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venerdì 16 luglio 2010

Paolo Scaroni dice no al nucleare

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato dell'Eni, durante il congresso Milano MedForum, ha sottolineato come la società non sia intenzionata a entrare nella partita del nucleare italiano, anche se considera la scelta fatta anni fa una pazzia.
Parlando di energia, Paolo Scaroni ha affermato che "prima di immaginare di riempire con mulini a vento località che non hanno vento e di coprire il nostro scarso territorio con pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni bisogna esplorare tutte le strade per risparmiare energia".
" I quattro Paesi petroliferi del Nordafrica , quindi Egitto , Libia , Tunisia e Algeria , pur rappresentando meno del 5% della produzione mondiale di gas e petrolio , per noi rappresentano quasi il 35% della produzione - ha continuato Paolo Scaroni, che ha ribadito quanto sia importante l'area nordafricana per l'Eni, cioè l'Egitto, la Libia, la Tunisia e l'Algeria, ricordando che la società petrolifera ha investito lì 50 miliardi di dollari in 10 anni, dando occupazione a oltre 5mila persone.
(efficienzaenergetica2008.blogspot.com)

martedì 18 maggio 2010

Lecce: Festival dell'Energia

Energie rinnovabili, mobilità a impatto zero, centrali nucleari e risparmio energetico. In altre parole: sviluppo sostenibile. È questa la grande sfida del terzo millennio, tema principale del Festival dell’Energia, in programma dal 20 al 23 maggio a Lecce.

In questi quattro giorni gli spazi più importanti della città pugliese, da piazza Sant’Oronzo al Castello Carlo V verranno riempiti con originali allestimenti e laboratori dedicati al tema della green economy, come momenti di conoscenza e approfondimento su argomenti spesso lontani dall’interesse del grande pubblico.

La mobilità sostenibile sarà protagonista del convegno “Auto elettriche: le aziende locali e le infrastrutture della ricarica”, nel quale si analizzerà lo stato dell’arte del nostro paese sul tema.

Verranno, infatti, forniti dati sui progetti di case automobilistiche e aziende energetiche, in particolare sull’autonomia dei veicoli elettrici e le stazioni di ricarica che verranno costruite nei principali centri italiani. Il convegno sarà anche l’occasione per discutere sulla propensione degli italiani all’acquisto di veicoli totalmente elettrici.

Interessante anche lo Spazio Innovazione che verrà allestito presso i Chiostri Teatini, nell’ambito del concorso scientifico “Call for Papers”. Il bando, giunto alla sua seconda edizione, selezionerà i 10 progetti di ricerca più interessanti incentrati sull’innovazione energetica. Tutti i lavori selezionati saranno visualizzabili e scaricabili sul sito http://www.innovazionenergia.it
(da barimia.info)

giovedì 9 aprile 2009

Enel e nucleare

L'Enel conferma di voler iniziare i lavori della prima centrale nucleare nel 2011-2012, puntando sulla tecnologia Epr, ma senza abbandonare le collaborazioni che sta stringendo in questo settore, a partire da quella della Russia. Proprio con questo paese, infatti, il gruppo elettrico conferma un piano di investimenti da 2,1 miliardi di euro che porta a oltre 5 miliardi l'impegno complessivo tra acquisizioni effettuate e investimenti programmati nella Federazione russa.
Con il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che ha parlato di «porte aperte» a Mosca proprio sul fronte della collaborazione nucleare. Intanto il presidente e l'ad di Enel, Piero Gnudi e Fulvio Conti, hanno visitato con Scajola il cantiere della centrale Sredneuralskaya Gres, ad Ekaterinburg, per verificare i progressi nella costruzione del ciclo combinato da 410 MW. La visita è arrivata dopo un incontro con il vice primo ministro russo, Igor Sechin, con il quale sono state analizzate le prospettive di crescita dell'elettricità e del gas e dei progetti di efficienza energetica. «La Russia è un mercato di assoluta importanza per Enel» ha detto oggi l'ad del gruppo elettrico, ricordando che le attività di Enel in Russia vanno dall'upstream del gas alla produzione di elettricità, fino al trading ed alle vendite. Ma la Russia continuerà ad essere un riferimento anche per il nucleare: con i russi «abbiamo tecnologia già ampiamente utilizzata e in fase di espansione in Slovacchia», ha spiegato Conti ricordando che «da un anno e più è in piedi la collaborazione con Rosatom per sviluppare tecnologia sia in Russia sia in altri paesi europei» con una scelta «non di bandiera ma basata sulla convenienza e sulle opportunità».
da Il Messaggero.it

