Visualizzazione post con etichetta raccolta differenziata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta raccolta differenziata. Mostra tutti i post

mercoledì 15 dicembre 2010

Il menu di Natale inquina. E molto.

Menu di Natale: sai quanto inquina?
Molto, se si portano in tavola cibi esotici che vengono da lontano.

Finti “lussi” messi in una lista nera da Coldiretti, che traduce il loro impatto in numeri: un chilo di albicocche australiane – nella top ten dei prodotti esotici serviti sulla tavola delle feste – solo per il trasporto brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica. Un chilo di ciliegie del Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Stessa storia per i mirtilli che vengono dall'Argentina e devono volare oltre 11mila chilometri, consumando di 6,4 kg di petrolio e liberando 20,1 chili Co2. Tra i prodotti più diffusi che rischiano di "inquinare il Natale" ci sono anche le angurie del Brasile, le more dal Messico (che segnano un aumento delle importazioni peri al 6100%) , gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe e i fagiolini dall'Egitto.

Veri nemici dell’ecomenù, possono essere rimpiazzati da mele, pere, mandarini, arance, kiwi e melograni. Da utilizzare senza produrre troppi scarti, nel nome delle tre R più sostenibili del pianeta: Riciclo, Riuso, Riparo.

Qualche idea rubata all’agenda della nonna? Tenere le bucce del mandarino da buttare sulle braci del camino (o della griglia) per profumare tutta la casa con un effetto aromaterapico tonificate e rilassante; non buttare le arance ammaccate: basta infilare nella loro buccia qualche chiodo di garofano e pezzo di cannella per trasformarle in un delizioso profumatore naturale per gli armadi.

(da atelierdelriciclo.org)

lunedì 1 novembre 2010

Cartucce per stampanti: anche esaurite hanno un valore

Le cartucce per stampanti esaurite, che non possono più essere ricaricate, valgono ancora!

Presso i punti vendita Eco Store, catena italiana di negozi in franchising di cartucce per stampanti rigenerate e compatibili, toner rigenerati e carta per stampanti, le cartucce per stampanti esauste possono infatti essere smaltite negli Eco Point.

Gli Eco Point sono veri e propri centri di raccolta presso il quale portare e smaltire le cartucce per stampanti vuote. Sono facilmente identificabili grazie al pannello con il logo di Legambiente all’interno dei negozi di cartucce per stampanti Eco Store.

Conferendo le cartucce negli Eco Point, oltre alla soddisfazione di
dare valore alle cartucce per stampanti vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente, si viene anche premiati:

* Per le cartucce per stampanti ink-jet rigenerabili con 1 euro.

* Per le cartucce per stampanti non rigenerabili con una salvietta per il monitor del PC.

L’iniziativa è sviluppata in collaborazione con Legambiente.

Il rapporto con Legambiente nasce nel 2005 con la sponsorizzazione dell’edizione italiana di Clean Up the World, “Puliamo il mondo”. Da allora l’associazione sponsorizza Eco Store nei progetti legati alla sostenibilità ambientale, alla volontà di produrre meno rifiuti possibile e di smaltirne correttamente il più possibile.

Eco Store, da sempre attenta al processo di rigenerazione delle cartucce per stampanti esauste, mette in campo ogni anno, nuove azioni volte al riuso e al corretto smaltimento dei vuoti.

Nei negozi Eco Store, infatti, i clienti hanno diverse possibilità per dare valore alle cartucce vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente.

* Le cartucce per stampanti che non si possono ricaricare possono essere smaltite nell’Eco Point.

* Le cartucce per stampanti ricaricabili possono essere riutilizzate fino a 5 volte, ricaricandole con l'innovativo sistema professionale Ink Evolution.

* Sono disponibili infine Kit di ricarica per cartucce per stampanti ink jet che consentono, con meno di 3 euro, la ricarica “fai da te” delle cartucce a getto d’inchiostro.

Maggiori informazioni su www.ecostore.it.

martedì 24 marzo 2009

Roma, 20 mila posti di lavoro con la green economy

È questa la base per un nuovo slancio su cui punta la Provincia di Roma. Non a caso, infatti, il presidente Nicola Zingaretti ha destinato 318 milioni di euro alla riqualificazione delle reti idriche, fognarie e alla depurazione delle acque. Quarantatrè milioni saranno invece destinati agli impianti per la raccolta differenziata, mentre 45 sono per la mobilità sostenibile, 2.5 per l'agricoltura «bio» e 4,7 milioni per lo sviluppo delle energie alternative e l'efficienza energetica. A Palazzo Valentini sono convinti che un ritorno ci sarà anche in termini di risorse umane, con la creazione di ventimila posti di lavoro. Inoltre, Zingaretti presenterà in occasione di «Ecopolis» (che si terrà alla Fiera di Roma dal 1° al 3 aprile) un piano per la realizzazione di 28 ecocentri e 4 impianti di compostaggio per il trattamento del materiale raccolto porta a porta. (Dal Tempo)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

