Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha dichiarato durante il suo intervento a CortinaIncontra, che "c'e' un grande futuro per le rinnovabili, ma fra 20, 30, 40 anni"
"Le rinnovabili, almeno quelle che conosciamo oggi e abbiamo a disposizione sono una cosa piccola piccola e che non ha nessuna possibilità di risolvere i bisogni di energia dell'umanità. Questo non per dire di non farle - ha aggiunto Paolo Scaroni - ma per sapere che non andiamo da nessuna parte. Le rinnovabili, in particolare in Italia, sono di due tipi: l'eolico e ricordiamo che per far girare le pale ci vuole vento, e l'Italia è il paese meno ventoso del pianeta" Poi c'e' il solare, ma "i pannelli che voi usate sono di una tecnologia vecchissima, anteguerra, che non ha potuto evolvere, basata sul silicio; produrre silicio ha un costo energetico elevatissimo per cui io penso che con questo solare non andiamo da nessuna parte".
Secondo Paolo Scaroni, infatti, bisogna essere pronti con le possibili alternative per quando finiranno gli idrocarburi, tra 80 o 90 anni.
Visualizzazione post con etichetta energia eolica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energia eolica. Mostra tutti i post
domenica 29 agosto 2010
martedì 27 luglio 2010
Cnel: incontro su energia e sviluppo sostenibile
Il CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile hanno presentato, mercoledì scorso, lo studio "Le ricadute economiche e occupazionali degli scenari di produzione elettrica al 2020 in Italia”. Lo studio ha fornito dati e considerazioni utili per una valutazione delle produzioni, dei costi e dei posti di lavoro, totali e settoriali per l’eolico ed il fotovoltaico, all’interno del settore elettrico nazionale, ritenuti realistici nel prossimo decennio. In uno di questi scenari le fonti rinnovabili in Italia coprono oltre il 20% del consumo interno lordo. Naturalmente i risultati variano in funzione delle diverse tecnologie e del pieno utilizzo delle loro potenzialità e dipendono anche dal potenziamento di tutta la filiera delle rinnovabili, tenendo conto che per il passato le importazioni di pale eoliche e di celle per i moduli fotovoltaici hanno fatto aumentare l’occupazione nei Paesi esteri penalizzando l’Italia, per cui lo sviluppo dell’occupazione e del fatturato delle fonti rinnovabili in Italia dipende più da decisioni politiche che da possibilità tecniche e scientifiche.Per decisioni politiche errate, prese nel passato, oggi in Italia paghiamo l’energia elettrica il 30% in più degli altri cittadini europei. La riunione è stata aperta dal Presidente della V commissione del CNEL, Giuseppe Perasso mentre lo studio è stato illustrato da Claudio Falasca, Consigliere del CNEL, e da Andrea Barbabella della Fondazione Sviluppo Sostenibile.Gli interventi programmati sono stati effettuati da:Paolo Carcassi, della UIL; Costantino Lato, Direttore Studi e Statistiche GSE; Stefano Leoni, Presidente WWF Italia; Ennio Fano, Consulente energetico ambientale e da Simone Togni, segretario Generale ANEV.Nel corso della discussione è intervenuto Bruno Latella, Presidente Onorario di UNIMPRESA il quale ha detto che Unimpresa è stata costituita nel 1992 come associazione regionale campana e poi trasformata, nel 2004, in organismo nazionale. Oggi associa micro, piccole e medie imprese di ogni settore produttivo, secondo le norme comunitarie, ed è presente su tutto il territorio italiano con Federazioni nazionali, regionali e territoriali attraverso le quali vengono forniti i servizi ad oltre 100 mila associati.Tra i molti servizi forniti da UNIMPRESA ci sono anche quelli che riguardano le fonti energetiche rinnovabili e la tutela dell’ambiente.
(piemmeimpresa.info)
(piemmeimpresa.info)
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
fotovoltaico
martedì 7 aprile 2009
Raffaele Lombardo a Le Monde "Puntiamo sul solare"
«Con un investimento di cinque miliardi di euro, la Sicilia in cinque anni sarà in grado di diventare un modello di riferimento in materia di energie alternative, puntando principalmente su quella solare». Così il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, in un´intervista pubblicata dal quotidiano francese Le Monde, a proposito del piano energetico adottato nell´Isola. Il governatore promette «regole severe, trasparenza nei finanziamenti ai progetti, certificazioni a norma». Le Monde dedica ampio spazio anche al consulente per l´energia della commissione europea, Jeremy Rifkin che, recentemente a Palermo per una lectio magistralis, ha approvato le scelte di Lombardo, giudicandole una vera e propria rivoluzione, in grado di porre la Sicilia all´avanguardia. L´articolo ha approfondito anche i temi trattati nell´ambito del convegno internazionale organizzato a Palermo da Italia Nostra, "Il Paesaggio sotto attacco. La questione eolica". (Da Repubblica)
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
eni,
paolo scaroni
lunedì 30 marzo 2009
Sicilia, venti di crisi sulle pale eoliche
Soffiano venti di crisi sull'eolico in Sicilia. Dopo le denunce delle settimane scorse da parte del sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, su presunti interessi mafiosi attorno al business delle pale eoliche, cresce nell'Isola il fronte dei contrari allo sviluppo della cosiddetta energia pulita. L'ultima voce di rigetto è arrivata ieri (venerdì 27) da Palermo, dove si è tenuto il convegno internazionale «Il paesaggio sotto attacco. La questione eolica», organizzato da Italia Nostra. A evidenziare alcune perplessità sull'eolico è stato innanzitutto il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che ha ricordato, a questo proposito, le norme più restrittive introdotte dal Piano ambientale regionale, pubblicato proprio ieri sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. «Non so se la nostra sarà una battaglia vincente perché siamo attaccati da tutte le parti», ha detto il governatore, «Con questo piano mi sono fatto qualche nemico, ma spero che servirà a diffondere la consapevolezza tra i siciliani della necessità di difendere i propri tesori, tra i quali c'è il paesaggio». Lombardo ha poi precisato di «non essere contro l'eolico, sono per l'eolico minimo». E ha assicurato che il nuovo piano energetico si è ispirato ai principi «della sicurezza e della convenienza» Assolutamente contrario, invece, Carlo Ripa di Meana, consigliere nazionale di Italia Nostra, secondo cui «finalmente è stata svelata la vocazione affaristica dell'eolico e pure la modestia del suo apporto energetico». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Valery Giscard d'Estaing, ex presidente della Repubblica francese e presente ieri a Palermo: «Il paesaggio europeo e siciliano sono gravemente minacciati dalle pale eoliche», ha osservato Giscard d'Estaing. Che ha consigliato, invece, di «focalizzare l'attenzione sull'energia solare e, prima ancora, su quella nucleare». All'incontro hanno preso parte anche alcune associazioni ambientaliste che hanno ribadito la propria contrarietà al business dell'eolico. In particolare, fanno osservare le stesse associazioni, «colpisce l'innegabile sproporzione tra il grave danno ambientale causato dalle selve degli aerogeneratori e il loro contributo, del tutto marginale, alla soluzione del problema energetico». (Da Mf Sicilia)
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
nucleare
venerdì 20 marzo 2009
Shell: basta con le energie rinnovabili
Royal Dutch Shell annuncia che taglierà drasticamente gli investimenti relativi alle energie rinnovabili, come eolico e fotovoltaico per concentrarsi prinicipalmente su petrolio, gas e biocombustibili. Un decisione che ha scatenato la protesta di ambientalilsti e organizzazioni umanitarie. E' stato lo stesso presidente di Shell, Jeroen van der Veer a dichiarare: «Non credo che avranno possibiltà di sviluppo presso la nostra compagnia». La ragione? In parole semplici: costano troppo. Duro il commento del capo di Greenpeace: «Dopo aver per anni proclamato il loro impegno per una energia pulita, si tirano fuori da quelle tecnologie che andrebbero accresciute se voglamo veramente dare un taglio alle emissioni». Per non dire della volontà di incrementare lo sviluppo del biocombustibile. Dall'ultimo rapporto Fao: «Deforestazione, dovuta ad un mutamento della destinazione d'uso dei terreni, ricaduta sulla situazione dell'acqua, diminuzione della biodiversità sono tutti fenomeni che incidono negativamente sull'ambiente e riconducibili allo slittamento produttivo verso i biocombustibili.Quanto l'incremento della domanda di materie prime come zucchero, mais ecc., necessarie alla produzione di biocarburanti liquidi, causando il rialzo dei prezzi dei generi alimentari rappresenta nel breve periodo una seria minaccia alla sicurezza alimentare per le fasce più bisognose della popolazione mondiale». (Da Il Riformista)
Etichette:
biocombustibili,
biodiversità,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
fotovoltaico,
gas,
grennpeace,
petrolio
mercoledì 18 marzo 2009
In Gran Bretagna è guerra tra nucleare ed eolico
