territorio. «Terra terra» ha sottolineato più volte che il settore dell'aviazione civile è di gran lunga sovradimensionato rispetto a quello che permetterebbe un futuro sostenibile, equo e (dunque) con meno combustibili fossili. Una riconversione anche occupazionale dell'aviazione si impone; a cominciare dai low cost che hanno fatto volare la domanda di volare. Ed ecco l'altra notizia. Aviation Environment Federation, coalizione inglese di associazioni e movimenti, membro del coordinamento europeo Transport and Environment (T&E), ha rivelato il contenuto di uno studio dal titolo 'Trends in Global Noise and Emissions from Commercial Aviation 2000-2025' (Evoluzioni nell'inquinamento globale e nelle emissioni da parte dell'aviazione commerciale) preparato da quattro centri di ricerca finanziati da governi, e fra questi Eurocontrol e il Dipartimento statunitense di trasporti. In questa ufficialità sta uno degli aspetti importanti della ricerca, nella quale trovano conferma i tanti allerta lanciati da studi considerati di parte ecologista. Un altro aspetto interessante dello studio è che... non è mai stato pubblicato. Forse perché prevede che di questo passo le emissioni di anidride carbonica nei voli civili cresceranno dal loro attuale livello di 670 milioni di tonnellate a 1,48 miliardi di tonnellate nel 2025 e che se si arriverà a tanto, si rientrerà nel peggiore fra gli scenari di emissione indicati dall'Intergovernmental Panel on Climate Change. Il rapporto guarda poi oltre la CO2 per indicare altri aspetti dell'impatto climatico (in particolare gli ossidi di azoto in alta quota). Come contrastare questo scenario? L'Icao (Organizzazione internazionale per l'aviazione civile) è inerte. Il Parlamento Europeo a luglio ha deliberato di includere finalmente il settore aereo nello schema dello scambio di emissioni (Emission Trading Scheme); insomma di obbligare finalmente a calcolare e «prezzare» le emissioni di questo settore economico. Ma secondo gli attivisti di T&E la novità non ridurrà quasi per nulla l'impatto climatico dell'aviazione. I permessi di emettere CO2 saranno acquistati presso gli altri settori economici e a poco prezzo. E anche se saranno introdotti modelli più efficienti (lasciando da parte le fantasie degli aerei solari o a idrogeno), la fanatica crescita nel numero di voli annullerà ogni risparmio di emissioni. Un ostacolo obtorto collo per il settore è ora il prezzo del petrolio. Ma ridurrebbero la crescita dei voli soprattutto la tassazione sul kerosene avio (ora non esiste) e limiti vincolanti alle emissioni.
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martedì 16 settembre 2008
Mantova scommette sull'acqua per rilanciare l'economia
Sviluppo sostenibile, un interessante articolo del Sole 24 Ore
Al sindaco di Mantova vengono ancora gli occhi lucidi quando pensa all'acclamazione.Il primo cittadino di Sabbioneta assapora solo ora la vittoria, a lungo attesa. Nelle due città Patrimonio mondiale dell'Umanità, a circa due mesi dall'assemblea del comitato Unesco (il 7 luglio), si stanno già scaldando i motori per sfruttare i vantaggi del riconoscimento. Senza sbilanciarsi in previsioni sulle ricadute economiche, il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni e l'omologo di Sabbioneta, Antonio Beccari, hanno le idee chiare su quanto ci sarà da fare. Consapevoli che le prime mosse dovranno riguardare la ricerca di strumenti, anche finanziari, per proseguire nella tutela dei monumenti. Allo scopo è stato creato un ufficio Unesco " transcomunale", che avrà tra gli obiettivi l'armonizzazione di ogni processo.Il successo ottenuto non sfocerà in vantaggi economici immediati e automatici: non ci sarà nessuna pioggia di finanziamenti sulle due città. E la legislazione italiana, per ora, contempla solo uno strumento ad hoc per i siti patrimonio dell'umanità, la legge 77 del 2006, che prevede "misure speciali di tutela e fruizione" dei siti italiani Unesco.Il marchio, tuttavia, dovrebbe giovare all'intero territorio, almeno così ci si augura. Brioni, nelle proprie riflessioni, non si ferma al turismo. «La cultura può imprimere carattere all'economia del territorio – spiega il primo cittadino –. Questo è il luogo in cui ieri si è espresso il genio: facciamo in modo che oggi, qui, si sviluppi un modo di fare impresa basato sull'innovazione, sulla conoscenza, sul rispetto ambientale». E alle considerazioni si aggiungono gli esempi pratici. Con un accenno all'area portuale di Valdaro, dove il Comune sta cercando di attrarre investimenti sulle energie rinnovabili, e con un'analisi della situazione critica del polo chimico: «Il futuro non può essere il petrolchimico, dobbiamo creare prospettive diverse. Recuperiamo l'acqua, un'opera d'arte da restaurare, e l'economia intera cambierà radicalmente». Sguardo a 360 gradi anche per Beccari, che vede nel marchio Unesco un volano per tutte le attività economiche, dalle produzioni tipiche a quelle industriali. Non solo turismo, quindi, anche per la "città ideale", che ha tra i primi obiettivi quello di farsi ancora più bella. «Nel 2006 avevamo già firmato con Governo, Politecnico, Regione e Provincia –spiega –un accordo di programma per intervenire sulla città murata e sui principali monumenti, ma l'intesa non era coperta da grandi finanziamenti. I fondi hanno consentito solo di giungere alla progettazione di parte dei lavori. Speriamo che ora siano rimpinguati gli stanziamenti». All'insegna del pragmatismo l'analisi di Davide Cornacchia, presidente della commissione turismo della Camera di commercio: «Il riconoscimento Unesco è un marchio di qualità che ha un particolare appeal, soprattutto su certi operatori turistici stranieri. Ne potranno beneficiare anche la produzione agricola e artigianale».
