mercoledì 15 dicembre 2010
Il menu di Natale inquina. E molto.
Molto, se si portano in tavola cibi esotici che vengono da lontano.
Finti “lussi” messi in una lista nera da Coldiretti, che traduce il loro impatto in numeri: un chilo di albicocche australiane – nella top ten dei prodotti esotici serviti sulla tavola delle feste – solo per il trasporto brucia 9,4 chili di petrolio e libera 29,3 chili di anidride carbonica. Un chilo di ciliegie del Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l'emissione di 21,6 chili di anidride carbonica. Stessa storia per i mirtilli che vengono dall'Argentina e devono volare oltre 11mila chilometri, consumando di 6,4 kg di petrolio e liberando 20,1 chili Co2. Tra i prodotti più diffusi che rischiano di "inquinare il Natale" ci sono anche le angurie del Brasile, le more dal Messico (che segnano un aumento delle importazioni peri al 6100%) , gli asparagi dal Perù, i meloni dal Guadalupe e i fagiolini dall'Egitto.
Veri nemici dell’ecomenù, possono essere rimpiazzati da mele, pere, mandarini, arance, kiwi e melograni. Da utilizzare senza produrre troppi scarti, nel nome delle tre R più sostenibili del pianeta: Riciclo, Riuso, Riparo.
Qualche idea rubata all’agenda della nonna? Tenere le bucce del mandarino da buttare sulle braci del camino (o della griglia) per profumare tutta la casa con un effetto aromaterapico tonificate e rilassante; non buttare le arance ammaccate: basta infilare nella loro buccia qualche chiodo di garofano e pezzo di cannella per trasformarle in un delizioso profumatore naturale per gli armadi.
(da atelierdelriciclo.org)
lunedì 1 novembre 2010
Cartucce per stampanti: anche esaurite hanno un valore
Presso i punti vendita Eco Store, catena italiana di negozi in franchising di cartucce per stampanti rigenerate e compatibili, toner rigenerati e carta per stampanti, le cartucce per stampanti esauste possono infatti essere smaltite negli Eco Point. Gli Eco Point sono veri e propri centri di raccolta presso il quale portare e smaltire le cartucce per stampanti vuote. Sono facilmente identificabili grazie al pannello con il logo di Legambiente all’interno dei negozi di cartucce per stampanti Eco Store.
Conferendo le cartucce negli Eco Point, oltre alla soddisfazione di dare valore alle cartucce per stampanti vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente, si viene anche premiati:
* Per le cartucce per stampanti ink-jet rigenerabili con 1 euro.
* Per le cartucce per stampanti non rigenerabili con una salvietta per il monitor del PC.
L’iniziativa è sviluppata in collaborazione con Legambiente.
Il rapporto con Legambiente nasce nel 2005 con la sponsorizzazione dell’edizione italiana di Clean Up the World, “Puliamo il mondo”. Da allora l’associazione sponsorizza Eco Store nei progetti legati alla sostenibilità ambientale, alla volontà di produrre meno rifiuti possibile e di smaltirne correttamente il più possibile.
Eco Store, da sempre attenta al processo di rigenerazione delle cartucce per stampanti esauste, mette in campo ogni anno, nuove azioni volte al riuso e al corretto smaltimento dei vuoti.
Nei negozi Eco Store, infatti, i clienti hanno diverse possibilità per dare valore alle cartucce vuote e evitare che vengano disperse nell’ambiente.
* Le cartucce per stampanti che non si possono ricaricare possono essere smaltite nell’Eco Point.
* Le cartucce per stampanti ricaricabili possono essere riutilizzate fino a 5 volte, ricaricandole con l'innovativo sistema professionale Ink Evolution.
* Sono disponibili infine Kit di ricarica per cartucce per stampanti ink jet che consentono, con meno di 3 euro, la ricarica “fai da te” delle cartucce a getto d’inchiostro.