Il gruppo energetico francese Edf e quello tedesco E.On hanno avvertito il governo inglese che potrebbero ritirare i piani per la costruzione dei nuovi impianti nucleari a meno che l'esecutivo non riduca i propri obiettivi rispetto all'energia da fonte eolica. Le richieste, presentate in occasione della consultazione indetta dal governo sull'energia rinnovabile hanno rinnovato le preoccupazioni dei produttori del settore eolico sul fatto che i due settori, quello del nucleare e quello legato alla fonte del vento, non possano crescere contemporaneamente. Edf ed E.On, due delle maggiori utilities al mondo, hanno fatto sapere che i tentativi di raggiungere la quota del 35% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili non solo risultano poco realistici, ma danneggiano anche i piani di sviluppo alternativi, come quelli per la costruzione di centrali nucleari.«Lo sviluppo intensivo di energia intermittente, com'è quella da fonte rinnovabile, richiederà, nelle fasi in cui le rinnovabili non saranno tanto abbondanti da rispondere ai bisogni energetici, la realizzazione di impianti che comportano emissioni di biossido di carbonio», ha spiegato Edf. «Queste saranno, probabilmente, in gran parte a gas e rischiano di compromettere, perciò, gli sforzi di ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. L'obiettivo del 25% prodotto da fonti rinnovabili, invece, provvederebbe a migliorare la piattaforma condivisa, in modo da decarbonizzare la produzione di energia dopo il 2020, attraverso una combinazione di rinnovabili, nucleare, carbone e gas con il metodo della cattura e sequestro del carbonio».Ma il tentativo di diminuire il contributo delle rinnovabili al mix energetico ha mandato su tutte le furie i gruppi ambientalisti. «Abbiamo sempre detto che il nucleare avrebbe messo a repentaglio le fonti rinnovabili e danneggiato gli sforzi britannici di combattere il cambiamento climatico; ora Edf ci dà ragione», ha argomentato Nathan Argent, alla guida della divisione energia di Greenpeace.«Il National grid», che è la società che gestisce la rete britannica di distribuzione del gas e dell'elettricità, «mostra come esistano nel paese le risorse per superare la quota del 30% di rinnovabili, sul totale dell'energia prodotta. Edf sta cercando di arrestare gli sforzi per affidare alla Gran Bretagna la più importante tecnologia in grado di combattere il cambiamento climatico per avere la possibilità di tutelare i suoi interessi sull'atomo».Il gruppo ambientalista Amici della Terra concorda: «Il Regno Unito è il paese europeo con più risorse idriche», ha protestato il direttore esecutivo, Andy Atkins, «noi dovremmo sviluppare al massimo le rinnovabili e sfruttare quanto più è possibile queste fonti di energia pulita e sicura e non sostenere gli interessi industriali francesi». (da Italia Oggi)
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
Etichette:
energia eolica,
energie rinnovabili,
eni,
gas,
grennpeace,
nucleare,
paolo scaroni
martedì 3 marzo 2009
Con Eolica Expo Mediterranean 2009 soffia il vento dello sviluppo economico
Continua la crescita esponenziale del settore eolico, che non conosce crisi e crea le migliori premesse per la settima edizione di Eolica Expo Mediterranean, il Salone internazionale per l'elettricità del vento, che si terrà dal 30 settembre al 2 ottobre 2009 nel quartiere espositivo di Fiera di Roma
Etichette:
energia eolica,
energie rinnovabili,
Fiere e festival
venerdì 27 febbraio 2009
La presentazione di Energethica alla Fiera diventa uno spot contro il nucleare
Parte il 5 marzo per tre giorni presso la Fiera del Mare di Genova la quarta edizione di Energethica, il Salone dell'energia rinnovabile e sostenibile. Dove con Energia rinnovabile e sostenibile si intendono quasi tutte le fonti di energia alternativa al petrolio e al combustibile fossile. Quasi tutte, in quanto dagli organizzatori del Salone sono state considerate come tali gli impianti solari, i parchi eolici, le centrali idro-elettriche, i moderni impianti a biomassa, biogas e quelli geotermici, nonché le celle a combustibile ad idogeno. Ma non il nucleare. All'interno del salone sarà infatti organizzato un apposito convegno («Economia, società e sicurezza: il costo del nucleare» 7 marzo ore 10) per dibattere sul nucleare, con una impostazione volta a questo unico obiettivo: «supportare le riserve sinora sottintese con argomentazioni che trascendono quelle ambientali ed etiche». In poche parole, mostrare come la scelta del Governo di tornare al nucleare sia sbagliata in quanto - si legge su tutti i comunicati - «a nostro avviso distrarrebbe dalla microgenerazione distribuita» ovvero «danneggerebbe i piccoli produttori, ridurrebbe i posti di lavoro e favorirebbe i rischi di incidenti bellici/terroristici». Netta la presa di posizione anche di Legambiente, con la sua campagna «Per il clima contro il nucleare» e delle Istituzioni a voce di Franco Zunino, assessore all'Ambiente della Regione Liguria: «La scelta del Nucleare è sbagliatissima da parte del Governo. Nucleare è fonte né rinnovabile, né pulita. Noi non la vogliamo, vogliamo solo energie rinnovabili pulite e questo ribadiremo durante Energethica».Non solo il NO al Nucleare; svariati altri temi che saranno toccati durante la tre giorni del Salone: dai cosiddetti «impianti domotici» (ovvero agli impianti ed efficienza energetica, in particolare con un controllo oculato della produzione di energia elettrica e termica), alle agro-energie (attività di produzione energetica da ambito agricolo); dalle bioarchitettura, ai trasporti, per arrivare anche ad un tema che tocca Genova da vicino, come quello dell'ottimizzazione energetica dei porti. Gli espositori esteri passeranno dall'8% della scorsa edizione al 22% di quest'anno: a fianco di Germania, Austria, Inghilterra e USA, si avranno anche gli stand di Paesi Bassi, Grecia Cina e India. L'internazionalizzazione del Salone - sottolineano gli organizzatori - è dovuta ad una scelta precisa: quella di fare di Energethica una esposizione non solo tecnica ma anche culturale. Per il programma dettagliato consultare il sito www.energethica.it. (Da Il Giornale)
martedì 10 febbraio 2009
La sfida del solare italiano: attirare il "venture capital"
Dalla progettazione al finanziamento, dall’esecuzione fin a, soprattutto, l’assistenza postvendita. E in ognuno di questi passaggi far ricorso alle più avanzate tecnologie esistenti attraverso un contatto diretto con i centri di ricerca più avanzati. E’ il tentativo dell’Mx Group, società nella progettazione e realizzazione di sistemi integrati per la produzione di energia da fonte solare, nonché da altre fonti rinnovabili a partire da quella eolica. «Il nostro obietivo è diventare ‘Epc’, ovvero Engeenering Procurement, Contractor. E' la formula che indica la completezza della nostra attività, ed è nel mercato anglosassone la via per accedere all’interessamento dei tanti fondi di venture capital attivi in questo settore», spiega Alessandro Sotgiu, direttore generale di Mx Group. «Sarebbe un salto di qualità forse decisivo: nel mondo anglosassone e nell’Europa del nord è diventato prassi l’acquisto di un singolo impianto da parte di uno di questi fondi, il quale ha garantito un rendimento annuo dell’812% e finanzia nel contempo la realizzazione della centrale. E’ una formulachiave se si vuole dare un vero impulso all’energia solare, ma che in Italia per una serie di motivi, dalle difficoltà di ottenere le necessarie fidejussioni bancarie alle incertezze sui siti, non si è ancora riusciti ad attuare. Ma contiamo di essere noi ad aprire questa via».Grazie alla figura del General Contractor si parte dall'attività di ingegneria e progettazione, si continua con la fornitura del prodotto, e si garantisce l'esattezza della performance. L’attività del gruppo è realizzata con una filiera che si snoda in tre rami complementari: innanzitutto la produzione dei componenti necessari alla realizzazione di impianti fotovoltaici, come moduli, inverter, strutture di sostegno. Il flusso dell'attività EPC inizia con un attento "audit" del cliente: analisi delle sue esigenze e delle disponibilità, al fine di definire la soluzione più opportuna. Tecnicamente il prodotto di punta è il modulo Suncase, composto da sessanta celle fotovoltaiche in silicio multicristallino, connesse elettricamente in serie. Lo speciale vetro utilizzato nella parte superiore del modulo ottimizza la trasmissione luminosa sulle celle e assicura protezione dagli agenti atmosferici. L’inverter è il cuore dell’impianto: la sua funzione è quella di convertire la corrente continua prodotta dal generatore fotovoltaico in corrente alternata e renderla utilizzabile per i comuni usi di rete.
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
fotovoltaico
martedì 3 febbraio 2009
Libri: capitalismo ecologico
Complice la crisi economica mondiale, che spinge a elaborare in fretta nuove strategie, le aziende che investono nell'industria delle energie alternative sembrano meglio posizionate. Questi capitani di un'industria attenta ai cambiamenti climatici si preparano a raccogliere rendimenti di lungo periodo. Tra le speranze degli autori, quella che l'era Obama, e la corsa ai grandi lavori pubblici lanciata dalla crisi, portino a un capitalismo rispettoso dell'ambiente. Tra le società "etiche" che investono con un occhio di riguardo all'ambiente,non solo noti protagonisti dell'industria verde, come produttori di pale eoliche o pannelli solari, ma anche società di tlc e assicurative.
