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lunedì 8 ottobre 2012

Salvatore Sardo: la ricerca sulle rinnovabili è fondamentale

Salvatore Sardo, alla presentazione della Eni Chair in Energy Markets (vd post del 28 settembre), ha parlato di come la collaborazione con il mondo accademico e le attività di ricerca e sviluppo siano fondamentali per la crescita del business nel settore oil & gas.
Salvatore Sardo
Salvatore Sardo
"Nel campo della ricerca e dello sviluppoEni possiede un portafoglio brevettuale complessivo di circa 8.000 brevetti e domande di brevetto, che proteggono oltre 1.000 invenzioni, frutto delle attività di ricerca svolte all’interno della società, sia in campo core sia nel settore delle energie rinnovabili" ha spiegato Salvatore Sardo.
"Su questi temi nel Centro Ricerche per le Energie non Convenzionali Eni-Donegani di Novara circa 150 tra ricercatori, tecnici e staff si applicano - anche in collaborazione con Università e centri di ricerca italiani, europei e statunitensi – e studiano nuove opportunità per l'utilizzo su larga scala dell'energia solare e delle biomasse, che Eni ritiene rappresentino le fonti rinnovabili con maggiori potenzialità di utilizzo sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico."
Da non dimenticare poi l'Eni Award, "che, con una dotazione annuale di 850.000 €, premia le più avanzate ricerche nei campi del migliore utilizzo delle fonti energetiche, della protezione ambientale e della valorizzazione delle energie rinnovabili."
Salvatore Sardo ha infine citato le nomerose collaborazioni di Eni con il mondo accademico, "per sviluppare un efficace network nazionale e internazionale con le Università di eccellenza". "La maggior parte delle collaborazioni con il mondo accademico (complessivamente circa 400 tra Italia ed estero) riguarda progetti di ricerca per l’innovazione tecnologica nel settore oil & gas, l’ambiente e le energie rinnovabili."
Il testo integrale dell'intervento di Salvatore Sardo è scaricabile dal sito Eni >>.

sabato 30 luglio 2011

Eni: la compagnia di Paolo Scaroni completa la cessione di Gas Brasiliano Distribuidora

Eni, la compagnia italiana guidata da Paolo Scaroni attiva nei settori del petrolio, del gas naturale e della petrolchimica, ha completato la cessione del 100% della sua partecipazione in Gas Brasiliano Distribuidora SA ("GBD"), società che commercializza e distribuisce gas naturale nello Stato di San Paolo - Brasile, a Petróleo Brasileiro SA ("Petrobras"), attraverso la sua controllata Petrobras Gas SA ("Gaspetro"), dopo aver ricevuto tutte le necessarie approvazioni antitrust e regolatorie.
Il corrispettivo totale della transazione di circa US $ 271 milioni è soggetto a un aggiustamento finale, successivo al trasferimento della partecipazione, sulla base dell'indebitamento finanziario netto e del capitale circolante.
GBD detiene la concessione per le attività di distribuzione del gas nella regione nord-ovest dello Stato di San Paolo, area che comprende 375 Comuni, e fornisce i settori industriale, commerciale, residenziale e dei trasporti. La concessione a GBD è stata assegnata nel dicembre 1999, per un periodo di 30 anni, prorogabile per ulteriori 20 anni. Nel corso del 2010, la rete di distribuzione di GBD ha raggiunto i 755 km, fornendo supporto alle vendite di gas per circa 236,5 milioni di metri cubi.
(http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2011/07/2011-07-30-brasile.shtml?menu2=archivio-media&menu3=comunicati-stampa)

giovedì 9 giugno 2011

Eni Award 2011: a Torino i vincitori del premio istituito dalla società di Paolo Scaroni

Gli Eni Award sono un importante premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Domani a Torino, al Castello del Valentino, alle ore 11, si conclude il ciclo di incontri organizzati per presentare i vincitori.
Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.

L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

mercoledì 26 gennaio 2011

Paolo Scaroni: firmato accordo con Petrolchina

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha firmato venerdì a Pechino un Memorandum of Understanding con Jiang Jiemin, presidente di Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per aprire nuove opportunità di business in Africa e Nord America.

L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.

Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.

La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.

Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione: anche nel 2010 infatti la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale.

( dal blog Risorse naturali: "Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali")

mercoledì 12 maggio 2010

Prestigiacomo a NY per lo sviluppo sostenibile

Il ministro Prestigiacomo e' partita stamani per New York dove partecipera' ai lavori del segmento di alto livello della diciottesima sessione della Commissione Sviluppo Sostenibile, costituita presso l'Onu, che dureranno tre giorni. A margine dei lavori della commissione, il ministro prendera' parte, sempre a New York, alla quinta riunione del Comitato Congiunto (5 Joint Committee) del Programma italiano per lo sviluppo sostenibile dei Piccoli Stati Insulari del Pacifico (Small Island Developing States -SIDS) nel settore delle energie rinnovabili e del miglioramento dell'efficienza energetica. Il Joint Committee acquista una importanza specifica in vista della riunione dell'assemblea Generale Onu di settembre che si occupera' della situazione delle piccole isole, per sottolineare la paternita' italiana di uno dei programma di cooperazione piu' importanti in materia di SIDS (Small Island Developing States). Il Programma di collaborazione tra l'Italia e gli Stati delle Piccole Isole del Pacifico, quattordici in tutto, e' stato lanciato a New York il 10 Maggio 2007, durante la 16a Sessione della Commissione Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile attraverso la firma di un Accordo che riguarda, tra l'altro: sviluppo di misure di adattamento ai cambiamenti climatici; valutazione dei fabbisogni energetici e rafforzamento delle politiche e delle strategie energetiche; elettrificazione rurale; produzione di biocarburanti; sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. A oggi nel programma il Ministero dell'Ambiente ha investito risorse per cinque milioni di euro. ''Il programma di cooperazione e' la prova tangibile del riconoscimento, da parte dell'Italia, dello stato d'urgenza in cui si trovano le piccole isole del Pacifico - ha dichiarato il ministro Prestigiacomo - che, pur contribuendo in modo irrilevante alla produzione delle emissioni, sono le prime a subire le conseguenze negative dei cambiamenti climatici. I numerosi progetti in corso - ha concluso il ministro - sono la conferma della nostra volonta' di contribuire allo sviluppo sostenibile delle isole del Pacifico''. (ANSA)