giovedì 26 febbraio 2009

No alle discariche abusive. Aperto il primo Ecopoint a Pieve

La lotta alle discariche abusive parte dalla raccolta differenziata e controllata. Dopo le prime postazioni Ecopoint inaugurate a Rozzano, l'altro giorno è stata inaugurata la prima a Pieve. Le nuove isole ecologiche ad elevata automazione, con contenitori interrati, permetteranno lo smaltimento dei rifiuti riciclabili e della frazione secca in modo pratico, sicuro ed igienico. Il servizio inizialmente riservato ai residenti del quartiere Coppi verrà progressivamente esteso all'intera città. Ogni famiglia avrà a disposizione due chiavi elettroniche abilitate, che autorizzano il deposito dei rifiuti nell'ecopoint assegnato. Un sistema di rilevamento permetterà di verificare in tempo reale la correttezza delle operazioni, inoltre l'alimentazione a pannelli solari assicurerà l'autosufficienza energetica delle strutture, a conferma dei criteri di sostenibilità ambientale con i quali sono stati progettati. All'inaugurazione erano presenti Carlo Carrara presidente di Ama, la municipalizzata di Rozzano che ha realizzato gli ecopoint e Romeo Bianchini, «padre» degli ecopoint. Le isole ecologiche già esistenti sono presenti al quartiere Alboreto a Rozzano dove servono 850 famiglie, altre 75 a Rozzano Vecchio e ora 280 famiglie al quartiere Coppi di Pieve Emanuele. Dove già stati sperimentati gli ecopointi hanno raggiunto punte di riciclo di spazzatura superiri al 60%. Mentre la media nazionale difficilmente supera il 40%. (Da Il Giorno)

giovedì 19 febbraio 2009

È il clima la prima urgenza

A mbiente e clima sono la prima urgenza globale per i cittadini italiani, che se ne preoccupano più che del terrorismo internazionale, dei conflitti armati e perfino della crisi economica. Questo la fotografia della Penisola che emerge dall'indagine Observa presentata a Torino all'interno del secondo rapporto "Gli Italiani, la scienza e l'ambiente", curato da Massimiano Bucchi e Valeria Arzenton ed edito da "Il Mulino" con il sostegno della Compagnia di San Paolo.L'indagine ha rilevato una spiccata attenzione degli italiani per le energie verdi e la sostenibilità ambientale, ma anche alcune contraddizioni di fondo tra gli intenti dichiarati e i comportamenti effettivi. Al primo posto, tra le preoccupazioni legate all'ambiente, c'è l'inquinamento dell'aria (33,1%), con particolare attenzione allo smog generato dal traffico cittadino. Segue a ruota lo smaltimento dei rifiuti (31,4%), un fronte sul quale uno su due chiede più raccolta differenziata, mentre solo uno su quattro indica come soluzione la costruzione di nuovi termovalorizzatori.Interessante anche la disponibilità a investire, anche di tasca propria, in tecnologie "verdi" come pannelli solari, elettrodomestici a basso consumo e sistemi di isolamento per la casa. Almeno a parole, i più "eco-responsabili" sono le ragazze, le donne e gli individui con un livello d'istruzione più alto, mentre l'indifferente tipo è giovane e maschio. «La caratteristica peculiare che emerge da questo profilo – osserva Bucchi – è purtroppo la scarsa coerenza tra propositi e azioni concrete». Tra chi si dichiara impegnato e responsabile appena il 57% utilizza lampadine a basso consumo, solo il 18% ha sostituito gli infissi di casa propria e il 26% ha abbassato al temperatura di casa propria.Sul fronte dell'informazione, gli italiani si confermano, interessati agli argomenti scientifici e tecnologici.Televisione e riviste di divulgazione restano le fonti d'informazione più affidabili su questi temi, nonostante i blog di ricercatori e i siti web di istituti di ricerca cominciano a insidiarne il primato. Rimane invece stabile, al di sotto della media europea il livello di alfabetismo scientifico della Penisola, con quasi un italiano su due convinto che il Sole, la stella che ci illumina, sia un pianeta. (Dal Sole 24 Ore)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