Sustainable Investing, the Art of Long Term Performance C. Krosinsky, N. Robins 19,99 sterline.
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
Sustainable Investing, the Art of Long Term Performance C. Krosinsky, N. Robins 19,99 sterline.
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
mercoledì 21 gennaio 2009
Fiori di luce salva-energia in strada
Il concept Light blossom rappresenta un ulteriore passo verso un illuminazione stradale ecosostenibile. Sfrutta l'energia solare ed eolica di giorno,aprendosi come un fiore,per fare luce di notte solo quandoè necessario,cioè in presenza di persone vicine, contribuendo cosìalla diminuzione del cosiddetto "inquinamento luminoso".L'illuminazione a Led consuma metà dell'energia di un lampione tradizionale. Grazie alle sue celle fotovoltaiche e al suo rotore eolico,Light blossom è non solo autosufficiente,ma può anche immettere energia nella rete.Rappresenta una soluzione per i Paesi emergenti privi di infrastruttura energetica.
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
eni,
fotovoltaico,
inquinamento,
paolo scaroni
venerdì 16 gennaio 2009
Usa, sviluppo dell’eolico e migliorare l’efficienza energetica, un gran volano per l’economia
Da apnorama
Il presidente eletto americano ne è convinto: investire sulle energie rinnovabili è un affare. Per questo Barack Obama ha annunciato che intende varare un piano decennale da 150 miliardi di dollari nell’eolico, nel solare e nei biocarburanti, prendendo tre piccioni con una fava: inquinare meno, ridurre la dipendenza energetica e creare un volano per l’economia che genererà, si stima, 5 milioni di posti di lavoro.
Si può fare altrettanto in Italia? In misura ridotta sì, e senza gravare sulla finanza pubblica. La fonte di energia rinnovabile più efficiente e con maggiore spazio di crescita è quella eolica. Oggi in Italia i generatori a vento hanno una potenza pari a quasi 3 mila megawatt e coprono appena il 2 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità. Uno studio dell’Associazione nazionale energia del vento (Anev) mostra che entro il 2020 sarebbe possibile passare a 16 mila megawatt installati, coprendo così dal 7 al 9 per cento del fabbisogno. I mulini salirebbero dagli attuali 3.500 a circa 10 mila, limitando al minimo possibile, ritengono all’Anev, l’impatto sul paesaggio.
Questo sviluppo sarà finanziato dai certificati che devono comprare le aziende più inquinanti, quindi senza prendere un euro dallo Stato. «In più» sottolinea Simone Togni, segretario generale dell’Anev, «una ricerca condotta con la Uil (presentata il 28 novembre) mostra che i posti di lavoro nel settore passerebbero da 13 mila a 66 mila e, parallelamente, verrebbe stimolato lo sviluppo di nuove aziende. Quello che chiediamo al governo è di rendere più semplici le procedure, come già stabilito dalla legge».
Altro fronte su cui puntare è l’efficienza energetica: un rapporto curato dal Politecnico di Milano per Greenpeace indica che in Italia esiste un potenziale di risparmio ottenibile entro il 2020 superiore al 20 per cento fissato dal pacchetto clima europeo. Questa efficienza si può ottenere migliorando le tecnologie usate attualmente nelle case, negli uffici e nelle industrie (motori elettrici, sistemi di condizionamento dell’aria, elettrodomestici, illuminazione...). Basti pensare che un frigorifero comprato ora consuma un terzo rispetto a quelli degli anni 90. Ma il bello è che, oltre a tagliare 50 milioni di tonnellate di CO2, una maggiore efficienza energetica creerebbe in Italia, secondo il Politecnico, 60 mila posti di lavoro in 14 anni.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Il presidente eletto americano ne è convinto: investire sulle energie rinnovabili è un affare. Per questo Barack Obama ha annunciato che intende varare un piano decennale da 150 miliardi di dollari nell’eolico, nel solare e nei biocarburanti, prendendo tre piccioni con una fava: inquinare meno, ridurre la dipendenza energetica e creare un volano per l’economia che genererà, si stima, 5 milioni di posti di lavoro.
Si può fare altrettanto in Italia? In misura ridotta sì, e senza gravare sulla finanza pubblica. La fonte di energia rinnovabile più efficiente e con maggiore spazio di crescita è quella eolica. Oggi in Italia i generatori a vento hanno una potenza pari a quasi 3 mila megawatt e coprono appena il 2 per cento del fabbisogno nazionale di elettricità. Uno studio dell’Associazione nazionale energia del vento (Anev) mostra che entro il 2020 sarebbe possibile passare a 16 mila megawatt installati, coprendo così dal 7 al 9 per cento del fabbisogno. I mulini salirebbero dagli attuali 3.500 a circa 10 mila, limitando al minimo possibile, ritengono all’Anev, l’impatto sul paesaggio.
Questo sviluppo sarà finanziato dai certificati che devono comprare le aziende più inquinanti, quindi senza prendere un euro dallo Stato. «In più» sottolinea Simone Togni, segretario generale dell’Anev, «una ricerca condotta con la Uil (presentata il 28 novembre) mostra che i posti di lavoro nel settore passerebbero da 13 mila a 66 mila e, parallelamente, verrebbe stimolato lo sviluppo di nuove aziende. Quello che chiediamo al governo è di rendere più semplici le procedure, come già stabilito dalla legge».
Altro fronte su cui puntare è l’efficienza energetica: un rapporto curato dal Politecnico di Milano per Greenpeace indica che in Italia esiste un potenziale di risparmio ottenibile entro il 2020 superiore al 20 per cento fissato dal pacchetto clima europeo. Questa efficienza si può ottenere migliorando le tecnologie usate attualmente nelle case, negli uffici e nelle industrie (motori elettrici, sistemi di condizionamento dell’aria, elettrodomestici, illuminazione...). Basti pensare che un frigorifero comprato ora consuma un terzo rispetto a quelli degli anni 90. Ma il bello è che, oltre a tagliare 50 milioni di tonnellate di CO2, una maggiore efficienza energetica creerebbe in Italia, secondo il Politecnico, 60 mila posti di lavoro in 14 anni.
Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.
Etichette:
Barack Obama,
biocombustibili,
Co2,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
eni,
grennpeace,
inquinamento,
milano,
paolo scaroni
giovedì 15 gennaio 2009
Green per essere in style
Viaggio nel mondo ecologista: da Schwarzy al New Deal di Obama. Sul Sole 24 Ore
Quasi fantascienza. Energia rinnovabile? Ecologia? Sostenibilità ambientale? Fino a poco tempo fa era il vessillo che sventolavano predicatori solitari, irriducibili idealisti e visionari. Oggi qualcosa è cambiato. Forse proprio grazie alla crisi finanziaria. Pensare in "verde" non è più solo la prerogativa di ambientalisti barricaderi, ma diventa la parole d'ordine di multinazionali, colossi finanziari e Governi, a partire dal nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che sulla riconversione ecologica vuole fondare il suo New Deal.IL, il maschile del Sole 24 Ore, in edicola domani con il quotidiano, compie un viaggio attraverso la "rivoluzione verde", un cambiamento epocale che tuttavia è ancora molto lontano dal compiersi pienamente. A simboleggiare la svolta è stato scelto un testimonial famoso, che ha fatto dell'impegno per l'ambiente una scelta politica. È Arnold Schwarzenegger, già Terminator cinematografico e oggi governatore della California. Per lui, l'amico dei Suv pentito, la sostenibilità è l'unico modo per costruire uno sviluppo migliore. Come racconta Daniela Roveda da Los Angeles «per i californiani è l'angelo custode dell'ambiente. Il "governator" che vuole reinventare il futuro economico del suo Stato puntando sulle nuove tecnologie pulite. Dando il buon esempio agli Usa e al mondo intero».Un mondo che guarderà al 20 gennaio come a un momento simbolico anche per la "rivoluzione verde": con l'insediamento a Washington di Barack Obama, scrive Marco Magrini, «in un solo giorno, quel giorno, il Paese più energivoro del pianeta si convertirà dalla fede nei combustibili fossili a quella nelle energie rinnovabili». Ora gli Stati Uniti si apprestano a varare un piano per ridurre dell'80% le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Una sterzata radicale rispetto all'amministrazione Bush.Il "Green New Deal" verrà guidato idealmente da un premio Nobel per la Fisica, Steven Chu, neo-segretario dell'Energia. Come commenta Mario Margiocco: «Chu dovrà realizzare e gestire la promessa di Obama di massicci interventi - 150 miliardi in dieci anni - nelle energie rinnovabili, destinate ad essere il "Progetto Apollo", cioè lo sbarco sulla luna, degli anni 2000».Gli indizi che il green style sta prendendo sempre più piede sono vari e molteplici. A Londra è stato addirittura fondato un club, The Hub, dove si ritrovano aspiranti tecno-inventori di progetti sostenibili per il pianeta. In Danimarca piccole comunità sono già in grado di essere autosufficienti usando solo l'elettricità prodotta dalle pale eoliche.E il sole diventa una fonte sempre più facile da sfruttare: secondo il colosso cinese dei pannelli solari Suntech Power tra cinque anni il fotovoltaico produrrà energia allo stesso costo delle centrali a carbone. Anche il distretto di San Francisco si sta riconvertendo all'ecologia. Come scrive Simone Filippetti: «La next wave che parte della baia, destinata a cambiare l'industria e la società, sarà l'ambiente». Qui fioriscono piccole società che sviluppano tecnologie verdi per poi commercializzarle.Ma non sono solo le aziende a mostrare una nuova sensibilità verso lo sviluppo ecocompatibile. Anche il più grande creatore di miti del mondo, epicentro da cui si irradia un immaginario comune ormai globale, si è votato al green style. Hollywood, la macchina dei sogni, ha cominciato a sfornare da un po' di anni film e personaggi con il pallino per l'ambiente. Il telefilm culto 24, sostiene Arnalda Canali, «è stata la prima serie tv, nel 2001, a dare il via alla produzione eco-friendly con generatori elettrici alimentati a biodiesel, auto ibride, energia da fonti rinnovabili ». Nell'ultimo 007, Quantum of solace,