venerdì 27 marzo 2009

Geometri, l'ambiente prima di tutto

L'Assemblea dei Presidenti e Consiglieri dei Collegi dei Geometri e Geometri laureati si riunirà il 2 aprile nell'ambito della «Ecopolis 2009» presso la Fiera di Roma. La manifestazione è dedicata al tema della città sostenibile. In questo ambito si svolgerà la tavola rotonda che vedrà la partecipazione di George Wolfgang Reinberg, architetto esperto in bioarchitettura, Norbert Lantschner – Direttore Casaclima, on. Angelo Alessandri (Presidente VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati), on. Ermete Realacci (Responsabile Ambiente del PD), Fausto Amadasi - Presidente Cassa Italiana Geometri, Fausto Savoldi - Presidente CNGeGL, Francesco Mazzoccoli – Direttore Geocentro/Magazine, Moderatore sarà Daniela Vergara - Giornalista del TG2.La tavola rotonda evidenzierà le attenzioni dei geometri all'ambiente ed al territorio con argomenti relativi alla natura urbana, al design urbano ed al rispetto dell'ambiente per quanto stabilito dalle nuove competenze del tecnico dell'edilizia, territorio ed ambiente, ed al risparmio energetico e certificazione su cui i geometri sono in prima linea fin dall'entrata in vigore della Legge n. 10/1991. George Wolfgang Reinberg, titolare dello studio di architettura in Vienna, ha progettato edifici sostenibili curando gli aspetti ecologici ed energetici. Il suo intervento alla tavola rotonda tratterà l'esigenza di porre estrema attenzione ai materiali, al sito e soprattutto alla necessità di tutelare l'ambiente e la salute delle persone che vivranno nell'edificio oggetto di intervento edilizio. Tali principi, alla base di ogni passo del progetto e della sua realizzazione, caratterizzano gli interventi dell'architetto pubblicati su numerose riviste di architettura in molti Paesi in Europa, in Messico ed in Giappone. Secondo Norbert Lantschner – Direttore di «Casaclima», gli edifici dissipano circa la metà dell'energia globale effettivamente consumata. Si continua ad agire in modo non programmato nonostante che le tecnologie per costruire abitazioni più parsimoniose dal punto di vista energetico siano già disponibili da molto tempo. Inoltre, grazie al risanamento energetico, negli edifici esistenti è possibile ridurre fino all'80% le emissioni di anidride carbonica prodotte dal riscaldamento e dai sistemi di produzione dell'acqua calda. Sarà approfondito il tema dello sviluppo attento al futuro ed illustrerà il progetto di soluzioni edilizie in grado di conciliare pienamente equità sociale, attenzione ecologica ed efficienza energetica mediante sistemi collaudati ed estremamente innovativi. Con l'obiettivo di «rottamare il petrolio» l'on. Ermete Realacci presenterà il disegno di legge di iniziativa di trenta deputati del Partito Democratico volto a disciplinare le urgenti misure per la minimizzazione della dipendenza energetica dal petrolio e la riduzione delle emissioni di Co2. Il DL prevede la delega al Governo per il coordinamento e la semplificazione delle disposizioni in materia di risparmio energetico e di uso delle fonti rinnovabili. L'iniziativa parlamentare vuole accelerare il passaggio verso un sistema energetico affrancato dalla dipendenza dagli onerosi ed inquinanti combustibili fossili.Sulla qualità della progettazione per gli edifici, la proposta di Legge che sarà illustrata dall'on. Angelo Alessandri, della Lega Nord, è finalizzata ad assicurare il risparmio energetico contestualmente alla tutela dell'ambiente interessato dagli interventi edilizi. La nuova normativa, di semplificazione e di maggiore rigore, costituisce un ulteriore passo avanti verso il benessere dei fruitori dei fabbricati in termini di maggiore economia sui consumi energetici e, soprattutto, di maggior benessere per chi li abita. Tanto da coniugare la certificazione energetica con la sostenibilità ambientale ed il benessere dei fruitori. Un nuovo marchio denominato «qualità casa» da applicare prioritariamente agli edifici residenziali anche un forte valore di orientamento del mercato immobiliare e delle locazioni.I lavori assembleari continueranno con gli interventi e l'ulteriore dibattito dei Presidenti e Consiglieri di Collegio. (Da Italia Oggi)

Sviluppo sostenibile, arriva l'impianto che taglia la bolletta

POZZO D'ADDA. ENERGIA PULITA a prezzi contenuti. Termica ed elettrica in un colpo solo, con un taglio consistente della bolletta. E' l'ambizioso obiettivo dell'impianto di cogenerazione che la giunta Quadri sta mettendo in cantiere in zona industriale, la più adatta ad ospitarlo. In un'area defilata, in grado di soddisfare la domanda privata e quella pubblica. Poco distante sorgerà il nuovo polo scolastico, la cosiddetta Cittadella Civica. Realizzato con formula flessibile, l'impianto potrà essere ampliato man mano che gli utenti si faranno avanti. Grazie ai moduli di cui è composto e sui quali è già all'opera Atos, la municipalizzata di Trezzo, allargata da meno di un anno ai vicini. Anche Pozzo e Vaprio ne fanno parte ormai e usufruiscono dell'abilità dei suoi cervelli. Sullo sviluppo sostenibile hanno sempre dato il meglio. Un progetto, quello della centrale, che darà spolvero alle politiche ambientali della giunta dopo la recente adesione al protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni in atmosfera. Dalle parole ai fatti, il passo è stato breve. IL NUOVO IMPIANTO per la produzione combinata di elettricità e calore (di cogenerazione appunto) è un tassello importante del processo di ammodernamento del paese avviato dal governo locale. La maxi-caldaia di Pozzo sarà realizzata con tutti i crismi del caso. Un motore a metano alimenterà un generatore producendo energia elettrica immessa nella rete generale. Non andrà perso neppure il calore residuo degli ingranaggi e dei gas di scarico condotti attraverso degli scambiatori alla rete di teleriscaldamento. «Il costo dell'energia è uno dei problemi che tarpa le ali allo sviluppo spiegano in Comune progettare impianti rispettosi dell'ambiente e del portafoglio, è una missione». (Dal Giorno)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni

giovedì 26 marzo 2009

Ecco il “villaggio ecologico”

Il villaggio ecologico, quello che sorgerà al Ronzone nell’area ex Bargero, verrà presentato domani alle 21 al salone Tartara dal Comune, nell’ambito del più generale progetto che riguarda Ronzone - Eternot, che tratterà le principali tappe della trasformazione del quartiere da prettamente industriale a residenziale. I finanziamenti derivano da Stato e Regione e ammontano a circa 5 milioni e 827 mila euro. Sono stati suddivisi in progetti diversi, denominati «Ronzone.edu» che comprende la struttura della scuola materna e asilo nido che sta realizzando l’impresa Capra all’ex Piemontese oltre a quote di edilizia sperimentale; «Ribaltamento ecologico» che prevede opere di urbanizzazione con la riqualificazione di via XX Settembre e il villaggio ecologico appunto. Prevede 66 nuovi alloggi (42 dei quali finanziabili con fondi dei contratti di quartiere) divisi in 5 lotti, affidati ad Atc, imprese Geos e Capra che già hanno firmato l’atto definitivo di acquisto delle aree e le cooperative Ginestra e Unicapi, che devono ancora terminare l’iter d’acquisto. Queste ultime infatti avranno un incontro quanto prima con il Comune perchè hanno chiesto di fissare termini meno perentori per l’avvio e la fine del cantiere, vista la situazione di crisi economica attuale. Non vorrebbero che i maggiori costi ricadessero sui soci. Il villaggio ecologico rappresenta la vera novità che vedrà l’avvio nel 2009 e terminerà nel 2012: verranno realizzati 5 edifici residenziali plurifamiliari con edilizia sperimentale (coibentazioni in pannelli di fibra cellulosica, vetri riflettenti basso-emissivi, serre solari, impianti fotovoltaici, vasche recupero acque meteoriche, caldaie biocombustibili e materiali ecologici). Quelli realizzati da Atc, Unicapi e Geos sono finanziati con risorse di Stato e Regione, mentre il Comune darà un contributo alla realizzazione dei due edifici di cooperativa Ginestra e Capra, oltre al piano colore degli edifici privati di via XX Settembre. La cifra a disposizione per il villaggio è di 3 milioni e 496 mila euro (330 mila per il rifacimento di via XX Settembre e 2 milioni di euro per la scuola materna-asilo nido), con un totale di 5 milioni e 827 mila euro circa a fronte di un costo di 9 milioni e 490 mila.«E’ importante l’incontro di domani - commenta l’assessore all’Urbanistica, Riccardo Coppo - per arrivare a un recupero del quartiere condiviso, coinvolgendo i cittadini in un progetto che corrisponda alle esigenze degli abitanti e dell’intera città». (Da La Stampa)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, ad dell’Eni

lunedì 23 marzo 2009

Le proposte del forum sull'acqua

Siamo arrivati al Forum Mondiale dell'acqua sotto la pressione di un'offensiva pesante di multinazionali, istituzioni internazionali e governi, tesa ad annullare i passi avanti realizzati fino a questo punto dai movimenti. Le divisioni interne alla società civile turca e la convinzione di molti movimenti che dopo le posizioni acquisite in America Latina bastasse un buon lavoro di lobby dentro il forum ufficiale hanno messo in forse fino agli ultimi giorni la possibilità di svolgere il forum alternativo internazionale a Istanbul. In Turchia, come in Europa, la politica sta scegliendo di porre la priorità dell'uso dell'acqua per la produzione di energia, quindi come fonte di profitto. Una miscela micidiale è nata all'interno del Forum ufficiale: l'appropriazione dell'acqua attraverso la costruzione delle dighe e il suo uso per la produzione di agrocombustibili. Ciò è stato proposto dalla Turchia, con la richiesta di inserirlo nella dichiarazione finale ministeriale. Una risorsa vitale come l'acqua diventerebbe così una merce e la sua funzione sarebbe di conseguenza pericolosamente sganciata dalla produzione alimentare. In questa logica si devono leggere i progetti per la costruzione di grandi dighe nel paese e in particolare in Kurdistan, dove almeno una ventina di impianti sono già pianificati. La diga di Ilisu nell'antico sito archeologico di Hasankeyf è il simbolo della devastazione a cui porterebbe questa scelta: 78 mila persone sfollate, circa 400 kmq allagati in una delle culle della nostra civiltà. La realizzazione del Forum alternativo ci ha permesso quindi di raggiungere alcuni importanti risultati. Innanzi tutto ci siamo confrontati con coloro che all'interno del Forum ufficiale sono in sintonia con i principi del movimento. Nonostante l'attuazione all'interno del Forum ufficiale di azioni coordinate tra i diversi attori istituzionali: governi, amministratori locali, parlamentari, imprese pubbliche per influenzare le scelte del Consiglio mondiale dell'acqua, sappiamo che il riconoscimento del diritto all'acqua non sarà incluso nella dichiarazione finale. L'influenza e l'aggressività delle multinazionali è molto forte e nonostante esse dichiarino di essere uno strumento per concretizzare il diritto all'accesso all'acqua, ne temono il riconoscimento. Ultimo punto, ma non meno importante, il Forum alternativo ha portato per la prima volta dentro una importante assise internazionale, i movimenti e i parlamentari curdi. L'organizzazione del Forum Alternativo è stata resa più difficile anche dal contesto internazionale caratterizzato dal dispiegarsi dell'offensiva pesante di multinazionali, istituzioni internazionali, Ue, numerosi governi impegnati nello scatenare una durissima fase privatizzatrice. Con alle spalle il voto del parlamento italiano sulla legge 133 art 23bis che rende obbligatoria la privatizzazione di tutta l'acqua potabile italiana. Con alle spalle il recente voto del Parlamento europeo sull'acqua, assai arretrato rispetto alla risoluzione del 2006.Dai lavori del Forum Alternativo esce una dichiarazione nella quale riteniamo di sottolineare questi aspetti: rispondere alla strategia di appropriazione dell'acqua attraverso la privatizzazione, la costruzione delle dighe a fini energetici e per la coltivazione di agrocombustibili, con una forte alleanza, proposta già al recente Forum mondiale di Belem, tra i movimenti a difesa dell'acqua, della sovranità alimentare e delle energie alternative; creare in ogni paese reti di amministratori locali che lavorino con i movimenti e le imprese pubbliche che intendano rimanere tali; assumere la questione della diga di Hasankeyf da parte di tutto il movimento dell'acqua come simbolo della pace, in un luogo che ha dato le origini alla civiltà. (dal manifesto)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni

venerdì 20 marzo 2009

Shell: basta con le energie rinnovabili

Royal Dutch Shell annuncia che taglierà drasticamente gli investimenti relativi alle energie rinnovabili, come eolico e fotovoltaico per concentrarsi prinicipalmente su petrolio, gas e biocombustibili. Un decisione che ha scatenato la protesta di ambientalilsti e organizzazioni umanitarie. E' stato lo stesso presidente di Shell, Jeroen van der Veer a dichiarare: «Non credo che avranno possibiltà di sviluppo presso la nostra compagnia». La ragione? In parole semplici: costano troppo. Duro il commento del capo di Greenpeace: «Dopo aver per anni proclamato il loro impegno per una energia pulita, si tirano fuori da quelle tecnologie che andrebbero accresciute se voglamo veramente dare un taglio alle emissioni». Per non dire della volontà di incrementare lo sviluppo del biocombustibile. Dall'ultimo rapporto Fao: «Deforestazione, dovuta ad un mutamento della destinazione d'uso dei terreni, ricaduta sulla situazione dell'acqua, diminuzione della biodiversità sono tutti fenomeni che incidono negativamente sull'ambiente e riconducibili allo slittamento produttivo verso i biocombustibili.Quanto l'incremento della domanda di materie prime come zucchero, mais ecc., necessarie alla produzione di biocarburanti liquidi, causando il rialzo dei prezzi dei generi alimentari rappresenta nel breve periodo una seria minaccia alla sicurezza alimentare per le fasce più bisognose della popolazione mondiale». (Da Il Riformista)

Cibo sintetico per superare l'effetto serra

Per il controverso biofisico James Lovelock, le fonti rinnovabili non bastano: solo il progresso tecnico sconfiggerà la fame e la siccità.
La domanda non è quella giusta. Per James Lovelock, il biofisico inglese padre della teoria di Gaia, la questione non è più come bloccare l'effetto serra, ma come attrezzarci per affrontare al meglio l'inevitabile processo di riscaldamento del Pianeta, che è già in atto.«Ormai è troppo tardi per fermare questo processo », spiega lo scienziato novantenne, che da mezzo secolo dispensa previsioni dal suo laboratorio, in un antico mulino in Cornovaglia, e ha appena pubblicato il suo ultimo libro, The Vanishing Face of Gaia (Penguin). Lovelock, fellow della Royal Society e del Green College di Oxford, è noto per aver messo a punto un metodo per lo studio dei clorofluorocarburi, che ha consentito di identificarli come principali responsabili del buco nell'ozono e ha portato al bando di questi gas dall'industria del freddo. Già negli anni 60, indagando per la Nasa sulle possibili forme di vita su Marte, Lovelock cominciò a rendersi conto del riscaldamento della Terra e a denunciarne le conseguenze. «Se ci fossimo mossi allora – smettendo di bruciare combustibili fossili, per bloccare subito le emissioni umane di anidride carbonica – forse avremmo potuto ottenere qualche risultato. Invece non è stato fatto nulla: malgrado Kyoto, la concentrazione di CO 2 nell'atmosfera ha continuato ad aumentare. Arrivati a questo punto, non ha più senso parlare di sviluppo sostenibile. C'è un sacco di gente che viene da me per chiedermi di non dire queste cose, perché ci toglierebbero la volontà di agire. È vero il contrario. Dire la verità sul riscaldamento del Pianeta ci impone un'enorme mole di lavoro. Ma non è lo stesso lavoro che vorrebbero fare loro».Lovelock conserva la verve polemica di sempre. Per decenni, la sua decisione di avallare l'energia nucleare pur di combattere l'effetto serra gli ha alienato le simpatie dei compagni ambientalisti. Ma questo non lo ha fatto recedere. Oggi, man mano che le sue previsioni sul riscaldamento del Pianeta si rivelano vicine alla realtà, questa posizione attrae maggiori consensi. Tranne che ormai lui stesso l'ha superata. Sembra quasi che le sue teorie nascano dalla passione per l'eresia a tutti i costi. «Neanche per idea –ribatte –.La mia principale aspirazione è vivere in pace con tutti, ma non posso impedirmi di vedere le cose che accadono ». Nella sua ultima provocazione, Lovelock sostiene che nulla potrà più impedire alla Terra di diventare inabitabile e quindi non si vede l'utilità di puntare tanto sulle fonti alternative: «È come passare il tempo a sistemare le sedie sdraio sul ponte, mentre il Titanic affonda». Le vere emergenze, invece, sono altre: il cibo e l'acqua. (Da Il sole 24 Ore)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