lunedì 30 marzo 2009

Sicilia, venti di crisi sulle pale eoliche

Soffiano venti di crisi sull'eolico in Sicilia. Dopo le denunce delle settimane scorse da parte del sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, su presunti interessi mafiosi attorno al business delle pale eoliche, cresce nell'Isola il fronte dei contrari allo sviluppo della cosiddetta energia pulita. L'ultima voce di rigetto è arrivata ieri (venerdì 27) da Palermo, dove si è tenuto il convegno internazionale «Il paesaggio sotto attacco. La questione eolica», organizzato da Italia Nostra. A evidenziare alcune perplessità sull'eolico è stato innanzitutto il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che ha ricordato, a questo proposito, le norme più restrittive introdotte dal Piano ambientale regionale, pubblicato proprio ieri sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. «Non so se la nostra sarà una battaglia vincente perché siamo attaccati da tutte le parti», ha detto il governatore, «Con questo piano mi sono fatto qualche nemico, ma spero che servirà a diffondere la consapevolezza tra i siciliani della necessità di difendere i propri tesori, tra i quali c'è il paesaggio». Lombardo ha poi precisato di «non essere contro l'eolico, sono per l'eolico minimo». E ha assicurato che il nuovo piano energetico si è ispirato ai principi «della sicurezza e della convenienza» Assolutamente contrario, invece, Carlo Ripa di Meana, consigliere nazionale di Italia Nostra, secondo cui «finalmente è stata svelata la vocazione affaristica dell'eolico e pure la modestia del suo apporto energetico». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Valery Giscard d'Estaing, ex presidente della Repubblica francese e presente ieri a Palermo: «Il paesaggio europeo e siciliano sono gravemente minacciati dalle pale eoliche», ha osservato Giscard d'Estaing. Che ha consigliato, invece, di «focalizzare l'attenzione sull'energia solare e, prima ancora, su quella nucleare». All'incontro hanno preso parte anche alcune associazioni ambientaliste che hanno ribadito la propria contrarietà al business dell'eolico. In particolare, fanno osservare le stesse associazioni, «colpisce l'innegabile sproporzione tra il grave danno ambientale causato dalle selve degli aerogeneratori e il loro contributo, del tutto marginale, alla soluzione del problema energetico». (Da Mf Sicilia)