Maggiori informazioni su www.ecostore.it.martedì 24 marzo 2009
Roma, 20 mila posti di lavoro con la green economy
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
giovedì 26 febbraio 2009
No alle discariche abusive. Aperto il primo Ecopoint a Pieve
giovedì 19 febbraio 2009
È il clima la prima urgenza
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Rifiuti sottozero, da Napoli proposta per cambiare
venerdì 30 gennaio 2009
Grande fratello all'amido di mais
mercoledì 28 gennaio 2009
Presidio dei comitati cittadini contro gli inceneritori di Formigoni
La stragrande maggioranza della classe politica italiana, di tutti gli schieramenti, dimostra di non possedere adeguata conoscenza e responsabile coscienza di quanto strategica e decisiva sia la politica dei rifiuti: sul piano della salute e della sostenibilità ambientale, della produzione e del consumo in modo sano e sobrio e pulito. La drammaticità della questione dei rifiuti non è limitata all'area napoletana e campana: è nazionale. Puntare prioritariamente sull'incenerimento e sulle discariche, da parte di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, significa rimanere fermi al vecchio disastroso modo di produrre; significa aumentare l'inquinamento e peggiorare le condizioni climatiche ed ambientali; significa precludersi la strada verso l'innovazione tecnologica e lo sviluppo delle energie alternative rinnovabili e pulite. Il nome giusto e appropriato è inceneritore: l'impianto che brucia i rifiuti; e non esiste e non potrà esistere una macchina che bruci in maniera innocua e pulita: "Nulla si distrugge..."! Cinica mistificazione: l'inceneritore diventa termovalorizzatore. E' falso: non valorizza energia e quella poca che produce non riduce fumi e fanghi velenosi che vanno in discarica, non riduce i 270 tipi di inquinanti che emette (in particolare le micropolveri PM10 e PM2,5). Si tratta di una specie di falso ideologico per giustificare i 53 miliardi di euro all'anno che i gestori degli inceneritori incassano in Italia tramite il 7% in più sulla nostra bolletta energetica, come (Udite! Udite!...) incentivo alla voce "fonti rinnovabili"!? E' più appropriato chiamare l'inceneritore un cancrovalorizzatore. Da uno studio dell'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa emerge "un eccesso di mortalità" nei 25 comuni con inceneritore esaminati. Inquietante l'allarme lanciato dalla F.I.M.M.G. (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale): «L'incenerimento dei rifiuti, fra tutte le tecniche di smaltimento, è quella più dannosa per l'ambiente e per la salute umana...Gli inceneritori producono polveri finissime che sfuggono ai filtri di depurazione, non vengono nemmeno misurate e costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle polveri del traffico. Gli inceneritori emettono inquinanti cancerogeni ...centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l'impatto sulla salute umana. L'incenerimento trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi e scarti di cibo, in componenti tossici e pericolosi...». Su 52 inceneritori che avvelenano il bel Paese, ben 13 sono in Lombardia! E, come se non bastassero, Formigoni Moratti e Penati ne vogliono costruire altri e potenziare quelli esistenti (tra cui quello di Desio, dove un comitato molto preparato e deciso dà battaglia su tutti i fronti). Il trio fa a gara per riservarsi localizzazione, e partecipazione al business (il cui incentivo è stato confermato dalla L. 210/dic.2008). Moratti nel suo comune (zona 5, parco sud), Penati nel suo territorio sestese dove dal 2002 il vecchio e malridotto inceneritore costituisce una vera bomba ecologica! I cittadini e le associazioni più consapevoli hanno dato vita a un Coordinamento dei comitati dell'area metropolitana milanese contro la dissennata politica dell'incenerimento. Le loro proposte alternative, coerenti con le norme europee, si fondano sulla cultura ecologica e sulle metodologie e tecnologie Rifiuti zero: Riduzione - Raccolta differenziata- Recupero-Riciclo-Riuso. E' l'altro modo di produrre e consumare. Si contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e di gas serra. Si tutela la salute. Si migliorano ambiente e qualità della vita. Ed è bene sapere che negli altri paesi europei ed occidentali non si costruiscono più inceneritori. Oggi dalle 9 alle 17, presidiomanifestazione al Pirellone in Piazza Duca d'Aosta per contestare il piano formigoniano dei rifiuti incentrato sull'incenerimento (viene inoltrata dettagliata denuncia alla Commissione europea per violazione di norme). Venerdi 30 gennaio alle 21, presso il Centro sociale Silvia Baldina in Via Forlì 15, Sesto San Giovanni, Assemblea per la chiusura dell'inceneritore di Sesto che, sito in un'area densamente urbanizzata e vicino ad asili e scuole, è obsoleto e quindi ancor più pericoloso per la salute pubblica.