Rifiuti sottozero, da Napoli proposta per cambiare

Mila Andrade vantava il titolo di miglior insegnante delle Filippine, ora è in pensione, ha problemi respiratori. Si affatica e un po' si emoziona mentre racconta la sua storia: «Le aule della scuola si affacciano su un enorme svincolo autostradale dove passano milioni di veicoli. Vivo in un piccolo centro troppo vicino a Manila. Le automobili e i gas tossici della capitale mi hanno fatto ammalare. Poi ho scoperto che anche i gessetti che si usano in classe sono contaminati». Mila fa parte della delegazione filippina all'Incontro internazionale Rifiuti Zero, cominciato ieri a Napoli presso l'istituto Casanova. Rappresenta le associazioni che lavorano nelle comunità ma c'è anche il presidente della commissione Ambiente di Manila e la presidente della commissione per la pianificazione. «Nel nostra paese non è solo l'aria a essere contaminata - prosegue Mila - ma anche il suolo e le acque. Sono i fertilizzanti chimici prodotti dalle multinazionali e le monoculture a riso che stanno desertificando il paese, arrivando a inquinare anche il mare. Allora mi batto perché si utilizzino concimi naturali, stesso rendimento e nessun danno alla salute». Le scorie tossiche lasciate dalla Nato dopo l'abbandono delle basi hanno giocato un ruolo? «Non lo so. Erano in una zona isolata - precisa - il governo non vuole che se ne parli», e con le dita si chiude le labbra. Azzeramento dei rifiuti ma anche sostenibilità ambientale delle produzioni e responsabilità sociale del modello produttivo, questo il modello Rifiuti Zero come raccontano le storie testimoniate.La giornata d'apertura è dedicata alla definizione di un protocollo da adottare in ogni paese, in Europa ma anche nel resto del mondo. Sono i due membri della delegazione inglese a correggere ossessivamente punteggiatura e grammatica. Tutti d'accordo, invece, per un cambiamento del paradigma produttivo: basta usa e getta e spazio alla riparazione e riutilizzo degli oggetti. «A San Francisco - racconta Tania Levy - abbiamo introdotto la norma per cui chi produce contenitori non rinnovabili deve paga una tassa per il loro smaltimento». Le divergenze maggiori arrivano dalla definizione del ruolo delle imprese nell'affermazione delle pratiche Rifiuti Zero. Rick Anthony, protagonista dell'ecoconversione di Los Angeles, batte sul ruolo del mercato: se non c'è business, sia pure sostenibile, non c'è futuro per le buone pratiche, spiega, quindi bisogna convincere le imprese e poi lasciare a loro il compito di indirizzare, comandare il processo. Il verbo utilizzato, to lead, non va giù al rappresentate tedesco: in Europa le popolazioni, le imprese e le istituzioni competenti devono giocare un ruolo, ma a guidare il processo non può esserci il mercato. Mario Avoletto, provenendo dalla Rete campana, aggiunge un ulteriore carico di sfiducia chiedendo sistemi di controllo per le popolazioni. Nodi linguistici e filosofie politiche differenti emergono dietro ogni disputa nominale intorno al documento da sottoscrivere. Per la sintesi c'è tempo fino a domani, quando verrà presentata ufficialmente la bozza sui Principi per le comunità Rifiuti Zero.Il pomeriggio sono gli italiani a occupare la scena. La Rete nazionale presenta la campagna per la restituzione dei Cip6, circa il 7% della bolletta Enel sborsato per finanziare le fonti energetiche alternative finito, invece, nelle tasche dei petrolieri e dei costruttori di inceneritori: «Solo con i soldi pubblici questi impianti producono profitto - racconta Rossano Ercolini - togliendo il fieno speriamo di bloccarne la diffusione. Ma è anche uno strumento per sensibilizzare l'opinione pubblica. Stiamo parlando di 40 miliardi di euro». Il governo Berlusconi, sfruttando la crisi rifiuti napoletana, ha reintrodotto i Cip6 per Campania e Sicilia, nonostante il decreto legislativo 387 del 2003, che ha recepito la normativa europea, vieti di considerare "assimilabili" sistemi come gli inceneritori. Da oggi basterà presentarsi al Casanova con una bolletta Enel, un documento e firmare la delega, per partecipare alla causa contro il maggiore gestore italiano.La Rete locale, invece, ha cominciato ieri a introdurre il disastro campano: l'apertura forzata della discarica di Chiaiano da parte di Bertolaso fornisce un ottimo esempio per raccontare come scelte disastrose debbano essere imposte con l'uso della forza. Ma ieri è anche cominciata la discussione su un piano rifiuti alternativo che il movimento campano, guidato dall'architetta Paola Nugnes, ha messo a punto. Raccolta differenziata porta a porta al 65% entro il 2010 è il primo obiettivo, «un obiettivo praticabile - racconta ancora Mario Avoletto - come dimostrano gli esperimenti che abbiamo messo in atto nei quartieri napoletani di Ponticelli, Bagnoli e ai Colli Aminei, dove abbiamo raggiunto il 70% in due settimane e poi la conversione dei sette cdr in impianti per il trattamento a freddo: «Con un buon livello di separazione dell'immondizia si ottiene un compost di qualità da utilizzare nel territorio, devastato dagli sversamenti legali e illegali. Alla fine del processo si recupera il 90% dei rifiuti, la frazione restante diventa materiale inerte per l'edilizia, come accade già a Vadelago, in provincia di Treviso». Il piano verrà consegnato sabato al prefetto, nella veste di rappresentate del governo. «Bertolaso - conclude Mario - per noi non è più un interlocutore credibile, dovrebbe solo dimettersi». (Dal Manifesto)