venerdì 20 marzo 2009

Cibo sintetico per superare l'effetto serra

Per il controverso biofisico James Lovelock, le fonti rinnovabili non bastano: solo il progresso tecnico sconfiggerà la fame e la siccità.
La domanda non è quella giusta. Per James Lovelock, il biofisico inglese padre della teoria di Gaia, la questione non è più come bloccare l'effetto serra, ma come attrezzarci per affrontare al meglio l'inevitabile processo di riscaldamento del Pianeta, che è già in atto.«Ormai è troppo tardi per fermare questo processo », spiega lo scienziato novantenne, che da mezzo secolo dispensa previsioni dal suo laboratorio, in un antico mulino in Cornovaglia, e ha appena pubblicato il suo ultimo libro, The Vanishing Face of Gaia (Penguin). Lovelock, fellow della Royal Society e del Green College di Oxford, è noto per aver messo a punto un metodo per lo studio dei clorofluorocarburi, che ha consentito di identificarli come principali responsabili del buco nell'ozono e ha portato al bando di questi gas dall'industria del freddo. Già negli anni 60, indagando per la Nasa sulle possibili forme di vita su Marte, Lovelock cominciò a rendersi conto del riscaldamento della Terra e a denunciarne le conseguenze. «Se ci fossimo mossi allora – smettendo di bruciare combustibili fossili, per bloccare subito le emissioni umane di anidride carbonica – forse avremmo potuto ottenere qualche risultato. Invece non è stato fatto nulla: malgrado Kyoto, la concentrazione di CO 2 nell'atmosfera ha continuato ad aumentare. Arrivati a questo punto, non ha più senso parlare di sviluppo sostenibile. C'è un sacco di gente che viene da me per chiedermi di non dire queste cose, perché ci toglierebbero la volontà di agire. È vero il contrario. Dire la verità sul riscaldamento del Pianeta ci impone un'enorme mole di lavoro. Ma non è lo stesso lavoro che vorrebbero fare loro».Lovelock conserva la verve polemica di sempre. Per decenni, la sua decisione di avallare l'energia nucleare pur di combattere l'effetto serra gli ha alienato le simpatie dei compagni ambientalisti. Ma questo non lo ha fatto recedere. Oggi, man mano che le sue previsioni sul riscaldamento del Pianeta si rivelano vicine alla realtà, questa posizione attrae maggiori consensi. Tranne che ormai lui stesso l'ha superata. Sembra quasi che le sue teorie nascano dalla passione per l'eresia a tutti i costi. «Neanche per idea –ribatte –.La mia principale aspirazione è vivere in pace con tutti, ma non posso impedirmi di vedere le cose che accadono ». Nella sua ultima provocazione, Lovelock sostiene che nulla potrà più impedire alla Terra di diventare inabitabile e quindi non si vede l'utilità di puntare tanto sulle fonti alternative: «È come passare il tempo a sistemare le sedie sdraio sul ponte, mentre il Titanic affonda». Le vere emergenze, invece, sono altre: il cibo e l'acqua. (Da Il sole 24 Ore)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

giovedì 19 marzo 2009

«Entro il 2050 azzerate le emissioni di Co2»

L'Unione europea «deve supportare l'industria elettrica europea nel suo sforzo per ridurre le emissioni inquinanti: noi siamo pronti a fare la nostra parte». È l'appello lanciato dall'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti a Bruxelles ai margini dell'incontro con i top manager delle più importanti aziende elettriche europee, alla vigilia del vertice europeo che si aprirà oggi a Bruxelles. L'impegno preso dalle aziende europee del settore, associate in Eurolectric, e sottoscritto da 61 amministratori delegati (tra i quali anche Giovanni Milani per Eni Power), è di non emettere più CO2 entro il 2050 con l'energia da loro prodotta,ricorrendo alle rinnovabili, al nucleare e al cosiddetto "carbone pulito". La dichiarazione sottolinea che, «per sostituire i vecchi impianti, sviluppare la rete elettrica, soddisfare la domanda del mercato in crescita e rispettare gli obiettivi ambientali, il settore dovrà investire 1.800 miliardi di euro entro il 2030». Per raggiungere l'obiettivo le imprese comunitarie dell'elettricità chiedono però a Bruxelles e ai Governi Ue di fissare regole non distorsive del mercato e di sostenere in par-ticolare, la ricerca e lo sviluppo di impianti per la cattura e il sequestro del CO2. Proprio il progetto sperimentale di questo tipo a Porto Tolle dell'Enel figura, con fondi attribuiti per 100 milioni, nella lista dei progetti finanziabili con un pacchetto di 5 miliardi per il rilancio dell'economia, oggi all'esame dei capi di Stato e di Governo europei.Conti ha sottolineato l'importanza del contributo europeo per il progetto in provincia di Rovigo, che ha già ottenuto in via libera dalla regione Veneto e ora attende il visto governativo. «Si tratta di uno degli impianti prototipo di cui tutti beneficeranno – ha spiegato Conti –. I costi sono molto elevati e per questo credo sia corretto che ci siano finanziamenti da parte dell'Ue. Renderebbero tutto più rapido e ci incentiverebbero ad andare avanti ». Per quanto riguarda la funzione delle tariffe elettriche nello stimolare la ripresa economica l'a.d.di Enel ha indicato che l'opinione pubblica esagera nel valutare l'incidenza delle bollette dell'elettricità sul bilancio familiare: «Si tratta di una quota modesta, ogni giorno una famiglia media italiana spende un euro al giorno». Conti ha infine ribattuto alle dichiarazione dell'ad di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, in merito a un possibile rischio di " colonizzazione"a seguito dell'accordo tra l'Enel e la francese Edf sul nucleare in Italia. «Nel nucleare c'è spazio per tutti. – ha replicato Conti – Mi sembra esagerato sostenere questa posizione». (Da Il sole 24 Ore)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, l'amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 18 marzo 2009