mercoledì 18 marzo 2009

Svezia libera dal petrolio nel 2030

Si potrà anche pensare che annunci di lungo termine come questo sono prettamente propagandistici, che servono a influenzare l’informazione globale, oppure che fare previsioni per qualcosa che accadrà tra vent’anni sia impossibile, o ancora che fino al 2030 che ne passerà di petrolio sotto ai ponti. Ma se a fare un annuncio del genere è un paese scandinavo come la Svezia, il quale ha oltretutto chiaramente spiegato le linee guida che porteranno a questo cambiamento epocale, c’è da fidarsi. La Svezia, il primo paese dell’Unione Europea per innovazione, ha recentemente annunciato che la vera indipendenza dal petrolio sarà raggiunta a partire dal 2030, e questo grazie a politiche energetiche e di trasporto ben precise: la nazione scandinava ha infatti fortemente investito negli ultimi anni sul bioetanolo, tanto che già oggi l’85% delle Volvo e delle Saab vendute entro i confini nazionali montano motori di tipo flexfuel. Bisogna precisare che la Svezia ha dovuto rivedere le stime di questa indipendenza dall’oro nero, precedentemente fissate a partire dal 2020, per varie cause: su tutte ha pesato la crisi economica, oltre alle difficoltà oggettive nella produzione dei biocarburanti e alle realistiche prospettive di chiusura delle due case automobilistiche svedesi, Saab e Volvo. Il governo svedese ha quindi optato per una soluzione intermedia che prevede il taglio delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2020 e, a partire da questa data, metà dell’energia del Paese verrà prodotta sfruttando risorse rinnovabili, la maggior parte delle automobili circoleranno grazie al bioetanolo di II generazione, prodotto dagli scarti organici e concime animale. Già oggi la maggior parte dell’energia svedese proviene da fonti rinnovabili (anche dal nucleare), e i riscaldamenti domestici sono forniti dal calore geotermico o da energia dispersa generata da processi industriali. L’ultimo settore ancora dipendente da risorse non rinnovabili era proprio quello dei trasporti, fino ad oggi. E pensare che è passato solamente un anno da quando l’annuncio del Ministro dei Trasporti, Maud Olofsson, di eliminare completamente la dipendenza dal petrolio per tutte le auto, scatenò una reazione rabbiosa da parte dei due colossi automobilistici svedesi. (Da yeslife.it)

lunedì 16 marzo 2009

Lula alla Casa Bianca: energia in primo piano

È stato il primo leader dell'America Latina ricevuto da Barack Obama e ha parlato anche a nome dell'intero continente:il presidente del Brasile,Luis Ignacio Lula da Silva ( nella foto,in primo piano,con Obama) ha chiesto agli Stati Uniti di allentare l'embargo a Cuba e di ammorbidire i rapporti con il Venezuela.Ha chiesto,per il Brasile,l'eliminazione dei dazi sull'import di etanolo di cui è un grande produttore.«I biocombustibili-ha detto Lula sono un'alternativa straordinaria per il mondo intero ». (Il Sole 24 Ore)

mercoledì 11 marzo 2009

La Puglia andrà a idrogeno

La Puglia e’ pronta per realizzare la prima rete in Italia di distributori di idrogeno per i veicoli. Dopo l’esperienza toscana, con l’idrogenodotto urbano di Arezzo e il distributore di idrogeno Agip, la regione pugliese si appresta a seguirne l’esempio ecologico facendo le cose in grande. La notizia è trapelata dalla presentazione di Energethica 2009, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile in programma dal 5 al 7 marzo alla Fiera di Genova. Dopo l’accordo di programma, siglato il 10 aprile dello scorso anno, tra la Regione Puglia ed il Ministero dell’ambiente, che prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro per sei distributori nelle sei province pugliesi, il progetto aveva avuto una battuta di arresto. Ora invece ci sarebbero le condizioni per ripartire creando la più grande rete di distributori di idrogeno d’Italia, derivante da energie rinnovabili e non da metano. Il momento per una svolta in direzione rinnovabile è molto favorevole, per due motivi: - in primo luogo la profonda crisi dell’auto che impone una riconversione ecologica, con l’utilizzo di energie rinnovabili, diminuendo gradualmente la dipendenza dal petrolio; - in secondo luogo il regolamento dell’Unione Europea approvato il 4 febbraio, che prevede l’omologazione delle auto a idrogeno su tutto il territorio europeo entro due anni. Secondo il fisico Nicola Conenna, padre del progetto pugliese nonché presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U, “l’energia radiante proveniente dal sole e’ la fonte energetica alla quale facciamo riferimento per la produzione di idrogeno – sottolinea Conenna - non inquina ed e’ garantita per 3-4 miliardi di anni’’. L’industria automobilistica è in grado di produrre motori elettrici senza alcun problema ma, probabilmente, si passerà attraverso una fase transitoria, che garantirà una minore efficienza, con l’utilizzo dell’idrometano: una miscela di metano e idrogeno che consentirebbe di alimentare l’attuale parco circolante di auto a metano (circa 500 mila veicoli). Ma le prospettive per l’uso dell’idrogeno non si limitano al settore auto. Il progetto di Conenna prevede anche l’utilizzo di motori ad idrogeno sulle imbarcazioni da diporto. Questa sarebbe anche una grande opportunità di risparmio per i pescherecci, in un settore come quello della pesca che, nell’estate del 2008, era stato messo in ginocchio dal caro petrolio. La scelta intrapresa dalla Puglia ha anche un forte significato nazionale perché equivale, indirettamente, ad un chiaro niet agli investimenti destinati all’energia nucleare che, in base all’accordo tra il governo e il presidente francese Sarkozy, vedranno la luce non prima del 2020. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha infatti dichiarato la sua regione off-limits per qualsiasi ipotesi nucleare, sottolineando come il piano energetico ambientale sia incompatibile con qualsiasi fonte nucleare. Il no alle centrali ed ai siti di stoccaggio delle scorie nucleari va ricordato che non è una posizione limitata alla sola Puglia, dato che tutte le Regioni hanno formalizzato, con atto ufficiale nella Commissione Ambiente, la propria contrarietà all’opzione nucleare. Probabilmente accompagnare il proprio no al nucleare con scelte di politiche energetiche sostenibili per le comunità, seguendo l’esempio della Puglia, potrebbe contribuire a far ragionare su come possano esistere delle alternative. Valide. (da Yeslife.it)