venerdì 30 gennaio 2009

Grande fratello all'amido di mais

La casa del Grande Fratello a prova di sostenibilità ambientale, grazie all’amido di mais. Il popolare «reality show», arrivato alla nona edizione sugli schermi televisivi, ora può fregiarsi del marchio di ecocompatibilità, promuovendone l’immagine fra milioni di telespettatori, facendo soprattutto breccia fra le ultime generazioni. I concorrenti che abitano nella casa più ambita di Cinecittà utilizzano infatti per la spesa settimanale gli shopper in Mater-Bi forniti da Novamont, l’azienda della chimica verde con sede a Novara. Gli stessi contenitui sono poi riutilizzati per la raccolta differenziata. Il Mater-Bi, bioplastica sviluppata in Novamont, derivata dall’amido di mais, contine risorse rinnovabili, è biodegradabile e compostabile. Diminuisce le emissioni a effetto serra, riduce il consumo di energia e risorse non rinnovabili e realizza un circolo virtuoso: le materie prime di origine agricola tornano alla terra attraverso processo di biodegradazione e compostaggio senza il rilascio di sostanze inquinanti. L’ingresso del Mater-Bi nel Grande Fratello è il prologo di una campagna che riguarda lo shopping verde in tutta Italia. Dal primo giugno 2010 in tutti i supermercati dovranno essere distribuiti esclusivamente sacchetti biodegradabili. E anticipando quella data è partito in questi giorni un progetto denominato «Ecorispetto», che prevede l’immissione di sacchetti Mater-Bi in tutti i centri commerciali del Nordest (Veneto e Friuli Venezia Giulia) appartenente a una catena di supermercati.

mercoledì 28 gennaio 2009

Presidio dei comitati cittadini contro gli inceneritori di Formigoni

Il piano del Pirellone intende aumentare il numero di termovalorizzatori, dice il Manifesto

La stragrande maggioranza della classe politica italiana, di tutti gli schieramenti, dimostra di non possedere adeguata conoscenza e responsabile coscienza di quanto strategica e decisiva sia la politica dei rifiuti: sul piano della salute e della sostenibilità ambientale, della produzione e del consumo in modo sano e sobrio e pulito. La drammaticità della questione dei rifiuti non è limitata all'area napoletana e campana: è nazionale. Puntare prioritariamente sull'incenerimento e sulle discariche, da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, significa rimanere fermi al vecchio disastroso modo di produrre; significa aumentare l'inquinamento e peggiorare le condizioni climatiche ed ambientali; significa precludersi la strada verso l'innovazione tecnologica e lo sviluppo delle energie alternative rinnovabili e pulite. Il nome giusto e appropriato è inceneritore: l'impianto che brucia i rifiuti; e non esiste e non potrà esistere una macchina che bruci in maniera innocua e pulita: "Nulla si distrugge..."! Cinica mistificazione: l'inceneritore diventa termovalorizzatore. E' falso: non valorizza energia e quella poca che produce non riduce fumi e fanghi velenosi che vanno in discarica, non riduce i 270 tipi di inquinanti che emette (in particolare le micropolveri PM10 e PM2,5). Si tratta di una specie di falso ideologico per giustificare i 53 miliardi di euro all'anno che i gestori degli inceneritori incassano in Italia tramite il 7% in più sulla nostra bolletta energetica, come (Udite! Udite!...) incentivo alla voce "fonti rinnovabili"!? E' più appropriato chiamare l'inceneritore un cancrovalorizzatore. Da uno studio dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa emerge "un eccesso di mortalità" nei 25 comuni con inceneritore esaminati. Inquietante l'allarme lanciato dalla F.I.M.M.G. (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): «L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana...Gli inceneritori producono polveri finissime che sfuggono ai filtri di depurazione, non vengono nemmeno misurate e costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle polveri del traffico. Gli inceneritori emettono inquinanti cancerogeni ...centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l'impatto sulla salute umana. L'incenerimento trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi e scarti di cibo, in componenti tossici e pericolosi...». Su 52 inceneritori che avvelenano il bel Paese, ben 13 sono in Lombardia! E, come se non bastassero, Formigoni Moratti e Penati ne vogliono costruire altri e potenziare quelli esistenti (tra cui quello di Desio, dove un comitato molto preparato e deciso dà battaglia su tutti i fronti). Il trio fa a gara per riservarsi localizzazione, e partecipazione al business (il cui incentivo è stato confermato dalla L. 210/dic.2008). Moratti nel suo comune (zona 5, parco sud), Penati nel suo territorio sestese dove dal 2002 il vecchio e malridotto inceneritore costituisce una vera bomba ecologica! I cittadini e le associazioni più consapevoli hanno dato vita a un Coordinamento dei comitati dell'area metropolitana milanese contro la dissennata politica dell'incenerimento. Le loro proposte alternative, coerenti con le norme europee, si fondano sulla cultura ecologica e sulle metodologie e tecnologie Rifiuti zero: Riduzione - Raccolta differenziata- Recupero-Riciclo-Riuso. E' l'altro modo di produrre e consumare. Si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e di gas serra. Si tutela la salute. Si migliorano ambiente e qualità della vita. Ed è bene sapere che negli altri paesi europei ed occidentali non si costruiscono più inceneritori. Oggi dalle 9 alle 17, presidiomanifestazione al Pirellone in Piazza Duca d'Aosta per contestare il piano formigoniano dei rifiuti incentrato sull'incenerimento (viene inoltrata dettagliata denuncia alla Commissione europea per violazione di norme). Venerdi 30 gennaio alle 21, presso il Centro sociale Silvia Baldina in Via Forlì 15, Sesto San Giovanni, Assemblea per la chiusura dell'inceneritore di Sesto che, sito in un'area densamente urbanizzata e vicino ad asili e scuole, è obsoleto e quindi ancor più pericoloso per la salute pubblica.