giovedì 15 gennaio 2009
Raccolta pneumatica dei rifiuti a CityLife: Milano come Stoccolma
Il primo appuntamento sarà con i grattacieli «storti». La centrale di stoccaggio interrata sotto il nuovo parco
Sparati a 70 chilometri l'ora nel sottosuolo: carta, plastica, frazione umida, indifferenziata. Milano si prepara a rivoluzionare la raccolta dei rifiuti. Prima nelle case di lusso del nuovo quartiere di Milano CityLife, poi ai Navigli, quando si trasformerà in isola pedonale.Semplici prove d'orchestra per il gran concerto finale: il nuovo quartiere dell'Expo, quello che, a detta del sindaco Letizia Moratti, dovrà diventare un modello di sostenibilità ambientale per tutta Italia.Milano copia Stoccolma ed è pronta a importare la raccolta pneumatica dei rifiuti. Al punto che la Moratti vuole inserire, nel regolamento urbanistico, il seguente codicillo: ogni nuovo insediamento urbanistico dovrà prevedere la raccolta pneumatica dei rifiuti. Sistema semplice. Tre o quattro bocchettoni piazzati sul pianerottolo di casa o in strada, collegati da una fitta rete di tubi sotterranei a una centrale, dove un gigantesco aspiratore risucchia i rifiuti. Ad Hammarby Siostad, il quartiere paradiso degli ambientalisti svedesi, dove si ricicla anche l'acqua delle fognature per recuperarne il calore, sono spariti dalle strade i camion della spazzatura. E non si vede un sacchetto all'esterno neanche per un minuto. La Moratti, nella sua visita settembrina a Stoccolma, si è innamorata del progetto. E da ieri una delegazione milanese formata dall'assessore all' Ambiente, Edoardo Croci e e dal presidente di Amsa, Sergio Galimberti, più una nutrita schiera di tecnici, si è trasferita nella capitale scandinava per incontrare i vertici di Envac, la società che ha brevettato la raccolta pneumatica e l'ha esportata nel mondo.Il primo appuntamento sarà con i grattacieli «storti» della vecchia Fiera. Il progetto di massima c'è già: la raccolta pneumatica servirà 15 mila tra inquilini e uffici di CityLife. La centrale di stoccaggio sarà totalmente interrata sotto il nuovo parco e sarà raggiungibile dai camion dell'Amsa grazie a uno svincolo nel tunnel. I costi – circa 6 milioni di euro - saranno a carico della cordata vincitrice del bando di gara, mentre la gestione sarà affidata ad Amsa.«Il sindaco – precisa il presidente Galimberti — è entusiasta del nuovo sistema e ritiene che sia applicabile anche a Milano ove possibile, ossia in tutte le nuove strutture e nei nuovi insediamenti. Stiamo lavorando anche su Garibaldi-Repubblica ». L'altro appuntamento riguarda il sito dell'Expo. Nel dossier di candidatura, gli spazi che ospiteranno i padiglioni dovranno garantire un bassissimo impatto ambientale. «La raccolta pneumatica — conferma l'assessore Croci — non è stata inserita nel dossier di candidatura, ma è un'opportunità da considerare. Anche perché grazie alla società Expo sarà sotto il pieno controllo del pubblico. Quindi, si può cominciare a lavorarci da subito ». Ma Croci ha in mente anche un'altra «applicazione» dell'aspirapolvere mangia-rifiuti: «Quando partirà l'isola pedonale dei Navigli e si faranno i lavori per strade e marciapiedi si potrebbe sperimentare la raccolta pneumatica anche nei luoghi della movida».