La stazione multienergy a Mantova dell'Eni, la compagnia guidata da Paolo Scaroni
Al sindaco di Mantova vengono ancora gli occhi lucidi quando pensa all'acclamazione.Il primo cittadino di Sabbioneta assapora solo ora la vittoria, a lungo attesa. Nelle due città Patrimonio mondiale dell'Umanità, a circa due mesi dall'assemblea del comitato Unesco (il 7 luglio), si stanno già scaldando i motori per sfruttare i vantaggi del riconoscimento. Senza sbilanciarsi in previsioni sulle ricadute economiche, il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni e l'omologo di Sabbioneta, Antonio Beccari, hanno le idee chiare su quanto ci sarà da fare. Consapevoli che le prime mosse dovranno riguardare la ricerca di strumenti, anche finanziari, per proseguire nella tutela dei monumenti. Allo scopo è stato creato un ufficio Unesco " transcomunale", che avrà tra gli obiettivi l'armonizzazione di ogni processo.Il successo ottenuto non sfocerà in vantaggi economici immediati e automatici: non ci sarà nessuna pioggia di finanziamenti sulle due città. E la legislazione italiana, per ora, contempla solo uno strumento ad hoc per i siti patrimonio dell'umanità, la legge 77 del 2006, che prevede "misure speciali di tutela e fruizione" dei siti italiani Unesco.Il marchio, tuttavia, dovrebbe giovare all'intero territorio, almeno così ci si augura. Brioni, nelle proprie riflessioni, non si ferma al turismo. «La cultura può imprimere carattere all'economia del territorio – spiega il primo cittadino –. Questo è il luogo in cui ieri si è espresso il genio: facciamo in modo che oggi, qui, si sviluppi un modo di fare impresa basato sull'innovazione, sulla conoscenza, sul rispetto ambientale». E alle considerazioni si aggiungono gli esempi pratici. Con un accenno all'area portuale di Valdaro, dove il Comune sta cercando di attrarre investimenti sulle energie rinnovabili, e con un'analisi della situazione critica del polo chimico: «Il futuro non può essere il petrolchimico, dobbiamo creare prospettive diverse. Recuperiamo l'acqua, un'opera d'arte da restaurare, e l'economia intera cambierà radicalmente». Sguardo a 360 gradi anche per Beccari, che vede nel marchio Unesco un volano per tutte le attività economiche, dalle produzioni tipiche a quelle industriali. Non solo turismo, quindi, anche per la "città ideale", che ha tra i primi obiettivi quello di farsi ancora più bella. «Nel 2006 avevamo già firmato con Governo, Politecnico, Regione e Provincia –spiega –un accordo di programma per intervenire sulla città murata e sui principali monumenti, ma l'intesa non era coperta da grandi finanziamenti. I fondi hanno consentito solo di giungere alla progettazione di parte dei lavori. Speriamo che ora siano rimpinguati gli stanziamenti». All'insegna del pragmatismo l'analisi di Davide Cornacchia, presidente della commissione turismo della Camera di commercio: «Il riconoscimento Unesco è un marchio di qualità che ha un particolare appeal, soprattutto su certi operatori turistici stranieri. Ne potranno beneficiare anche la produzione agricola e artigianale».
La stazione multienergy a Mantova dell'Eni, la compagnia guidata da Paolo Scaroni
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giovedì 11 settembre 2008
A Olbia mille chili di rifiuti a testa, a Belluno solo 400
A produrre la maggiore quantità di rifiuti nel 2007 è stata Olbia (1.022 chili per abitante), dove probabilmente incidono anche gli effetti del turismo locale, seguita da Rimini (899) e Massa (892). La produzione di immondizia, invece, è pari alla metà della media nazionale a Villacidro, sempre in Sardegna, seguita nella classifica dei capoluoghi di provincia più «leggeri» da Belluno (396) e Isernia (413).Secondo i dati dell'ultima indagine Istat sugli indicatori ambientali urbani, la percentuale dei rifiuti differenziati è cresciuta del 7,6% in un anno, anche se il processo di riciclaggio coinvolge ancora solo un quarto circa dei rifiuti urbani. Tra i materiali raccolti è la carta a essere separata più spesso, mentre resta ancora poco diffusa l'abitudine di separare il vetro e la plastica.Tra gli altri indicatori, inoltre, scendono i consumi di gas metano, anche se Parma registra il record di metri cubi consumati per abitante (fino a 904 rispetto ai 366 della media italiana).
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