lunedì 9 marzo 2009

Meno CO2, l'auto rilancia

La ricerca ci salverà. Questo è uno dei leit-motiv che attraversano il management dell'industria mondiale colpita dalla crisi. Tra gli altri, il settore automobilistico si contraddistingue per gli sforzi profusi in quell'innovazione tecnologica che potrà consentire una più rapida e concreta ripresa. I dati di oggi parlano chiaro e sembrano un bollettino di guerra tale da far rabbrividire. Su tutte le borse europee i listini del settore auto hanno fatto segnare consistenti perdite nelle ultime settimane, nonostante qualche boccata d'ossigeno ricevuta grazie alle iniziative dei governi. Perdite per Renault, Fiat, Volkswagen e Daimler. Quest'ultima, che ha fatto segnare un preventivo di bilancio 2008 in rosso, ha anticipato che la domanda globale di automobili scenderà di un ulteriore 10% nel 2009. Secondo lo studio della commissione europea, da ottobre 2008 a gennaio 2009, si sono persi 130 mila posti di lavoro nell'industria. La Toyota prevede una perdita di 350 miliardi di yen alla chiusura dell'esercizio fiscale, a marzo, mentre solo 2 mesi fa pronosticava utili per 50 miliardi, e di conseguenza l'agenzia Moody's ha abbassato il suo rating da Aaa a Aa1. A gennaio Volkswagen ha denunciato un calo del 20% nelle consegne e si appresta a licenziare i suoi 16.500 precari. Dal canto suo Opel chiuderà il 20% delle unità produttive. Secondo una ricerca condotta da Interactive market research il 56,5% degli italiani ha ridotto l'uso dell'auto e il 75% afferma che non intende cambiarla a breve. La Ford sta tagliando i posti di lavoro in Inghilterra e rinvia il lancio del nuovo Transit. La Fiat sta ponendo in cassa integrazione 5 mila impiegati nelle prime 2 settimane di marzo e per una settimana i dipendenti di Termoli ma il rischio, secondo i sindacati, è che poi si passi ai licenziamenti. La Mitsubishi ha perso 4,7 miliardi di yen tra aprile e dicembre 2008 chiudendo l'anno con un buco di 60 miliardi. La Mazda ha chiuso l'anno con perdite per 13 miliardi di yen e la Tata ha perso il 33% del mercato. Ma quali sono le nuove linee guida per il rilancio? L'obiettivo è quello di produrre auto meno inquinanti, più leggere, ad alimentazione alternativa al petrolio, con accessori più rispondenti ai criteri di sicurezza e armonici con l'ecosistema. Già alla fine degli anni '90 l'Acea (European automobile manufacturers association), la giapponese Jama e, successivamente, la coreana Kama, avevano preso l'impegno di ridurre le emissioni tenendo conto che anche il peso delle automobili aveva la sua importanza. I risultati conseguiti negli ultimi anni sono stati modesti, ma oggi è giunto il momento in cui il «fare di più» è improcrastinabile. Sul fronte della produzione di etanolo uno studio di Sandia National Laboratories della General Motors ci fa sapere che i rifiuti vegetali e forestali consentirebbero di sostituire un terzo della benzina utilizzata entro il 2030. L'obiettivo è il raggiungimento di 90 miliardi di galloni di etanolo nel rispetto della sostenibilità ambientale e dei parametri economici mondiali. Grazie all'etanolo i ricercatori del Brookhaven National Laboratory hanno messo a punto la possibilità di creare accumulatori di energia più efficienti, meno tossici e più pratici da produrre e utilizzare sulle automobili elettriche. Grazie a un nuovo catalizzatore è possibile produrre una quantità di energia 100 volte maggiore rispetto a quella ottenibile con i catalizzatori sinora utilizzati. Le nuove «fuel cell» produrranno corrente nell'ordine di migliaia di milliampere per centimetro quadrato immagazzinando più energia facilmente producibile da fonti rinnovabili. (da Italia Oggi 7)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