Quasi fantascienza. Energia rinnovabile? Ecologia? Sostenibilità ambientale? Fino a poco tempo fa era il vessillo che sventolavano predicatori solitari, irriducibili idealisti e visionari. Oggi qualcosa è cambiato. Forse proprio grazie alla crisi finanziaria. Pensare in "verde" non è più solo la prerogativa di ambientalisti barricaderi, ma diventa la parole d'ordine di multinazionali, colossi finanziari e Governi, a partire dal nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che sulla riconversione ecologica vuole fondare il suo New Deal.IL, il maschile del Sole 24 Ore, in edicola domani con il quotidiano, compie un viaggio attraverso la "rivoluzione verde", un cambiamento epocale che tuttavia è ancora molto lontano dal compiersi pienamente. A simboleggiare la svolta è stato scelto un testimonial famoso, che ha fatto dell'impegno per l'ambiente una scelta politica. È Arnold Schwarzenegger, già Terminator cinematografico e oggi governatore della California. Per lui, l'amico dei Suv pentito, la sostenibilità è l'unico modo per costruire uno sviluppo migliore. Come racconta Daniela Roveda da Los Angeles «per i californiani è l'angelo custode dell'ambiente. Il "governator" che vuole reinventare il futuro economico del suo Stato puntando sulle nuove tecnologie pulite. Dando il buon esempio agli Usa e al mondo intero».Un mondo che guarderà al 20 gennaio come a un momento simbolico anche per la "rivoluzione verde": con l'insediamento a Washington di Barack Obama, scrive Marco Magrini, «in un solo giorno, quel giorno, il Paese più energivoro del pianeta si convertirà dalla fede nei combustibili fossili a quella nelle energie rinnovabili». Ora gli Stati Uniti si apprestano a varare un piano per ridurre dell'80% le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Una sterzata radicale rispetto all'amministrazione Bush.Il "Green New Deal" verrà guidato idealmente da un premio Nobel per la Fisica, Steven Chu, neo-segretario dell'Energia. Come commenta Mario Margiocco: «Chu dovrà realizzare e gestire la promessa di Obama di massicci interventi - 150 miliardi in dieci anni - nelle energie rinnovabili, destinate ad essere il "Progetto Apollo", cioè lo sbarco sulla luna, degli anni 2000».Gli indizi che il green style sta prendendo sempre più piede sono vari e molteplici. A Londra è stato addirittura fondato un club, The Hub, dove si ritrovano aspiranti tecno-inventori di progetti sostenibili per il pianeta. In Danimarca piccole comunità sono già in grado di essere autosufficienti usando solo l'elettricità prodotta dalle pale eoliche.E il sole diventa una fonte sempre più facile da sfruttare: secondo il colosso cinese dei pannelli solari Suntech Power tra cinque anni il fotovoltaico produrrà energia allo stesso costo delle centrali a carbone. Anche il distretto di San Francisco si sta riconvertendo all'ecologia. Come scrive Simone Filippetti: «La next wave che parte della baia, destinata a cambiare l'industria e la società, sarà l'ambiente». Qui fioriscono piccole società che sviluppano tecnologie verdi per poi commercializzarle.Ma non sono solo le aziende a mostrare una nuova sensibilità verso lo sviluppo ecocompatibile. Anche il più grande creatore di miti del mondo, epicentro da cui si irradia un immaginario comune ormai globale, si è votato al green style. Hollywood, la macchina dei sogni, ha cominciato a sfornare da un po' di anni film e personaggi con il pallino per l'ambiente. Il telefilm culto 24, sostiene Arnalda Canali, «è stata la prima serie tv, nel 2001, a dare il via alla produzione eco-friendly con generatori elettrici alimentati a biodiesel, auto ibride, energia da fonti rinnovabili ». Nell'ultimo 007, Quantum of solace,
mercoledì 14 gennaio 2009
Energie alternative, sarà un anno duro
Dal Corriere della Sera
Sarà un anno duro anche per le energie alternative, il 2009. Per quelle eoliche prima di tutto. La Germania, tra i Paesi che ci ha investito di più, si prepara a un rallentamento considerevole della crescita del settore: la Siemens, che fa le turbine, sta per esempio considerando l'ipotesi di ridurne la produzione. I grandi piani di «colonizzazione » di aree al largo del Mare del Nord con impianti a energia eolica sono in via di revisione. Le società piccole e medie che hanno puntato su questa tecnologia stanno correndo a rivedere i piani. E la tendenza tocca un po' tutti i maggiori Paesi europei.Il fatto è che gran parte delle pale e degli impianti che ci stanno collegati sono finanziati a debito perché, a parte alcune eccezioni, gli operatori non hanno i muscoli finanziari per fare da soli: a causa della crisi bancaria, però, queste imprese hanno visto aumentare i costi del credito di almeno il 2% da settembre. I margini di guadagno si sono cioè ridotti quando non annullati e molti piani sono stati già ridimensionati. Secondo la società di consulenza Accenture, nei prossimi due anni gli investimenti in progetti eolici potrebbero ridursi del 30%. Emerging Energy Research, società di analisi specializzata in questa industria, prevede che quest'anno la crescita mondiale dell'energia dal vento sarà del 14%, meno della metà dei ritmi degli ultimi anni.Nei giorni scorsi, la crisi del gas tra Russia e Ucraina che ha colpito almeno 18 Paesi europei ha confermato che lo sviluppo di fonti energetiche alternative agli idrocarburi è essenziale. In un Paese come la Germania, dove gli impianti nucleari sono in fase di chiusura e i pannelli solari sono meno efficaci che a Sud, il vento è una scelta importante: ormai si è affermato come la principale energia alternativa. La crisi che sta arrivando, dunque, non sarà probabilmente fatale, al settore. Gli esperti, però, prevedono che gli obiettivi al 2010 non saranno raggiunti prima del 2012, a meno che il governo di Berlino — per la verità già molto appesantito finanziariamente dai pacchetti di stimolo all'economia — non decida di intervenire direttamente.La crisi non è solo tedesca. Qualche settimana fa, la britannica Centrica, che sta sviluppando impianti eolici off-shore, ha detto che i costi di investimento per produrre un megawatt dal vento sono arrivati ormai a tre milioni di sterline, dai due di un anno prima: a questi prezzi, sarebbe più economico costruire centrali nucleari — ha aggiunto.
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
Sarà un anno duro anche per le energie alternative, il 2009. Per quelle eoliche prima di tutto. La Germania, tra i Paesi che ci ha investito di più, si prepara a un rallentamento considerevole della crescita del settore: la Siemens, che fa le turbine, sta per esempio considerando l'ipotesi di ridurne la produzione. I grandi piani di «colonizzazione » di aree al largo del Mare del Nord con impianti a energia eolica sono in via di revisione. Le società piccole e medie che hanno puntato su questa tecnologia stanno correndo a rivedere i piani. E la tendenza tocca un po' tutti i maggiori Paesi europei.Il fatto è che gran parte delle pale e degli impianti che ci stanno collegati sono finanziati a debito perché, a parte alcune eccezioni, gli operatori non hanno i muscoli finanziari per fare da soli: a causa della crisi bancaria, però, queste imprese hanno visto aumentare i costi del credito di almeno il 2% da settembre. I margini di guadagno si sono cioè ridotti quando non annullati e molti piani sono stati già ridimensionati. Secondo la società di consulenza Accenture, nei prossimi due anni gli investimenti in progetti eolici potrebbero ridursi del 30%. Emerging Energy Research, società di analisi specializzata in questa industria, prevede che quest'anno la crescita mondiale dell'energia dal vento sarà del 14%, meno della metà dei ritmi degli ultimi anni.Nei giorni scorsi, la crisi del gas tra Russia e Ucraina che ha colpito almeno 18 Paesi europei ha confermato che lo sviluppo di fonti energetiche alternative agli idrocarburi è essenziale. In un Paese come la Germania, dove gli impianti nucleari sono in fase di chiusura e i pannelli solari sono meno efficaci che a Sud, il vento è una scelta importante: ormai si è affermato come la principale energia alternativa. La crisi che sta arrivando, dunque, non sarà probabilmente fatale, al settore. Gli esperti, però, prevedono che gli obiettivi al 2010 non saranno raggiunti prima del 2012, a meno che il governo di Berlino — per la verità già molto appesantito finanziariamente dai pacchetti di stimolo all'economia — non decida di intervenire direttamente.La crisi non è solo tedesca. Qualche settimana fa, la britannica Centrica, che sta sviluppando impianti eolici off-shore, ha detto che i costi di investimento per produrre un megawatt dal vento sono arrivati ormai a tre milioni di sterline, dai due di un anno prima: a questi prezzi, sarebbe più economico costruire centrali nucleari — ha aggiunto.