giovedì 15 gennaio 2009

Raccolta pneumatica dei rifiuti a CityLife: Milano come Stoccolma

«Sparati» nel sottosuolo. Si comincia dalle case di lusso di Milano CityLife, dice Il Corriere della Sera

Il primo appuntamento sarà con i grattacieli «storti». La centrale di stoccaggio interrata sotto il nuovo parco
Sparati a 70 chilometri l'ora nel sottosuolo: carta, plastica, frazione umida, indifferenziata. Milano si prepara a rivoluzionare la raccolta dei rifiuti. Prima nelle case di lusso del nuovo quartiere di Milano CityLife, poi ai Navigli, quando si trasformerà in isola pedonale.Semplici prove d'orchestra per il gran concerto finale: il nuovo quartiere dell'Expo, quello che, a detta del sindaco Letizia Moratti, dovrà diventare un modello di sostenibilità ambientale per tutta Italia.Milano copia Stoccolma ed è pronta a importare la raccolta pneumatica dei rifiuti. Al punto che la Moratti vuole inserire, nel regolamento urbanistico, il seguente codicillo: ogni nuovo insediamento urbanistico dovrà prevedere la raccolta pneumatica dei rifiuti. Sistema semplice. Tre o quattro bocchettoni piazzati sul pianerottolo di casa o in strada, collegati da una fitta rete di tubi sotterranei a una centrale, dove un gigantesco aspiratore risucchia i rifiuti. Ad Hammarby Siostad, il quartiere paradiso degli ambientalisti svedesi, dove si ricicla anche l'acqua delle fognature per recuperarne il calore, sono spariti dalle strade i camion della spazzatura. E non si vede un sacchetto all'esterno neanche per un minuto. La Moratti, nella sua visita settembrina a Stoccolma, si è innamorata del progetto. E da ieri una delegazione milanese formata dall'assessore all' Ambiente, Edoardo Croci e e dal presidente di Amsa, Sergio Galimberti, più una nutrita schiera di tecnici, si è trasferita nella capitale scandinava per incontrare i vertici di Envac, la società che ha brevettato la raccolta pneumatica e l'ha esportata nel mondo.Il primo appuntamento sarà con i grattacieli «storti» della vecchia Fiera. Il progetto di massima c'è già: la raccolta pneumatica servirà 15 mila tra inquilini e uffici di CityLife. La centrale di stoccaggio sarà totalmente interrata sotto il nuovo parco e sarà raggiungibile dai camion dell'Amsa grazie a uno svincolo nel tunnel. I costi – circa 6 milioni di euro - saranno a carico della cordata vincitrice del bando di gara, mentre la gestione sarà affidata ad Amsa.«Il sindaco – precisa il presidente Galimberti — è entusiasta del nuovo sistema e ritiene che sia applicabile anche a Milano ove possibile, ossia in tutte le nuove strutture e nei nuovi insediamenti. Stiamo lavorando anche su Garibaldi-Repubblica ». L'altro appuntamento riguarda il sito dell'Expo. Nel dossier di candidatura, gli spazi che ospiteranno i padiglioni dovranno garantire un bassissimo impatto ambientale. «La raccolta pneumatica — conferma l'assessore Croci — non è stata inserita nel dossier di candidatura, ma è un'opportunità da considerare. Anche perché grazie alla società Expo sarà sotto il pieno controllo del pubblico. Quindi, si può cominciare a lavorarci da subito ». Ma Croci ha in mente anche un'altra «applicazione» dell'aspirapolvere mangia-rifiuti: «Quando partirà l'isola pedonale dei Navigli e si faranno i lavori per strade e marciapiedi si potrebbe sperimentare la raccolta pneumatica anche nei luoghi della movida».