Svezia libera dal petrolio nel 2030

Si potrà anche pensare che annunci di lungo termine come questo sono prettamente propagandistici, che servono a influenzare l’informazione globale, oppure che fare previsioni per qualcosa che accadrà tra vent’anni sia impossibile, o ancora che fino al 2030 che ne passerà di petrolio sotto ai ponti. Ma se a fare un annuncio del genere è un paese scandinavo come la Svezia, il quale ha oltretutto chiaramente spiegato le linee guida che porteranno a questo cambiamento epocale, c’è da fidarsi. La Svezia, il primo paese dell’Unione Europea per innovazione, ha recentemente annunciato che la vera indipendenza dal petrolio sarà raggiunta a partire dal 2030, e questo grazie a politiche energetiche e di trasporto ben precise: la nazione scandinava ha infatti fortemente investito negli ultimi anni sul bioetanolo, tanto che già oggi l’85% delle Volvo e delle Saab vendute entro i confini nazionali montano motori di tipo flexfuel. Bisogna precisare che la Svezia ha dovuto rivedere le stime di questa indipendenza dall’oro nero, precedentemente fissate a partire dal 2020, per varie cause: su tutte ha pesato la crisi economica, oltre alle difficoltà oggettive nella produzione dei biocarburanti e alle realistiche prospettive di chiusura delle due case automobilistiche svedesi, Saab e Volvo. Il governo svedese ha quindi optato per una soluzione intermedia che prevede il taglio delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2020 e, a partire da questa data, metà dell’energia del Paese verrà prodotta sfruttando risorse rinnovabili, la maggior parte delle automobili circoleranno grazie al bioetanolo di II generazione, prodotto dagli scarti organici e concime animale. Già oggi la maggior parte dell’energia svedese proviene da fonti rinnovabili (anche dal nucleare), e i riscaldamenti domestici sono forniti dal calore geotermico o da energia dispersa generata da processi industriali. L’ultimo settore ancora dipendente da risorse non rinnovabili era proprio quello dei trasporti, fino ad oggi. E pensare che è passato solamente un anno da quando l’annuncio del Ministro dei Trasporti, Maud Olofsson, di eliminare completamente la dipendenza dal petrolio per tutte le auto, scatenò una reazione rabbiosa da parte dei due colossi automobilistici svedesi. (Da yeslife.it)

In Gran Bretagna è guerra tra nucleare ed eolico

Il gruppo energetico francese Edf e quello tedesco E.On hanno avvertito il governo inglese che potrebbero ritirare i piani per la costruzione dei nuovi impianti nucleari a meno che l'esecutivo non riduca i propri obiettivi rispetto all'energia da fonte eolica. Le richieste, presentate in occasione della consultazione indetta dal governo sull'energia rinnovabile hanno rinnovato le preoccupazioni dei produttori del settore eolico sul fatto che i due settori, quello del nucleare e quello legato alla fonte del vento, non possano crescere contemporaneamente. Edf ed E.On, due delle maggiori utilities al mondo, hanno fatto sapere che i tentativi di raggiungere la quota del 35% di elettricità prodotta da fonti rinnovabili non solo risultano poco realistici, ma danneggiano anche i piani di sviluppo alternativi, come quelli per la costruzione di centrali nucleari.«Lo sviluppo intensivo di energia intermittente, com'è quella da fonte rinnovabile, richiederà, nelle fasi in cui le rinnovabili non saranno tanto abbondanti da rispondere ai bisogni energetici, la realizzazione di impianti che comportano emissioni di biossido di carbonio», ha spiegato Edf. «Queste saranno, probabilmente, in gran parte a gas e rischiano di compromettere, perciò, gli sforzi di ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. L'obiettivo del 25% prodotto da fonti rinnovabili, invece, provvederebbe a migliorare la piattaforma condivisa, in modo da decarbonizzare la produzione di energia dopo il 2020, attraverso una combinazione di rinnovabili, nucleare, carbone e gas con il metodo della cattura e sequestro del carbonio».Ma il tentativo di diminuire il contributo delle rinnovabili al mix energetico ha mandato su tutte le furie i gruppi ambientalisti. «Abbiamo sempre detto che il nucleare avrebbe messo a repentaglio le fonti rinnovabili e danneggiato gli sforzi britannici di combattere il cambiamento climatico; ora Edf ci dà ragione», ha argomentato Nathan Argent, alla guida della divisione energia di Greenpeace.«Il National grid», che è la società che gestisce la rete britannica di distribuzione del gas e dell'elettricità, «mostra come esistano nel paese le risorse per superare la quota del 30% di rinnovabili, sul totale dell'energia prodotta. Edf sta cercando di arrestare gli sforzi per affidare alla Gran Bretagna la più importante tecnologia in grado di combattere il cambiamento climatico per avere la possibilità di tutelare i suoi interessi sull'atomo».Il gruppo ambientalista Amici della Terra concorda: «Il Regno Unito è il paese europeo con più risorse idriche», ha protestato il direttore esecutivo, Andy Atkins, «noi dovremmo sviluppare al massimo le rinnovabili e sfruttare quanto più è possibile queste fonti di energia pulita e sicura e non sostenere gli interessi industriali francesi». (da Italia Oggi)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 11 marzo 2009