L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni
Etichette:
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
eni,
gas,
nucleare,
paolo scaroni
Italia, l’energia del vento. In un anno 37%
Il dato è di questa settimana. Chiusi i conti relativi al 2008 è risultato che l’energia del vento in Italia ha avuto un balzo insperato, passando da 2.726 megawatt di potenza totale installata a 3.743 megawatt. Più di mille megawatt aggiuntivi, pari a una crescita record del 37%. Nel corso del 2008, i 3.640 aerogeneratori installati nel nostro Paese, hanno prodotto oltre 6 miliardi di kilowattora, cioè il 2% dei consumi elettrici, e alimentato i bisogni di 6,5 milioni di italiani. Non sono ancora disponibili le esatte prestazioni degli altri Paesi europei nell’anno appena trascorso, ma sembra che intanto abbiamo risalito la classifica e conquistato il terzo o quarto posto per potenza eolica installata, dopo Germania, Spagna e probabilmente Francia.
martedì 13 gennaio 2009
Bioenergie da expo
Da Italia Oggi
Veronafiere si dà alle bioenergie. E lo fa in grande stile, stringendo una maxi-alleanza con altre due aziende del settore per sviluppare scambi di conoscenze, unire risorse, organizzare eventi. Ma per Veronafiere è anche un'alleanza nel suo stile: visto che non rinuncia alla vocazione «internazionalista» che la caratterizza. E stavolta fa rotta sul Sudamerica. Meglio, su Brasile e Argentina, paesi chiave per lo sviluppo delle bioenergie. Ma andiamo al dunque. Nei giorni scorsi è nata a Saragozza (in Spagna) una nuova società, la «SVZ Fairs»: a costituirla sono Veronafiere, appunto, Feria de Zaragoza (protagonista dell'Expò internazionale 2008) e la Survey marketing & consulting, una società tedesca specializzata nell'organizzazione di eventi internazionali. Le quote di partecipazione sono paritetiche : tutti al 33,3%. E anche l'obiettivo è dichiarato: realizzare un progetto dedicato alle energie rinnovabili chiamato «R-energy». Inizialmente, camminerà su due gambe: due iniziative, una a Buenos Aires (10-12 giugno 2009) e l'altro a San Paolo (17-19 giugno 2009). Più in la è in agenda una terza edizione, in ottobre, in Turchia. Per il direttore generale Veronafiere, Giovanni Mantovani, «si tratta di un'iniziativa di forte impatto strategico, mai attuata nell'ambito fieristico internazionale, specie per le caratteristiche imprenditoriali degli attori». Target degli espositori e settori merceologici interessati sono già evidenti: macchinari, tecnologie e servizi nei comparti dell'energia eolica, idroelettrica e marina, energia solare (fotovoltaica, termica e termoelettrica), geotermia, energie rinnovabili da fonte agricola (biomasse, biogas, biocarburanti), idrogeno e waste to energy
Veronafiere si dà alle bioenergie. E lo fa in grande stile, stringendo una maxi-alleanza con altre due aziende del settore per sviluppare scambi di conoscenze, unire risorse, organizzare eventi. Ma per Veronafiere è anche un'alleanza nel suo stile: visto che non rinuncia alla vocazione «internazionalista» che la caratterizza. E stavolta fa rotta sul Sudamerica. Meglio, su Brasile e Argentina, paesi chiave per lo sviluppo delle bioenergie. Ma andiamo al dunque. Nei giorni scorsi è nata a Saragozza (in Spagna) una nuova società, la «SVZ Fairs»: a costituirla sono Veronafiere, appunto, Feria de Zaragoza (protagonista dell'Expò internazionale 2008) e la Survey marketing & consulting, una società tedesca specializzata nell'organizzazione di eventi internazionali. Le quote di partecipazione sono paritetiche : tutti al 33,3%. E anche l'obiettivo è dichiarato: realizzare un progetto dedicato alle energie rinnovabili chiamato «R-energy». Inizialmente, camminerà su due gambe: due iniziative, una a Buenos Aires (10-12 giugno 2009) e l'altro a San Paolo (17-19 giugno 2009). Più in la è in agenda una terza edizione, in ottobre, in Turchia. Per il direttore generale Veronafiere, Giovanni Mantovani, «si tratta di un'iniziativa di forte impatto strategico, mai attuata nell'ambito fieristico internazionale, specie per le caratteristiche imprenditoriali degli attori». Target degli espositori e settori merceologici interessati sono già evidenti: macchinari, tecnologie e servizi nei comparti dell'energia eolica, idroelettrica e marina, energia solare (fotovoltaica, termica e termoelettrica), geotermia, energie rinnovabili da fonte agricola (biomasse, biogas, biocarburanti), idrogeno e waste to energy
lunedì 15 dicembre 2008
Le energie pulite diventano anche un gioco educativo
L’energia, quella alternativa, diventa anche un gioco educativo. L’iniziativa è della Clementoni che ha lanciato sul mercato "Energie Alternative" con protagonisti l’energia solare, l’idroelettrica, la geotermica, l’eolica. Insomma tutte le nuove fonti alternative che potrebbero ridurre la dipendenza dal petrolio. «Lo scopo è quello di educare, come sempre, divertendo — spiegano dalla Clementoni — Questo non è infatti solo un gioco ma vuole far scoprire ai bambini le fonti di energia rinnovabili, il loro funzionamento e le possibili applicazioni nella vita di ogni giorno». Con il kit di "Energia Alternative" i giocatori possono riprodurre molti esperimenti, dalla modernissima casa che sfrutta un vero pannello fotovoltaico per generare acqua calda, luce ed energia elettrica, all’innovativa macchinina che si muove con l’energia solare, sino alla turbina ad acqua.
«E’ un gioco — spiegano ancora gli ideatori — estremamente attuale che illustra al bambino, attraverso una ricca strumentazione tecnica e numerosi esperimenti trattati nel manuale illustrativo, l’importanza delle fonti di energia rinnovabili. Il bambino potrà toccare con mano, attraverso esperimenti semplici e del tutto sicuri, la possibilità di generare energia dal sole o dall’acqua. "Energie Alternative" è e vuole essere un gioco animato da un forte rigore scientifico: risulta quindi interessante la lettura delle diverse fonti energetiche».
«E’ un gioco — spiegano ancora gli ideatori — estremamente attuale che illustra al bambino, attraverso una ricca strumentazione tecnica e numerosi esperimenti trattati nel manuale illustrativo, l’importanza delle fonti di energia rinnovabili. Il bambino potrà toccare con mano, attraverso esperimenti semplici e del tutto sicuri, la possibilità di generare energia dal sole o dall’acqua. "Energie Alternative" è e vuole essere un gioco animato da un forte rigore scientifico: risulta quindi interessante la lettura delle diverse fonti energetiche».
Etichette:
Al Gore,
energia eolica,
energia solare,
energie rinnovabili,
fotovoltaico
lunedì 24 novembre 2008
Le fattorie eoliche, grande conquista per lo sviluppo eco-sostenibile
tratto da Il Mattino
Le fattorie eoliche, grande conquista per lo sviluppo eco-sostenibile. L’impianto di Albanella, nel salernitano, ha ricevuto la nomination agli European Emas Awards 2008, per l’efficienza ambientale e organizzativa. A gestirlo è la Eolo srl, una micro impresa campana, meno di dieci addetti condotta da Antonino Apreda. L’unica azienda italiana nella sua categoria ad aver sbaragliato il campo della concorrenza europea alla competizione conclusasi, nei giorni scorsi, con la cerimonia di premiazione a Bruxelles. Scopo prioritario dell’Emas è contribuire alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile, ponendo in rilievo il ruolo e le responsabilità delle imprese.
(vedi Energia responsabile secondo Paolo Scaroni, ad dell'Eni).
Le fattorie eoliche, grande conquista per lo sviluppo eco-sostenibile. L’impianto di Albanella, nel salernitano, ha ricevuto la nomination agli European Emas Awards 2008, per l’efficienza ambientale e organizzativa. A gestirlo è la Eolo srl, una micro impresa campana, meno di dieci addetti condotta da Antonino Apreda. L’unica azienda italiana nella sua categoria ad aver sbaragliato il campo della concorrenza europea alla competizione conclusasi, nei giorni scorsi, con la cerimonia di premiazione a Bruxelles. Scopo prioritario dell’Emas è contribuire alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile, ponendo in rilievo il ruolo e le responsabilità delle imprese.