martedì 2 dicembre 2008
A Rozzano l’Ecopoint esteso al quartiere Aler
Il progetto Ecopoint sarà allargato anche al quartiere Aler. Lo ha approvato l’altro giorno il consiglio comunale. Si tratta di una risposta concreta che giunge da una amministrazione comunale in prima linea contro il termovalorizzatore. Gli impianti Ecopoint sono stati sperimentati inizialmente al quartiere Alboreto e successivamente a Rozzano vecchio. Ora l’amministrazione vuole portare il nuovo servizio di raccolta differenziata nel quartiere popolare, il più esteso della città con circa seimila alloggi. Invece di utilizzare i tradizionali cassonetti, i nuovi abitanti del quartiere potranno depositare carta, vetro, plastica, umido e secco nei nuovi Ecopoint, isole ecologiche della capienza di 5 metri cubi, collocate sottoterra dove la temperatura dimezzata rallenta i processi di decomposizione. L’innovativo sistema, che funziona già dal settembre 2007 per circa 800 famiglie del quartiere Alboreto, è unico nel suo genere in Italia e consente di effettuare la raccolta differenziata in modo sicuro, igienico e nel rispetto dell’ambiente. «Il problema dello smaltimento dei rifiuti è troppo serio per essere strumentalizzato come sta avvenendo per la vicenda del termovalorizzatore - commenta il sindaco Massimo D’Avolio - la soluzione al problema dello smaltimento sta nel trasformare gran parte dei rifiuti in una risorsa per l’ambiente e per il nostro territorio. Noi non abbiamo deciso di sposare la battaglia del no all’inceneritore del Parco Agricolo del sud Milano ma proponiamo alternative valide come appunto gli Ecopoint. Il diffondersi di questo sistema è certamente una strada alternativa che consente di raggiungere punte di riciclo notevoli. Noi puntiamo a superare il 54% ». LE ISOLE ECOLOGICHE Ecopoint sono gestite in modo del tutto automatizzato per quanto concerne le operazioni di svuotamento e disinfezione e sono dotate di un sistema di rilevazione in tempo reale che fornisce tutte le informazioni necessarie a programmare il servizio di raccolta. A conferma dell’impegno dell’amministrazione comunale verso la sostenibilità ambientale, tutta l’energia che alimenta l’impianto è inoltre assicurata da pannelli solari. Notevoli i vantaggi anche sotto il profilo del risparmio per le famiglie, che eliminano i costi condominiali per l’acquisto e la pulizia dei cassonetti, la rotazione dei sacchi e il lavaggio del locale spazzatura. A garanzia della sicurezza degli utenti e della struttura, inoltre, gli Ecopoint sono dotati di un sistema di videosorveglianza per impedire che i rifiuti siano abbandonati indiscriminatamente.
mercoledì 22 ottobre 2008
Pmi in ritardo sul «bollino verde»
Raccolta differenziata, gestione energetica efficiente, utilizzo più razionale della carta, attenzione agli scarichi e alle emissioni nell'atmosfera. Anche una piccola e media impresa ha diverse possibilità di ridurre il proprio impatto ambientale. Un approccio organizzativo che può essere codificato attraverso la Iso 14001 o con la registrazione ambientale Emas, l'acronimo per la certificazione ambientale europea.Questi temi saranno al centro della Fiera Forum della registrazione ambientale Emas, ospitata da domani fino al 25 ottobre nel palazzo della Provincia di Bergamo. Una tre giorni di workshop, convegni ed esposizioni, organizzata da Provincia di Bergamo con il contributo della Regione Lombardia ( oltre che col patrocinio di Commissione europea, Arpa Lombardia, Confindustria Bergamo) con lo scopo di avvicinare le imprese lombarde al mondo della registrazione ambientale, ma anche per alimentare il dialogo tra le istituzioni e i oggetti già in possesso del certificato.Secondo i dati più recenti dell'Arpa, aggiornati a giugno di quest'anno, sono 139 i siti Emas lombardi, riferiti a 106 organizzazioni: 86 aziende, 13 consorzi, 2 comunità montane, cinque Comuni. Milano è la provincia più ricca di siti (38), seguita da Brescia (22), da Sondrio (17) e Bergamo (16).«Ci sono ancora molte potenzialità inespresse – spiega Claudia Veghi, dirigente dell'unità operativa Sviluppo sostenibile dell'Arpa Lombardia –. Confidiamo molto, da questo punto di vista, nel debutto del nuovo regolamento Emas III, che diventerà operativo nel 2010, e che prevede una maggiore comunicazione del logo, un colloquio più intenso con gli enti locali. Arpa ha già promosso da anni tavoli di lavoro insieme a tutti gli attori del sistema. A monte della richiesta di registrazione, infatti, è necessario risolvere le problematiche legate alle visite ispettive: è interesse di tutti che l'azienda arrivi in ordine all'audit finale».Dopo la corsa degli anni passati (i siti certificati sono passati dai 97 del 2006 ai 134 del 2007), ora si registra un assestamento. «Emas è ancora una grande sconosciuta – conferma Veghi –: bisogna lavorare molto sul fronte della promozione e rafforzare, anche a livello istituzionale, le possibilità, per chi è certificato, di sfruttare vantaggi, facilitazioni normative e operative ».