La Puglia andrà a idrogeno

La Puglia e’ pronta per realizzare la prima rete in Italia di distributori di idrogeno per i veicoli. Dopo l’esperienza toscana, con l’idrogenodotto urbano di Arezzo e il distributore di idrogeno Agip, la regione pugliese si appresta a seguirne l’esempio ecologico facendo le cose in grande. La notizia è trapelata dalla presentazione di Energethica 2009, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile in programma dal 5 al 7 marzo alla Fiera di Genova. Dopo l’accordo di programma, siglato il 10 aprile dello scorso anno, tra la Regione Puglia ed il Ministero dell’ambiente, che prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro per sei distributori nelle sei province pugliesi, il progetto aveva avuto una battuta di arresto. Ora invece ci sarebbero le condizioni per ripartire creando la più grande rete di distributori di idrogeno d’Italia, derivante da energie rinnovabili e non da metano. Il momento per una svolta in direzione rinnovabile è molto favorevole, per due motivi: - in primo luogo la profonda crisi dell’auto che impone una riconversione ecologica, con l’utilizzo di energie rinnovabili, diminuendo gradualmente la dipendenza dal petrolio; - in secondo luogo il regolamento dell’Unione Europea approvato il 4 febbraio, che prevede l’omologazione delle auto a idrogeno su tutto il territorio europeo entro due anni. Secondo il fisico Nicola Conenna, padre del progetto pugliese nonché presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U, “l’energia radiante proveniente dal sole e’ la fonte energetica alla quale facciamo riferimento per la produzione di idrogeno – sottolinea Conenna - non inquina ed e’ garantita per 3-4 miliardi di anni’’. L’industria automobilistica è in grado di produrre motori elettrici senza alcun problema ma, probabilmente, si passerà attraverso una fase transitoria, che garantirà una minore efficienza, con l’utilizzo dell’idrometano: una miscela di metano e idrogeno che consentirebbe di alimentare l’attuale parco circolante di auto a metano (circa 500 mila veicoli). Ma le prospettive per l’uso dell’idrogeno non si limitano al settore auto. Il progetto di Conenna prevede anche l’utilizzo di motori ad idrogeno sulle imbarcazioni da diporto. Questa sarebbe anche una grande opportunità di risparmio per i pescherecci, in un settore come quello della pesca che, nell’estate del 2008, era stato messo in ginocchio dal caro petrolio. La scelta intrapresa dalla Puglia ha anche un forte significato nazionale perché equivale, indirettamente, ad un chiaro niet agli investimenti destinati all’energia nucleare che, in base all’accordo tra il governo e il presidente francese Sarkozy, vedranno la luce non prima del 2020. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha infatti dichiarato la sua regione off-limits per qualsiasi ipotesi nucleare, sottolineando come il piano energetico ambientale sia incompatibile con qualsiasi fonte nucleare. Il no alle centrali ed ai siti di stoccaggio delle scorie nucleari va ricordato che non è una posizione limitata alla sola Puglia, dato che tutte le Regioni hanno formalizzato, con atto ufficiale nella Commissione Ambiente, la propria contrarietà all’opzione nucleare. Probabilmente accompagnare il proprio no al nucleare con scelte di politiche energetiche sostenibili per le comunità, seguendo l’esempio della Puglia, potrebbe contribuire a far ragionare su come possano esistere delle alternative. Valide. (da Yeslife.it)