martedì 2 dicembre 2008

A Rozzano l’Ecopoint esteso al quartiere Aler

Da Il Giorno

Il progetto Ecopoint sarà allargato anche al quartiere Aler. Lo ha approvato l’altro giorno il consiglio comunale. Si tratta di una risposta concreta che giunge da una amministrazione comunale in prima linea contro il termovalorizzatore. Gli impianti Ecopoint sono stati sperimentati inizialmente al quartiere Alboreto e successivamente a Rozzano vecchio. Ora l’amministrazione vuole portare il nuovo servizio di raccolta differenziata nel quartiere popolare, il più esteso della città con circa seimila alloggi. Invece di utilizzare i tradizionali cassonetti, i nuovi abitanti del quartiere potranno depositare carta, vetro, plastica, umido e secco nei nuovi Ecopoint, isole ecologiche della capienza di 5 metri cubi, collocate sottoterra dove la temperatura dimezzata rallenta i processi di decomposizione. L’innovativo sistema, che funziona già dal settembre 2007 per circa 800 famiglie del quartiere Alboreto, è unico nel suo genere in Italia e consente di effettuare la raccolta differenziata in modo sicuro, igienico e nel rispetto dell’ambiente. «Il problema dello smaltimento dei rifiuti è troppo serio per essere strumentalizzato come sta avvenendo per la vicenda del termovalorizzatore - commenta il sindaco Massimo D’Avolio - la soluzione al problema dello smaltimento sta nel trasformare gran parte dei rifiuti in una risorsa per l’ambiente e per il nostro territorio. Noi non abbiamo deciso di sposare la battaglia del no all’inceneritore del Parco Agricolo del sud Milano ma proponiamo alternative valide come appunto gli Ecopoint. Il diffondersi di questo sistema è certamente una strada alternativa che consente di raggiungere punte di riciclo notevoli. Noi puntiamo a superare il 54% ». LE ISOLE ECOLOGICHE Ecopoint sono gestite in modo del tutto automatizzato per quanto concerne le operazioni di svuotamento e disinfezione e sono dotate di un sistema di rilevazione in tempo reale che fornisce tutte le informazioni necessarie a programmare il servizio di raccolta. A conferma dell’impegno dell’amministrazione comunale verso la sostenibilità ambientale, tutta l’energia che alimenta l’impianto è inoltre assicurata da pannelli solari. Notevoli i vantaggi anche sotto il profilo del risparmio per le famiglie, che eliminano i costi condominiali per l’acquisto e la pulizia dei cassonetti, la rotazione dei sacchi e il lavaggio del locale spazzatura. A garanzia della sicurezza degli utenti e della struttura, inoltre, gli Ecopoint sono dotati di un sistema di videosorveglianza per impedire che i rifiuti siano abbandonati indiscriminatamente.

mercoledì 22 ottobre 2008

Pmi in ritardo sul «bollino verde»

Certificazione Emas. A Bergamo il Forum dedicato alla registrazione ambientale, raccontato dal Sole 24 Ore

Raccolta differenziata, gestione energetica efficiente, utilizzo più razionale della carta, attenzione agli scarichi e alle emissioni nell'atmosfera. Anche una piccola e media impresa ha diverse possibilità di ridurre il proprio impatto ambientale. Un approccio organizzativo che può essere codificato attraverso la Iso 14001 o con la registrazione ambientale Emas, l'acronimo per la certificazione ambientale europea.Questi temi saranno al centro della Fiera Forum della registrazione ambientale Emas, ospitata da domani fino al 25 ottobre nel palazzo della Provincia di Bergamo. Una tre giorni di workshop, convegni ed esposizioni, organizzata da Provincia di Bergamo con il contributo della Regione Lombardia ( oltre che col patrocinio di Commissione europea, Arpa Lombardia, Confindustria Bergamo) con lo scopo di avvicinare le imprese lombarde al mondo della registrazione ambientale, ma anche per alimentare il dialogo tra le istituzioni e i oggetti già in possesso del certificato.Secondo i dati più recenti dell'Arpa, aggiornati a giugno di quest'anno, sono 139 i siti Emas lombardi, riferiti a 106 organizzazioni: 86 aziende, 13 consorzi, 2 comunità montane, cinque Comuni. Milano è la provincia più ricca di siti (38), seguita da Brescia (22), da Sondrio (17) e Bergamo (16).«Ci sono ancora molte potenzialità inespresse – spiega Claudia Veghi, dirigente dell'unità operativa Sviluppo sostenibile dell'Arpa Lombardia –. Confidiamo molto, da questo punto di vista, nel debutto del nuovo regolamento Emas III, che diventerà operativo nel 2010, e che prevede una maggiore comunicazione del logo, un colloquio più intenso con gli enti locali. Arpa ha già promosso da anni tavoli di lavoro insieme a tutti gli attori del sistema. A monte della richiesta di registrazione, infatti, è necessario risolvere le problematiche legate alle visite ispettive: è interesse di tutti che l'azienda arrivi in ordine all'audit finale».Dopo la corsa degli anni passati (i siti certificati sono passati dai 97 del 2006 ai 134 del 2007), ora si registra un assestamento. «Emas è ancora una grande sconosciuta – conferma Veghi –: bisogna lavorare molto sul fronte della promozione e rafforzare, anche a livello istituzionale, le possibilità, per chi è certificato, di sfruttare vantaggi, facilitazioni normative e operative ».

giovedì 16 ottobre 2008

Ambiente, in Lombardia promozione a metà

Crollano Bergamo, Lecco e Mantova - In ascesa Sondrio, Brescia, Lodi e Milano, dice Il sole 24 Ore