giovedì 5 marzo 2009

Bio-etanolo made in Alessandria

Potrebbe essere la prima vera "raffineria" di benzina vegetale in Europa. Il gruppo chimico alessandrino M&G Mossi e Ghisolfi (tra i primi al mondo nella produzione di plastica pet per bottiglie) costruirà in Italia il primo impianto semindustriale di " seconda generazione" per la produzione di alcol. Etanolo, lo stesso alcol delle bevande. La materia prima però non sarà di origine alimentare. La materia prima da cui ricavare la "benzina pulita" sarà la canna comune, quella che si affolla spontanea sul bordo dei fossi italiani. La costruzione della fabbrica di energia pulita comincerà a Rivalta Scrivia (Alessandria) tra meno di un anno e sarà in produzione dopo un anno e mezzo di lavoro. L'investimento complessivo è di 120 milioni.Una conferma del valore del progetto viene da Mario Monti, presidente della Bocconi: «Bisogna puntare all'innovazione tecnologica che diminuisca l'intensità di emissione di carbonio per unità di energia usata, e questa è proprio la sfida dei biocarburanti», affermava ieri a Milano l'economista durante un convegno sul bioetanolo promosso dal gruppo Mossi e Ghisolfi e dalla Gbep (la (Global Bio Energy Partnership, l'organismo del G8 presieduto dall'italiano Corrado Clini) in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Secondo il pacchetto europeo clima energia «almeno il 10% dei consumi nei trasporti dovrà essere coperto dai biocarburanti», ricorda Monti, ma per conseguire questo risultato con l'alcol «sono necessari 17,5 milioni di ettari di terreno coltivabili». Questo se si usassero le tecnologie convenzionali, quelle del bioetanolo "di prima generazione".Ecco perciò Guido Ghisolfi e la tecnologia che – sulla base del capitale immenso di studi e di sperimentazioni condotti dall'Enea nel centro ricerche materano della Trisaia – sta mettendo a punto con la sua squadra di ricercatori di tutto il mondo guidati da Dario Giordano. «Per sostituire un quarto della benzina italiana basterebbe coltivare a canna appena 10mila ettari», dice Ghisolfi.Difatti non bisogna partire dal granturco, come si fa per esempio in America del Nord, o da altre produzioni agricole che chiedono acqua a fiumi, concimi a camionate e diserbanti come piovesse. E che sono contestate perché la produzione di alcol da granturco o da altre varietà alimentari fa sempre sospettare problemi con le derrate alimentari. Non a caso i nemici delle bioenergie (a cominciare dalle lobby petrolifere) hanno additato per anni i produttori di alcol come affamatori del mondo povero.Ed ecco l'esperienza alternativa italiana, quella che non affama e non inquina. In una tenuta nell'Alessandrino l'agronomo Alessandro Arioli dell'Università del Piemonte Orientale è riuscito a ottenere – a dispetto del terreno perfido, sassoso e inadatto – una produzione incredibile di canna da trasformare in alcol. Comparabile per rendimenti con quella canna da zucchero con il cui alcol i brasiliani fanno marciare le loro automobili. «Se il bioetanolo ottenuto da mais è competitivo con il prodotti petroliferi quando il greggio supera l'ottantina di dollarial barile –osserva Corrado Clini – l'alcol prodotto in Brasile dai surplus di canna da zucchero fa concorrenza alla benzina anche quando il petrolio costa appena 25 dollari».I costi della tecnologia italiana sono simili. La materia prima è una pianta comunissima in Italia, ma la tecnologia può essere esportata per venire adattata alle colture povere (ed ecologiche) di altri Paesi. Non a caso il programma della Mossi e Ghisolfi è stato selezionato dal settimo Programma Quadro della Comunità Europea. Il progetto sta creando nel Tortonese una filiera delle bioenergie, come confermano le iniziative promosse in questi giorni da Agroenergia a Tortona. E le compagnie petrolifere italiane che cosa faranno? Diverse si stanno impegnando in prima persona sullo stesso tema (un caso per tutti: gli accordi stretti dall'Eni di Paolo Scaroni in Brasile sui bicarburanti). E anche le compagnie più svogliate devono per legge mescolare l'alcol alla benzina, il biodiesel al gasolio.

mercoledì 4 marzo 2009

M&G stringe i tempi sul bioetanolo del futuro

Nel mese di maggio a Tortona, nella sede del gruppo Mossi & Ghisolfi, entrerà in funzione il primo impianto pilota in Italia di bioetanolo di seconda generazione, in grado di produrne una tonnellata al giorno. Poco, ma quanto basta a dimostrare che l'ultima frontiera del carburante verde è ormai realtà, e che il ritorno del petrolio su quotazioni abbordabili non ha spento l'interesse degli operatori privati.Anzi: «Gli ultimi mesi ci hanno dato risultati estremamente soddisfacenti, anche più del previsto », annunciano Guido Ghisolfi e Dario Giordano, vicepresidente e responsabile ricerca del gruppo. Entrambi saranno tra i protagonisti della seconda edizione della conferenza nazionale sul Bioetanolo, ospitata oggi nella sede milanese del Sole 24 Ore, «un'occasione per illustrare i progressi tecnologici degli ultimi mesi – aggiunge Giordano – sul versante dell'ottimizzazione delle colture, su quello della produzione del bioetanolo e infine sull'industrializzazione del processo». Sì perché nell'Alessandrino è ormai da anni che va avanti uno dei programmi di ricerca applicata più imponenti tra quelli condotti in Piemonte, un progetto da 120 milioni di investimenti che vede protagonista – accanto al gruppo Mossi & Ghisolfi – il mondo accademico, la Regione e un pool di Pmi locali. Al centro delle attività di ricerca, il bioetanolo di seconda generazione, che grazie alla sua origine (semplice cellulosa, anziché zuccheri) non pone l'alternativa food-fuel per colture solitamente destinate all'uso alimentare (come il mais) ma si accontenta di piante diffuse e dal basso fabbisogno idrico, come la canna palustre.Sempre nella giornata di oggi sono attese anche novità significative riguardo agli impianti che il gruppo intende realizzare per la produzione del bioetanolo, per i quali si prevede un'entrata a regime nel 2012. Giusto in tempo per venire incontro alla disciplina comunitaria, che dal 2010 prevede per i produttori di carburanti l'obbligo di miscelarli con il 5,75% di composti verdi. «Quello di Tortona è il più grosso programma di ricerca sul bioetanolo di seconda generazione condotto a livello mondiale », assicura intanto Alessandro Arioli, docente all'Università del Piemonte orientale: «Accanto ai laboratori tecnici, infatti, il gruppo ha messo a disposizione una tenuta da 100 ettari per le prove in campo, consentendo all'attività di ricerca di procedere in parallelo e in modo multidisciplinare». Premesse che hanno consentito di ampliare oltre misura le potenzialità stesse del bioetanolo del futuro: «Oggi con quello di prima generazione – prosegue Arioli – il raccolto di un ettaro è appena sufficiente a coprire il fabbisogno annuale di tre auto. Con quello di seconda generazione, invece, potremo tranquillamente arrivare a 10-12», per di più senza ricorrere a colture pregiate.Dopo una prima intesa firmata in aprile tra il gruppo M&G, Regione, Politecnico di Torino e ministero dell'Ambiente, nelle prossime settimane ne verrà firmata un'altra,che di fatto libererà i 15 milioni messi sul piatto dall'assessore alla Ricerca, Andrea Bairati; una cifra alla quale si aggiungono i 10 attesi dal Ministero e i 95 investiti direttamente dal partner privato. Fondi grazie ai quali sono al lavoro 45 ricercatori nei laboratori della Chemtex (controllata del gruppo M&G, dal 2008 è entrata nel Parco scientifico di Rivalta Scrivia), altri 50 ingegneri dipendenti di M&G. (Da Il Sole 24 Ore)