(vedi Energia responsabile secondo Paolo Scaroni, ad dell'Eni).
Etichette:
agricoltura,
energia eolica,
energie rinnovabili,
eni,
paolo scaroni
Spagna, ora il modello è Al Gore
Finita la spinta dell’immobiliare, il Paese punta sulle rinnovabili, dice il Corriere Economia.
I l mattone si è rivelato fragile. E inaspettatamente insidioso: la scatenata economia spagnola, da 14 anni alla rincorsa delle più abbienti e navigate coinquiline d'Europa, è inciampata nella bolla immobiliare. Anche l'asfalto si è fatto scivoloso e sembra aver quasi esaurito le potenzialità del suolo iberico; e duemila chilometri di rotaie ad alta velocità, invidia di tutto il vecchio continente, dopo aver trasportato la Spagna a 300 all'ora nel progresso, non sono bastati a farla fuggire dai morsi della recessione. Che qui ancora (per poco) si chiama «frenazo», la frenata. Tanto brusca e scomposta quanto alta era la forza propulsiva, ma non proprio uno schianto in corsa. Il sistema creditizio pare ancora sano, grazie a una politica super prudente, e non si parla di banche sull'orlo del fallimento. Anzi, nonostante il potente mal di mare in Borsa, quest'anno il Banco Santander ha migliorato i suoi utili del 15,8%, il Bbva del 9,1%, la Caixa del 18,9%. Il pilastro dell'edilizia ha ceduto, però ha insegnato alla Spagna a non concentrare sforzi e risorse soltanto in un paio di settori: costruzione e turismo, che con un'esagerata offerta di lavoro hanno attratto molti degli studenti persi dalle scuole negli anni scorsi (il 31% degli iscritti), lasciandoli poi disoccupati. La lezione sta già dando i suoi frutti, appesi all'albero di un'economia che sa di dover diventare molto più produttiva e competitiva, soprattutto in materia di trasporti, servizi postali e professionali: si chiamano innovazione, ricerca scientifica applicata all'industria, ponti fra università e aziende, energie rinnovabili, espansione internazionale delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, esportazioni. In Europa, segnala William Chislett, analista del Real Instituto Escano, soltanto la Spagna eguaglia il Regno Unito con tre scuole di economie di alto livello riconosciuto internazionalmente, come IE, Iese ed Esade, fucine di futuri dirigenti. La ripresa passerà da qui. Se tra i motori spagnoli che continuano a girare a pieno regime, gli analisti non dimenticano il settore alberghiero (Sol Melia e NH), energetico (Repsol, Gas Natural, Iberdrola, Endesa, Union Fenosa), tessile (Inditex, Mango) o della grande distribuzione (Mondragon e Corte Inglès), alimentare (Sos, Pascual), la nuova scommessa dell'orgoglio iberico risiede nella capacità di diversificare e di scommettere sulle energie rinnovabili: Acciona ha anticipato il crack del mattone, trasformandosi nel maggior «coltivatore» di parchi eolici al mondo, con 5.000 Megawatt già installati e altri 15.000 in programma. A Siviglia la bandiera di Abengoa, impresa famigliare di Felipe Benjumea, fondata 67 anni fa per produrre contatori elettrici, sventola sul cantiere dell'avveniristica installazione di Solucar, un miliardo e 200 milioni di euro per 300 Megawatt di energia solare, e un'estensione pari a mille campi di calcio, sufficiente al fabbisogno elettrico di mezzo milione di abitanti. Un'altra di dimensione analoghe è stata commissionata all'azienda, che conta sulla compartecipazione dell'ex vicepresidente Usa, Al Gore, nel deserto dell'Arizona. Per uscire dalla crisi forse ci vorrà un po' di più dell'anno e mezzo che ha messo in conto il presidente del governo, José Luis Rodriguez Zapatero. Forse qualcosa meno dei tre che pronosticano le cassandre, impressionate dal tasso di disoccupazione, già al 12%, e destinato ad arrivare rapidamente al 15%. Senza sommerso, però, come in paesi, Italia inclusa, che ne dichiara la metà. L'Indice globale di competitività del World Economic Forum colloca la Spagna al 29esimo posto in una classifica di 134 paesi. Troppo poco per l'ottava potenza economica mondiale, mal piazzata anche nel ranking delle nazioni con cui fare affari (49esima su 181, secondo la Banca Mondiale), avviare un'attività (140esima), ottenere protezione come investitori (88esima).
I l mattone si è rivelato fragile. E inaspettatamente insidioso: la scatenata economia spagnola, da 14 anni alla rincorsa delle più abbienti e navigate coinquiline d'Europa, è inciampata nella bolla immobiliare. Anche l'asfalto si è fatto scivoloso e sembra aver quasi esaurito le potenzialità del suolo iberico; e duemila chilometri di rotaie ad alta velocità, invidia di tutto il vecchio continente, dopo aver trasportato la Spagna a 300 all'ora nel progresso, non sono bastati a farla fuggire dai morsi della recessione. Che qui ancora (per poco) si chiama «frenazo», la frenata. Tanto brusca e scomposta quanto alta era la forza propulsiva, ma non proprio uno schianto in corsa. Il sistema creditizio pare ancora sano, grazie a una politica super prudente, e non si parla di banche sull'orlo del fallimento. Anzi, nonostante il potente mal di mare in Borsa, quest'anno il Banco Santander ha migliorato i suoi utili del 15,8%, il Bbva del 9,1%, la Caixa del 18,9%. Il pilastro dell'edilizia ha ceduto, però ha insegnato alla Spagna a non concentrare sforzi e risorse soltanto in un paio di settori: costruzione e turismo, che con un'esagerata offerta di lavoro hanno attratto molti degli studenti persi dalle scuole negli anni scorsi (il 31% degli iscritti), lasciandoli poi disoccupati. La lezione sta già dando i suoi frutti, appesi all'albero di un'economia che sa di dover diventare molto più produttiva e competitiva, soprattutto in materia di trasporti, servizi postali e professionali: si chiamano innovazione, ricerca scientifica applicata all'industria, ponti fra università e aziende, energie rinnovabili, espansione internazionale delle telecomunicazioni e delle infrastrutture, esportazioni. In Europa, segnala William Chislett, analista del Real Instituto Escano, soltanto la Spagna eguaglia il Regno Unito con tre scuole di economie di alto livello riconosciuto internazionalmente, come IE, Iese ed Esade, fucine di futuri dirigenti. La ripresa passerà da qui. Se tra i motori spagnoli che continuano a girare a pieno regime, gli analisti non dimenticano il settore alberghiero (Sol Melia e NH), energetico (Repsol, Gas Natural, Iberdrola, Endesa, Union Fenosa), tessile (Inditex, Mango) o della grande distribuzione (Mondragon e Corte Inglès), alimentare (Sos, Pascual), la nuova scommessa dell'orgoglio iberico risiede nella capacità di diversificare e di scommettere sulle energie rinnovabili: Acciona ha anticipato il crack del mattone, trasformandosi nel maggior «coltivatore» di parchi eolici al mondo, con 5.000 Megawatt già installati e altri 15.000 in programma. A Siviglia la bandiera di Abengoa, impresa famigliare di Felipe Benjumea, fondata 67 anni fa per produrre contatori elettrici, sventola sul cantiere dell'avveniristica installazione di Solucar, un miliardo e 200 milioni di euro per 300 Megawatt di energia solare, e un'estensione pari a mille campi di calcio, sufficiente al fabbisogno elettrico di mezzo milione di abitanti. Un'altra di dimensione analoghe è stata commissionata all'azienda, che conta sulla compartecipazione dell'ex vicepresidente Usa, Al Gore, nel deserto dell'Arizona. Per uscire dalla crisi forse ci vorrà un po' di più dell'anno e mezzo che ha messo in conto il presidente del governo, José Luis Rodriguez Zapatero. Forse qualcosa meno dei tre che pronosticano le cassandre, impressionate dal tasso di disoccupazione, già al 12%, e destinato ad arrivare rapidamente al 15%. Senza sommerso, però, come in paesi, Italia inclusa, che ne dichiara la metà. L'Indice globale di competitività del World Economic Forum colloca la Spagna al 29esimo posto in una classifica di 134 paesi. Troppo poco per l'ottava potenza economica mondiale, mal piazzata anche nel ranking delle nazioni con cui fare affari (49esima su 181, secondo la Banca Mondiale), avviare un'attività (140esima), ottenere protezione come investitori (88esima).