A penalizzare la Lombardia, sul fronte ambientale, sono gli indicatori relativi alla qualità dell'aria, ben al di sotto della media nazionale. Il rapporto Ecosistema urbano 2009, pubblicato il 13 ottobre sul Sole 24 Ore del Lunedì, restituisce la fotografia di una regione a due velocità, con province che scendono in classifica (Bergamo, Lecco, Mantova, Pavia) e altre che salgono (soprattutto Sondrio, Brescia e Lodi). Risultati che, nonostante si mantengano sopra al dato italiano, allontanano le città lombarde dalla top ten, dove l'anno scorso si erano posizionati, invece, tre centri su undici. A perdere il maggior numero di posizioni è la città di Bergamo (si veda intervista a fianco) che scende dal secondo al ventesimo posto. Oltre ai dati sulla qualità dell'aria,ad incidere sulle performance sono i consumi elettrici: in questa graduatoria, Bergamo e Mantova si classificano rispettivamente al 93Úe al 94Ú posto su 103 comuni capoluogo di provincia. «Sul piano energetico comunale – afferma Carlo Saletta, assessore del Comune di Mantova per lo Sviluppo sostenibile – ci stiamo lavorando. Vicino alla città c'è un grande polo chimico e la città risente degli insediamenti industriali. L'obiettivo è ridurre i consumi e la soluzione sono le autorizzazioni integrate ambientali ».Bergamo scende anche nella classifica delle isole pedonali urbane. Dato che, però, secondo le amministrazioni locali può essere giustificato facilmente: oggi in Lombardia vengono preferite soluzioni diverse, come le zone a traffico limitato (Mantova è al secondo posto nel ranking delle ztl) o le Zone 30, a velocità limitata, di cui il rapporto non tiene conto.È l'intera regione, invece, a ottenere una performance negativa nel consumo idrico domestico: i consumi giornalieri procapite di acqua potabile sono in quasi tutte le città superiori alla media nazionale (pari a 192 litri per abitante), in particolare a Bergamo, dove ogni giorno si consumano 247,2 litri per abitante. Anche gli indicatori relativi ai valori inquinanti (ozono, polveri sottili e biossido di azoto) segnano ovunque risultati poco soddisfacenti. «Normalmente una delle voci che ci permette di salire in queste classifiche – spiega l'assessore all'Ambiente della Provincia di Lecco, Marco Molgora – è la raccolta differenziata dei rifiuti. Sulla qualità dell'aria, però, sotto i 300 metri di altitudine, il problema della Lombardia è strutturale. Per fortuna ogni tanto i venti del lago compensano gli effetti della pianura». A penalizzare Lecco, che quest'anno è scesa di 14 posizioni, sono anche le politiche di mobilità urbana: la città, insieme a Como e Varese, si colloca oltre la metà della graduatoria nazionale per estensione di piste ciclabili e quantità di verde urbano fruibile. A registrare un salto di qualità, invece, è l'ecosistema di Sondrio, che guadagna 21 posizioni: «Sono giunti a maturazione i risultati di politiche di sistema – afferma l'assessore all'Ambiente.

martedì 14 ottobre 2008

L’ambiente e la Rete

Continua il dibattito nella blogosfera su come tutelare l’ambiente dalle emissioni nocive e dai rifiuti. Si può cominciare consultando il blog del New York Times http://greeninc.blogs.nytimes.com dove si legge un post sul World Conservation Congress di Barcellona, svoltosi la scorsa settimana, durante il quale l’ex ministro dell’ambiente del Sud Africa, Valli Moosa, oggi presidente del International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha lanciato un nuovo allarme: "Le grandi nazioni in via di sviluppo non si sono assunte nessuna responsabilità per i cambiamenti climatici e per le emissioni nell’atmosfera, sostengono che sono i paesi occidentali i maggiori produttori di gas serra e per questo motivo non vogliono rientrare nei piani di riduzione delle emissioni. L’America e tutte le nazioni industrializzate, incluse Cina e India, dovrebbero accettare queste regole." Nel frattempo però qualche piccolo passo avanti nello sviluppo di fonti rinnovabili si fa, come è scritto nel blog http://blogeko .libero.it/index.php/2008/flowsolareedeolicoinsiemeperunimp #more6242, dove si legge di un nuovo sistema domestico per la produzione di energia: "Si chiama Flow ed è un sistema domestico per la produzione di energia da fonti rinnovabili. E’ una turbina ad asse verticale montata in cima ad un palo. Sopra ha una sorta di calotta formata da celle fotovoltaiche, che funziona anche come impianto di concentrazione del vento. La turbina è in grado di funzionare anche con poco vento, e in ogni caso il "guscio" di pannelli solari la aiuta a girare più rapidamente. Le celle fotovoltaiche sono divise in sei "petali" per poter assorbire la massima quantità di raggi del sole. Una bella idea, anche perché sole e vento sono entrambi incostanti, e all’occorrenza l’uno può supplire alla scarsità dell'altro". Ci sono poi casi di eccellenza tutti italiani, come si legge su http://www.ecoblog.it/post/6856/capannoriprimocomuneitalianoarifiutizero#continua: "In Italia c’è un Comune che viaggia verso i rifiuti zero. Si tratta del Comune di Capannori (45mila abitanti suddivisi un 40 frazioni) che nel marzo di quest’anno ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e che intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti. Per raggiungere concretamente questo obiettivo è necessario coinvolgere tutte le realtà presenti sul territorio e i primi passi verso questa direzione sono stati fatti grazie alla collaborazione con ATO Due Rifiuti della Provincia di Lucca che ha firmato un Protocollo d’Intesa per la riduzione dei rifiuti con 28 dei 35 comuni della Provincia. E’ stata anche attivata una collaborazione con la grande distribuzione per incrementare l’uso dei distributori automatici per detersivi e il recupero della merce invenduta". (Da Affari & Finanza)