giovedì 16 ottobre 2008
Ambiente, in Lombardia promozione a metà
A penalizzare la Lombardia, sul fronte ambientale, sono gli indicatori relativi alla qualità dell'aria, ben al di sotto della media nazionale. Il rapporto Ecosistema urbano 2009, pubblicato il 13 ottobre sul Sole 24 Ore del Lunedì, restituisce la fotografia di una regione a due velocità, con province che scendono in classifica (Bergamo, Lecco, Mantova, Pavia) e altre che salgono (soprattutto Sondrio, Brescia e Lodi). Risultati che, nonostante si mantengano sopra al dato italiano, allontanano le città lombarde dalla top ten, dove l'anno scorso si erano posizionati, invece, tre centri su undici. A perdere il maggior numero di posizioni è la città di Bergamo (si veda intervista a fianco) che scende dal secondo al ventesimo posto. Oltre ai dati sulla qualità dell'aria,ad incidere sulle performance sono i consumi elettrici: in questa graduatoria, Bergamo e Mantova si classificano rispettivamente al 93Úe al 94Ú posto su 103 comuni capoluogo di provincia. «Sul piano energetico comunale – afferma Carlo Saletta, assessore del Comune di Mantova per lo Sviluppo sostenibile – ci stiamo lavorando. Vicino alla città c'è un grande polo chimico e la città risente degli insediamenti industriali. L'obiettivo è ridurre i consumi e la soluzione sono le autorizzazioni integrate ambientali ».Bergamo scende anche nella classifica delle isole pedonali urbane. Dato che, però, secondo le amministrazioni locali può essere giustificato facilmente: oggi in Lombardia vengono preferite soluzioni diverse, come le zone a traffico limitato (Mantova è al secondo posto nel ranking delle ztl) o le Zone 30, a velocità limitata, di cui il rapporto non tiene conto.È l'intera regione, invece, a ottenere una performance negativa nel consumo idrico domestico: i consumi giornalieri procapite di acqua potabile sono in quasi tutte le città superiori alla media nazionale (pari a 192 litri per abitante), in particolare a Bergamo, dove ogni giorno si consumano 247,2 litri per abitante. Anche gli indicatori relativi ai valori inquinanti (ozono, polveri sottili e biossido di azoto) segnano ovunque risultati poco soddisfacenti. «Normalmente una delle voci che ci permette di salire in queste classifiche – spiega l'assessore all'Ambiente della Provincia di Lecco, Marco Molgora – è la raccolta differenziata dei rifiuti. Sulla qualità dell'aria, però, sotto i 300 metri di altitudine, il problema della Lombardia è strutturale. Per fortuna ogni tanto i venti del lago compensano gli effetti della pianura». A penalizzare Lecco, che quest'anno è scesa di 14 posizioni, sono anche le politiche di mobilità urbana: la città, insieme a Como e Varese, si colloca oltre la metà della graduatoria nazionale per estensione di piste ciclabili e quantità di verde urbano fruibile. A registrare un salto di qualità, invece, è l'ecosistema di Sondrio, che guadagna 21 posizioni: «Sono giunti a maturazione i risultati di politiche di sistema – afferma l'assessore all'Ambiente.