giovedì 12 febbraio 2009

A Catania il biogas secondo gli svedesi

La possibilità di produrre energia dai rifiuti urbani coniugando sviluppo e rispetto dell'ambiente è stata al centro della visita di una delegazione di esperti svedesi che si è tenuta ieri nel quartier generale di Confindustria Catania. Grazie a una tecnologia ideata nel paese scandinavo i rifiuti organici urbani possono essere trasformati in biogas in grado di alimentare anche mezzi pesanti. Sono stati gli esperti svedesi di Ecoex, Ingemar Dahlqvist, e di Sweco, Krister Pettersson, ad illustrare i vantaggi della filiera energetica del biogas in un incontro con il vicepresidente vicario, Seby Costanzo, per il quale «è necessario cogliere le opportunità di business nei settori dell'energia e dell'efficienza energetica». «A tal fine», ha annunciato, «istituiremo un gruppo di lavoro in Confindustria che verifichi la possibilità di realizzare microimpianti pilota in Sicilia che duplichino con successo l'esperienza svedese». (Da MF)

venerdì 6 febbraio 2009

Inizia una nuova era ecologica per le quattroruote

Dalla linea lanciata dalla Ue al 2012, fino all'elezione del presidente degli Usa Barack Obama di rivedere la decisione del ministero dell'Ambiente sui limiti nelle emissioni delle auto in California e in altri Stati Usa, per il settore automobilistico la prospettiva è quella di diventare nel giro di un decennio decisamente più verde. I primi giorni di governance del neoeletto presidente sembrano confermare la tendenza.Insomma, per riuscire a comprare vetture alimentate da un mix metano-idrogeno non passerà tanto tempo. Il regolamento Ue sulla Co2 fissa il livello medio di emissioni delle auto nuove a 130 g CO2/km a partire dal 2012, livello che dovrà scendere a 95 grammi entro il 2020. Si prevede inoltre e un periodo transitorio di tre anni per il rispetto dei limiti imposti a ciascuna casa automobilistica, sulla base del peso medio delle nuove autovetture (ad es. 122g/km per la Fiat contro i 133g/km per la Volkswagen) e gli obiettivi potranno essere raggiunti attraverso stadi intermedi. E per ogni grammo di CO2 in eccesso rispetto al limite medio consentito sono previste sanzioni economiche. Barack Obama ha chiesto all'Enviromental protection agency (ministero dell'Ambiente) di rivedere la propria decisione contraria a limiti nelle emissioni delle auto in California e in altri Stati Usa. L'obiettivo dichiarato è quello di avere entro il 2011 un primo standard obbligatorio per i consumi, per poi arrivare nel 2020 ad avere auto in grado di fare una media di circa 15 km con un litro. Oggi sul mercato sono già disponibili vetture ibride, già utilizzate ad esempio nel parco auto dei taxi di Roma e Milano, oltre a quelle elettriche (che però costano il 50% in più) in genere alimentate da ricarica nel garage di proprietà. Secondo il quadro di Ennio Rossi, ricercatore dell'Enea nel settore della mobilità sostenibile, la tecnologia dell'idrogeno con celle a combustibile non è ancora a punto e la strada oggi è quella di usare vetture tradizionali con motore a scoppio, che con piccole modi*che possono essere alimentate da un mix metano- idrogeno. Potrebbero essere pronte fra cinque, massimo sette anni e l'idrogeno arriverebbe dalla lavorazione del petrolio. La Fiat ha manifestato interesse, visto che punta sul metano, mentre la Bmw ha già realizzato prototipi. L'impiego di idrogeno prodotto da fonti verdi invece, secondo l'esperto sarà verosimile quando verranno abbandonate le fonti fossili. (Dal Sole 24 Ore)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

martedì 27 gennaio 2009

Tempi di crisi? passiamo al metano

Tempi di crisi? Passiamo al metano! Condurre un’automobile a metano vuole dire utilizzare uno dei mezzi attualmente più economici e meno inquinanti del parco vetture mondiale. Scopriamo perchè il metano è una scelta sostenibile.
Il metano è economico? Condurre un’automobile a metano vuole dire utilizzare uno dei mezzi attualmente più economici e meno inquinanti del parco vetture mondiale, sia perché il costo del carburante in sé rappresenta un costo contenuto, sia perché produce una quantità di emissioni minore rispetto i carburanti tradizionali (benzina e diesel). Il prezzo del metano infatti lo rende attualmente il più economico tra i carburanti maggiormente utilizzati, come benzina, gasolio e gpl. A parità di chilometri percorsi, pensate che il metano consente un risparmio del 65% rispetto alla benzina, del 30% verso il gpl e del 45% rispetto il gasolio. Qui sotto una tabella fornita da Federmetano che indica il range di risparmio medio in euro l’anno per chilometri annui percorsi tra un auto a metano ed una a benzina