mercoledì 24 settembre 2008

Campania, il rifiuto della raccolta differenziata

Articolo tratto dal quotidiano Il Manifesto


Che cosa c'è ancora da fare in Campania, dopo che Berlusconi e Tremonti hanno annunciato di aver risolto il problema dei rifiuti? Tutto. Tutto quello che è necessario per passare da una gestione straordinaria che in 14 anni è stata la principale fonte del disastro a una gestione ordinaria che restituisca al governo del territorio - comuni, province e regione - le competenze previste dal nostro ordinamento e rispetti i principi della normativa europea e italiana: primo ridurre la produzione di rifiuti; poi recuperare materia; quindi estrarre energia solo se non si può recuperare materia; discarica solo per ciò che non si può recuperare. Per ridurre la produzione di rifiuti bisogna promuovere, con appositi accordi. il vuoto a rendere (sia riciclabile che pluriuso) e la vendita alla spina di prodotti in grani, in polvere e liquidi; scoraggiare gli articoli usa e getta (pannolini, stoviglie e gadget ) incentivando gli equivalenti lavabili e/o durevoli; promuovere l'acqua del rubinetto e scoraggiare quella minerale dove gli acquedotti sono sani; valorizzare i rifiuti elettrici e elettronici (in sigla, Raee), accelerando l'attuazione dell'accordo che ne prevede ritiro e riciclo; sostenere il commercio dell'usato offrendo ai «mercatini» spazi adeguati a fianco degli ecocentri dove intercettare quello che a cittadini e aziende non serve più; sostenere il compostaggio domestico e quello in fattoria: cioè lo scambio diretto di sostanza organica con alimenti biologici tra ristoratori o negozi alimentari e agricoltori. Per recuperare materia e riciclarla bisogna fare la raccolta differenziata (Rd) tra le famiglie e tra le aziende: sia quelle commerciali che manifatturiere, edili e agricole. Con le aziende è più facile, perché producono sempre gli stessi rifiuti, in grandi lotti: c'è solo bisogno di fornire assistenza tecnica per tenerli separati e indirizzarli verso imprese in grado di recuperarli. Per sviluppare la Rd tra famiglie e negozi bisogna riorganizzare alle radici consorzi e aziende pubbliche e private che oggi se ne occupano quasi tutte in modo inadeguato. Per riciclare imballaggi e frazione organica ci vogliono impianti di selezione e di compostaggio e mercati di sbocco per materiali riciclati e compost . Ai primi provvede il Consorzio nazionale imballaggi: è la sua mission istituzionale che il prezzo del petrolio agevola, perché sarà sempre più comveniente riciclare materiali che fabbricarne di nuovi. Al compostaggio cercano di provvedere i nuovi impianti in corso di finanziamento da parte della regione e le associazioni dei coltivatori, affamati di compost per ridurre la desertificazione dei suoli. Il rifiuto che continuerà a sfuggire alla Rd deve venir trattato in impianti meccanico-biologici (Tmb o Cdr). Sono gli impianti che Fibe-Impregilo, prima, e i commissari, poi, hanno mandato in malora, facendoli lavorare oltre le loro potenzialità o eliminando la manutenzione. Fibe per produrre quante più «ecoballe» possibile, invece che vero Cdr, contando di lucrare gli incentivi Cip6 con i quali più rifiuti si bruciano e più si guadagna; i commissari pensando di «far sparire» la monnezza impacchettandola. Questi impianti vanno riparati e riattivati; dovranno separare la frazione organica da quella secca e entrambe dallo scarto destinato a discarica. La frazione organica, una volta stabilizzata, è un prodotto indispensabile per le bonifiche dei suoli; quella combustibile, invece di essere accumulata in attesa di inceneritori che non arrivano mai può essere ceduta per alimentare cementifici, fornaci, altoforni, centrali elettriche a carbone o impianti di gassificazione. Con i prezzi attuali dei combustibili, il CDR è ambito e conteso; ma diventa conveniente anche estrarre e riciclare molto del materiale ancora presente in questo flusso: cosa realizzabile con alcune modifiche degli stessi impianti. Le ecoballe già accumulate non potranno mai essere bruciati in quegli inceneritori; se non si vuole lasciarle lì per sempre, andranno affidate alle sole imprese in grado di valorizzarle: quelle che operano sui cicli di combustione del carbone o del gas. Poi c'è da bonificare i suoli inquinati e prevenire nuovi sversamenti abusivi di rifiuti tossici.