mercoledì 29 ottobre 2008
Energie rinnovabili: serve una rivoluzione copernicana
Da Liberazione
Mentre continua ad infuriare, malgrado le immissioni di liquidità di migliaia di miliardi di dollari, di euro e di yen, la crisi dei mercati finanziari e si sviluppa in Europa e in Italia un largo confronto sulle misure della UE contro la crisi ambientale gli articoli di Alfonso Gianni e di Marcello Cini sottolineano che "questo è il momento per la sinistra di costruire e fare valere una propria visione del futuro e della società che sia contemporaneamente la ricetta di fondo per uscire da questa crisi". Partendo da queste premesse vorrei fare alcune considerazioni che continuano un impegno di mie riflessioni e di proposte a cui Liberazione in passato ha dato spazio. Nel XX secolo le grandi rivoluzioni leniniste della Russia, della Cina, del Vietnam fino ad arrivare al Sud Africa ed ora all'America Latina, sono avvenute sulla base dell'alleanza degli operai e dei partiti che li rappresentavano con le sterminate masse contadine che sono state protagoniste sia della rivoluzione d'Ottobre sia della Lunga Marcia di Mao. Rivoluzioni che hanno posto fine ad un periodo della storia iniziato nel 1492 che ha dato all'occidente il dominio del mondo: la globalizzazione colonialista del genocidio degli indiani d'America, della tratta degli schiavi neri, della guerra dell'oppio e in ultimo all'apartheid del Sud Africa. Queste grandi rivoluzioni non ci hanno portato "sulla luna" di una società socialista quale noi sognavamo ma hanno certamente redistribuito ricchezze e poteri tra i principali raggruppamenti nazionali del mondo. Una società multipolare. Del resto anche la grande rivoluzione francese è riuscita sì ad aprire la strada alla libertà di commercio e di impresa e al diritto dei sudditi a farsi riconoscere come cittadini ma non a fare grandi progressi sulla strada dell'egalité e della fraternité. L'altra grande crisi sistemica che è maturata, anche a causa dell'entrata di grandi popoli ex coloniali nella modernità, è quella di un sistema di capitalismo industriale basato sulle energie fossili: il carbone dell'800 che ha sostituito le vele con i piroscafi le diligenze con le ferrovie, i telai meccanici etc. Questa svolta tecnologica è stata alla base anche dello sviluppo della classe operaia e della cultura dell'organizzazione politica che, a partire da Il Manifesto di Marx ed Engels, si è sviluppata a cominciare dai paesi più industrializzati.Alla fine dell'800 è cominciata l'era del petrolio, iniziata negli USA, la cui prorompente diffusione è stata lucidamente avvertita dal fondo di un carcere fascista da Antonio Gramsci con i suoi scritti su "americanismo e fordismo" e che, dopo la II guerra Mondiale, si è diffusa in tutti i paesi occidentali costituendo la base dell'egemonia americana.Dopo due secoli di straordinario sviluppo industriale che ora si estende a quasi tutto il mondo questo modello basato sulle energie fossili si è rivelato, come Marcello Cini ricorda e come centinaia di scienziati hanno nel corso degli ultimi decenni sottolineato e i primi grandi disastri ambientali dimostrano, insostenibile in quanto attraverso questi processi produttivi vengono rimmessi nell'atmosfera composti di carbonio e di altre sostanze che l'evoluzione naturale nel corso di milioni di anni aveva sottratto dall'atmosfera e immagazzinato nelle profondità della terra rendendola vivibile come oggi la conosciamo. Non riconoscere la necessità della fine di questo periodo storico dell'umanità significa, specie per chi vuole comunque collegarsi alle analisi del materialismo storico, porsi fuori dalla realtà e quindi fuori da ogni possibilità di influire sull'economia e sulla politica di ogni paese. A mio avviso la crisi del movimento No Global è dovuta principalmente al fatto di non avere posto al centro della giusta critica alla globalizzazione capitalistica questo elemento di debolezza fondamentale del sistema economico basato sul profitto che costituisce, oggi nel XXI secolo, "l'anello più debole della catena". In questo quadro si colloca l'attuale crisi dell'egemonia americana (si rilegga il libro di Immanuel Wallerstein Il declino dell'America) che è cominciata con la sconfitta del Vietnam e si conclude oggi con la crisi finanziaria di Wall Street che non pochi commentatori hanno paragonato alla caduta del muro di Berlino. L'avvento di un sistema unipolare al posto dell'equilibrio del terrore atomico bipolare, che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, è durato in termini storici lo "spazio di un mattino". I due colossi che si sono svenati nel corso della guerra fredda hanno perso entrambi la loro egemonia: simul stabant et simul cadunt. Partendo dall'analisi di queste tre crisi: globalizzazione coloniale, crisi ambientale e crisi dell'egemonia americana, si può avviare la ricerca di linee nuove di azione per la sinistra italiana, europea e globale. La crisi ambientale è di tale portata che pur in un periodo dominato dal pensiero e dalla pratiche neoliberiste a livello mondiale ad iniziativa soprattutto di alcuni paesi dell'Ue, con forte presenza ambientalista, e dell'Unione nel suo complesso è stata avviata una contrattazione a livello mondiale sfociata negli accordi di Kyoto che prevedono in linea di principio un intervento degli Stati nell'economia per ridurre le emissioni inquinanti al fine di evitare il disastro ambientale. La storia di queste trattative è estremamente significativa per l'azione che l'America ha svolto, prima con Clinton, che ha subordinato la sua firma degli accordi all'abbassamento dei vincoli inizialmente proposti e poi del suo successore Bush che si è rifiutato di riconoscere il patto firmato dal suo predecessore. Questo fatto ha un grande rilievo sia per individuare il ruolo degli Usa nella battaglia contro l'effetto serra sia per sottolineare il loro isolamento visto che, anche per l'adesione della Russia di Putin, è stato raggiunto il quorum di paesi e di emissioni necessarie per l'entrata in vigore degli accordi (Berlusconi imitando Bush nel suo attacco di questi giorni agli accordi di Kyoto ha affermato che li contesta perchè sono firmati dal governo Prodi).Ma la crisi ambientale continua ad andare avanti e quindi la Ue è stata costretta a stabilire un altro giro di vite (il 20-20 e 20) che ha scopi tecnici immediati ma ha, dal punto di vista politico, un valore alto per rafforzare il peso della UE nella trattativa che si va ad iniziare a livello mondiale per i nuovi e più performanti accordi tipo Kyoto, con la partecipazione questa volta anche della Cina, dell'India e degli Stati Uniti. Il programma elettorale di Obama, prevede l'annullamento delle importazioni di petrolio dal Medio Oriente e incentivi alle energie alternative capaci di creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro non delocalizzabili, e gli Usa e la Cina stanno raggiungendo la Germania nei primi posti tra i paesi produttori di energia eolica.Può la sinistra non essere presente con il suo radicalismo necessario in questo dibattito e in questa battaglia decisiva per la difesa dell'ambiente e per la costruzione di una nuova società? Qui un'ultima riflessione. Il passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili è un passaggio epocale come l'avvio della rivoluzione industriale basata sul carbone, sul petrolio e sulle altre energie fossili. Questo passaggio ha già effetti positivi in paesi come la Spagna, la Germania, la Danimarca etc. e più li avrà in futuro sull'occupazione, sullo sviluppo industriale, sulla bilancia dei pagamenti ed anche sul famigerato PIL. Siccome il sole, il vento sono a disposizione di tutti e non sono quotati in borsa si va determinando una redistribuzione di poteri all'interno del sistema economico e quindi anche del sistema politico. E quindi si possono creare le condizioni per nuovi rapporti sociali e politici. Naturalmente è ovvio che i poteri forti, ancorati al vecchio sistema, si oppongano in ogni modo, anche confondendo le acque attraverso i mass media, a questa trasformazione radicale del sistema energetico. E' ovvio, altresì, che un governo come quello di Berlusconi assuma posizioni retrograde come il ritorno al nucleare già condannato dal popolo italiano con il referendum dell'8 e 9 novembre 1987 e l'attacco alle proposte ambientaliste del Parlamento Europeo con l'inquietante compagnia di viaggio di poco raccomandabili residui del Patto di Varsavia. Perciò è necessario uno sviluppo non solo culturale, non solo di mobilitazioni di massa in varie manifestazioni ma anche di un'organizzazione che concretamente si inserisca nel processo di trasformazione energetica. Per fare un esempio: Alfonso Gianni ricorda che il governo Prodi ha, stavolta ben consigliato, trasferito nella legislazione italiana, con un suo provvedimento sul Conto Energia per gli impianti fotovoltaici, i principi già vigenti da oltre un decennio, in Germania. Questo ha portato già ad alcuni modesti risultati ma afferma il diritto per tutti i cittadini italiani di costruire sul tetto della propria casa un impianto solare fotovoltaico capace di produrre tutta l'energia necessaria liberando così le famiglie dalle bollette sia della luce che del gas e addirittura fornendo un diritto a ricevere un pagamento per l'energia in esubero immessa in rete. Una possibile rivoluzione copernicana del sistema energetico che interessa un terzo di tutti i consumi energetici del paese. Difendere e realizzare questo diritto, che sarà certamente insidiato dal governo Berlusconi, (assieme al risparmio e alle altre energie rinnovabili) è una delle sfide fondamentali per lo sviluppo anche democratico del nostro paese.