martedì 14 ottobre 2008
L’ambiente e la Rete
mercoledì 24 settembre 2008
Campania, il rifiuto della raccolta differenziata
Che cosa c'è ancora da fare in Campania, dopo che Berlusconi e Tremonti hanno annunciato di aver risolto il problema dei rifiuti? Tutto. Tutto quello che è necessario per passare da una gestione straordinaria che in 14 anni è stata la principale fonte del disastro a una gestione ordinaria che restituisca al governo del territorio - comuni, province e regione - le competenze previste dal nostro ordinamento e rispetti i principi della normativa europea e italiana: primo ridurre la produzione di rifiuti; poi recuperare materia; quindi estrarre energia solo se non si può recuperare materia; discarica solo per ciò che non si può recuperare. Per ridurre la produzione di rifiuti bisogna promuovere, con appositi accordi. il vuoto a rendere (sia riciclabile che pluriuso) e la vendita alla spina di prodotti in grani, in polvere e liquidi; scoraggiare gli articoli usa e getta (pannolini, stoviglie e gadget ) incentivando gli equivalenti lavabili e/o durevoli; promuovere l'acqua del rubinetto e scoraggiare quella minerale dove gli acquedotti sono sani; valorizzare i rifiuti elettrici e elettronici (in sigla, Raee), accelerando l'attuazione dell'accordo che ne prevede ritiro e riciclo; sostenere il commercio dell'usato offrendo ai «mercatini» spazi adeguati a fianco degli ecocentri dove intercettare quello che a cittadini e aziende non serve più; sostenere il compostaggio domestico e quello in fattoria: cioè lo scambio diretto di sostanza organica con alimenti biologici tra ristoratori o negozi alimentari e agricoltori. Per recuperare materia e riciclarla bisogna fare la raccolta differenziata (Rd) tra le famiglie e tra le aziende: sia quelle commerciali che manifatturiere, edili e agricole. Con le aziende è più facile, perché producono sempre gli stessi rifiuti, in grandi lotti: c'è solo bisogno di fornire assistenza tecnica per tenerli separati e indirizzarli verso imprese in grado di recuperarli. Per sviluppare la Rd tra famiglie e negozi bisogna riorganizzare alle radici consorzi e aziende pubbliche e private che oggi se ne occupano quasi tutte in modo inadeguato. Per riciclare imballaggi e frazione organica ci vogliono impianti di selezione e di compostaggio e mercati di sbocco per materiali riciclati e compost . Ai primi provvede il Consorzio nazionale imballaggi: è la sua mission istituzionale che il prezzo del petrolio agevola, perché sarà sempre più comveniente riciclare materiali che fabbricarne di nuovi. Al compostaggio cercano di provvedere i nuovi impianti in corso di finanziamento da parte della regione e le associazioni dei coltivatori, affamati di compost per ridurre la desertificazione dei suoli. Il rifiuto che continuerà a sfuggire alla Rd deve venir trattato in impianti meccanico-biologici (Tmb o Cdr). Sono gli impianti che Fibe-Impregilo, prima, e i commissari, poi, hanno mandato in malora, facendoli lavorare oltre le loro potenzialità o eliminando la manutenzione. Fibe per produrre quante più «ecoballe» possibile, invece che vero Cdr, contando di lucrare gli incentivi Cip6 con i quali più rifiuti si bruciano e più si guadagna; i commissari pensando di «far sparire» la monnezza impacchettandola. Questi impianti vanno riparati e riattivati; dovranno separare la frazione organica da quella secca e entrambe dallo scarto destinato a discarica. La frazione organica, una volta stabilizzata, è un prodotto indispensabile per le bonifiche dei suoli; quella combustibile, invece di essere accumulata in attesa di inceneritori che non arrivano mai può essere ceduta per alimentare cementifici, fornaci, altoforni, centrali elettriche a carbone o impianti di gassificazione. Con i prezzi attuali dei combustibili, il CDR è ambito e conteso; ma diventa conveniente anche estrarre e riciclare molto del materiale ancora presente in questo flusso: cosa realizzabile con alcune modifiche degli stessi impianti. Le ecoballe già accumulate non potranno mai essere bruciati in quegli inceneritori; se non si vuole lasciarle lì per sempre, andranno affidate alle sole imprese in grado di valorizzarle: quelle che operano sui cicli di combustione del carbone o del gas. Poi c'è da bonificare i suoli inquinati e prevenire nuovi sversamenti abusivi di rifiuti tossici.