Mentre continua ad infuriare, malgrado le immissioni di liquidità di migliaia di miliardi di dollari, di euro e di yen, la crisi dei mercati finanziari e si sviluppa in Europa e in Italia un largo confronto sulle misure della UE contro la crisi ambientale gli articoli di Alfonso Gianni e di Marcello Cini sottolineano che "questo è il momento per la sinistra di costruire e fare valere una propria visione del futuro e della società che sia contemporaneamente la ricetta di fondo per uscire da questa crisi". Partendo da queste premesse vorrei fare alcune considerazioni che continuano un impegno di mie riflessioni e di proposte a cui Liberazione in passato ha dato spazio. Nel XX secolo le grandi rivoluzioni leniniste della Russia, della Cina, del Vietnam fino ad arrivare al Sud Africa ed ora all'America Latina, sono avvenute sulla base dell'alleanza degli operai e dei partiti che li rappresentavano con le sterminate masse contadine che sono state protagoniste sia della rivoluzione d'Ottobre sia della Lunga Marcia di Mao. Rivoluzioni che hanno posto fine ad un periodo della storia iniziato nel 1492 che ha dato all'occidente il dominio del mondo: la globalizzazione colonialista del genocidio degli indiani d'America, della tratta degli schiavi neri, della guerra dell'oppio e in ultimo all'apartheid del Sud Africa. Queste grandi rivoluzioni non ci hanno portato "sulla luna" di una società socialista quale noi sognavamo ma hanno certamente redistribuito ricchezze e poteri tra i principali raggruppamenti nazionali del mondo. Una società multipolare. Del resto anche la grande rivoluzione francese è riuscita sì ad aprire la strada alla libertà di commercio e di impresa e al diritto dei sudditi a farsi riconoscere come cittadini ma non a fare grandi progressi sulla strada dell'egalité e della fraternité. L'altra grande crisi sistemica che è maturata, anche a causa dell'entrata di grandi popoli ex coloniali nella modernità, è quella di un sistema di capitalismo industriale basato sulle energie fossili: il carbone dell'800 che ha sostituito le vele con i piroscafi le diligenze con le ferrovie, i telai meccanici etc. Questa svolta tecnologica è stata alla base anche dello sviluppo della classe operaia e della cultura dell'organizzazione politica che, a partire da Il Manifesto di Marx ed Engels, si è sviluppata a cominciare dai paesi più industrializzati.Alla fine dell'800 è cominciata l'era del petrolio, iniziata negli USA, la cui prorompente diffusione è stata lucidamente avvertita dal fondo di un carcere fascista da Antonio Gramsci con i suoi scritti su "americanismo e fordismo" e che, dopo la II guerra Mondiale, si è diffusa in tutti i paesi occidentali costituendo la base dell'egemonia americana.Dopo due secoli di straordinario sviluppo industriale che ora si estende a quasi tutto il mondo questo modello basato sulle energie fossili si è rivelato, come Marcello Cini ricorda e come centinaia di scienziati hanno nel corso degli ultimi decenni sottolineato e i primi grandi disastri ambientali dimostrano, insostenibile in quanto attraverso questi processi produttivi vengono rimmessi nell'atmosfera composti di carbonio e di altre sostanze che l'evoluzione naturale nel corso di milioni di anni aveva sottratto dall'atmosfera e immagazzinato nelle profondità della terra rendendola vivibile come oggi la conosciamo. Non riconoscere la necessità della fine di questo periodo storico dell'umanità significa, specie per chi vuole comunque collegarsi alle analisi del materialismo storico, porsi fuori dalla realtà e quindi fuori da ogni possibilità di influire sull'economia e sulla politica di ogni paese. A mio avviso la crisi del movimento No Global è dovuta principalmente al fatto di non avere posto al centro della giusta critica alla globalizzazione capitalistica questo elemento di debolezza fondamentale del sistema economico basato sul profitto che costituisce, oggi nel XXI secolo, "l'anello più debole della catena". In questo quadro si colloca l'attuale crisi dell'egemonia americana (si rilegga il libro di Immanuel Wallerstein Il declino dell'America) che è cominciata con la sconfitta del Vietnam e si conclude oggi con la crisi finanziaria di Wall Street che non pochi commentatori hanno paragonato alla caduta del muro di Berlino. L'avvento di un sistema unipolare al posto dell'equilibrio del terrore atomico bipolare, che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, è durato in termini storici lo "spazio di un mattino". I due colossi che si sono svenati nel corso della guerra fredda hanno perso entrambi la loro egemonia: simul stabant et simul cadunt. Partendo dall'analisi di queste tre crisi: globalizzazione coloniale, crisi ambientale e crisi dell'egemonia americana, si può avviare la ricerca di linee nuove di azione per la sinistra italiana, europea e globale. La crisi ambientale è di tale portata che pur in un periodo dominato dal pensiero e dalla pratiche neoliberiste a livello mondiale ad iniziativa soprattutto di alcuni paesi dell'Ue, con forte presenza ambientalista, e dell'Unione nel suo complesso è stata avviata una contrattazione a livello mondiale sfociata negli accordi di Kyoto che prevedono in linea di principio un intervento degli Stati nell'economia per ridurre le emissioni inquinanti al fine di evitare il disastro ambientale. La storia di queste trattative è estremamente significativa per l'azione che l'America ha svolto, prima con Clinton, che ha subordinato la sua firma degli accordi all'abbassamento dei vincoli inizialmente proposti e poi del suo successore Bush che si è rifiutato di riconoscere il patto firmato dal suo predecessore. Questo fatto ha un grande rilievo sia per individuare il ruolo degli Usa nella battaglia contro l'effetto serra sia per sottolineare il loro isolamento visto che, anche per l'adesione della Russia di Putin, è stato raggiunto il quorum di paesi e di emissioni necessarie per l'entrata in vigore degli accordi (Berlusconi imitando Bush nel suo attacco di questi giorni agli accordi di Kyoto ha affermato che li contesta perchè sono firmati dal governo Prodi).Ma la crisi ambientale continua ad andare avanti e quindi la Ue è stata costretta a stabilire un altro giro di vite (il 20-20 e 20) che ha scopi tecnici immediati ma ha, dal punto di vista politico, un valore alto per rafforzare il peso della UE nella trattativa che si va ad iniziare a livello mondiale per i nuovi e più performanti accordi tipo Kyoto, con la partecipazione questa volta anche della Cina, dell'India e degli Stati Uniti. Il programma elettorale di Obama, prevede l'annullamento delle importazioni di petrolio dal Medio Oriente e incentivi alle energie alternative capaci di creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro non delocalizzabili, e gli Usa e la Cina stanno raggiungendo la Germania nei primi posti tra i paesi produttori di energia eolica.Può la sinistra non essere presente con il suo radicalismo necessario in questo dibattito e in questa battaglia decisiva per la difesa dell'ambiente e per la costruzione di una nuova società? Qui un'ultima riflessione. Il passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili è un passaggio epocale come l'avvio della rivoluzione industriale basata sul carbone, sul petrolio e sulle altre energie fossili. Questo passaggio ha già effetti positivi in paesi come la Spagna, la Germania, la Danimarca etc. e più li avrà in futuro sull'occupazione, sullo sviluppo industriale, sulla bilancia dei pagamenti ed anche sul famigerato PIL. Siccome il sole, il vento sono a disposizione di tutti e non sono quotati in borsa si va determinando una redistribuzione di poteri all'interno del sistema economico e quindi anche del sistema politico. E quindi si possono creare le condizioni per nuovi rapporti sociali e politici. Naturalmente è ovvio che i poteri forti, ancorati al vecchio sistema, si oppongano in ogni modo, anche confondendo le acque attraverso i mass media, a questa trasformazione radicale del sistema energetico. E' ovvio, altresì, che un governo come quello di Berlusconi assuma posizioni retrograde come il ritorno al nucleare già condannato dal popolo italiano con il referendum dell'8 e 9 novembre 1987 e l'attacco alle proposte ambientaliste del Parlamento Europeo con l'inquietante compagnia di viaggio di poco raccomandabili residui del Patto di Varsavia. Perciò è necessario uno sviluppo non solo culturale, non solo di mobilitazioni di massa in varie manifestazioni ma anche di un'organizzazione che concretamente si inserisca nel processo di trasformazione energetica. Per fare un esempio: Alfonso Gianni ricorda che il governo Prodi ha, stavolta ben consigliato, trasferito nella legislazione italiana, con un suo provvedimento sul Conto Energia per gli impianti fotovoltaici, i principi già vigenti da oltre un decennio, in Germania. Questo ha portato già ad alcuni modesti risultati ma afferma il diritto per tutti i cittadini italiani di costruire sul tetto della propria casa un impianto solare fotovoltaico capace di produrre tutta l'energia necessaria liberando così le famiglie dalle bollette sia della luce che del gas e addirittura fornendo un diritto a ricevere un pagamento per l'energia in esubero immessa in rete. Una possibile rivoluzione copernicana del sistema energetico che interessa un terzo di tutti i consumi energetici del paese. Difendere e realizzare questo diritto, che sarà certamente insidiato dal governo Berlusconi, (assieme al risparmio e alle altre energie rinnovabili) è una delle sfide fondamentali per lo sviluppo anche democratico del nostro paese.
Iscriviti a:
Post (Atom)