venerdì 27 febbraio 2009

La presentazione di Energethica alla Fiera diventa uno spot contro il nucleare

Parte il 5 marzo per tre giorni presso la Fiera del Mare di Genova la quarta edizione di Energethica, il Salone dell'energia rinnovabile e sostenibile. Dove con Energia rinnovabile e sostenibile si intendono quasi tutte le fonti di energia alternativa al petrolio e al combustibile fossile. Quasi tutte, in quanto dagli organizzatori del Salone sono state considerate come tali gli impianti solari, i parchi eolici, le centrali idro-elettriche, i moderni impianti a biomassa, biogas e quelli geotermici, nonché le celle a combustibile ad idogeno. Ma non il nucleare. All'interno del salone sarà infatti organizzato un apposito convegno («Economia, società e sicurezza: il costo del nucleare» 7 marzo ore 10) per dibattere sul nucleare, con una impostazione volta a questo unico obiettivo: «supportare le riserve sinora sottintese con argomentazioni che trascendono quelle ambientali ed etiche». In poche parole, mostrare come la scelta del Governo di tornare al nucleare sia sbagliata in quanto - si legge su tutti i comunicati - «a nostro avviso distrarrebbe dalla microgenerazione distribuita» ovvero «danneggerebbe i piccoli produttori, ridurrebbe i posti di lavoro e favorirebbe i rischi di incidenti bellici/terroristici». Netta la presa di posizione anche di Legambiente, con la sua campagna «Per il clima contro il nucleare» e delle Istituzioni a voce di Franco Zunino, assessore all'Ambiente della Regione Liguria: «La scelta del Nucleare è sbagliatissima da parte del Governo. Nucleare è fonte né rinnovabile, né pulita. Noi non la vogliamo, vogliamo solo energie rinnovabili pulite e questo ribadiremo durante Energethica».Non solo il NO al Nucleare; svariati altri temi che saranno toccati durante la tre giorni del Salone: dai cosiddetti «impianti domotici» (ovvero agli impianti ed efficienza energetica, in particolare con un controllo oculato della produzione di energia elettrica e termica), alle agro-energie (attività di produzione energetica da ambito agricolo); dalle bioarchitettura, ai trasporti, per arrivare anche ad un tema che tocca Genova da vicino, come quello dell'ottimizzazione energetica dei porti. Gli espositori esteri passeranno dall'8% della scorsa edizione al 22% di quest'anno: a fianco di Germania, Austria, Inghilterra e USA, si avranno anche gli stand di Paesi Bassi, Grecia Cina e India. L'internazionalizzazione del Salone - sottolineano gli organizzatori - è dovuta ad una scelta precisa: quella di fare di Energethica una esposizione non solo tecnica ma anche culturale. Per il programma dettagliato consultare il sito www.energethica.it. (Da Il Giornale)

giovedì 26 febbraio 2009

Le fonti pulite aiutano la ripresa

«L'energia può contribuire a fare uscire dalla crisi, e le fonti rinnovabili possono rappresen-tare, per un Paese come l'Italia, anche una delle opportunità di rilancio di settori nuovi dell'industria e della ricerca, in funzione anticiclica. A patto, però, di riuscire ad indirizzare gli interventi sulle tecnologie e sui metodi di incentivazione capaci di ben coniugare efficacia ambientale, alta ricaduta sul sistema Paese, corretto impatto dei costi sui consumatori finali».Lo ha affermato, in un'audizione in Commissione Ambiente del Senato, il presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis, che anche nel recete passato ha sottolineato l'assoluta necessità di riequilibrare i nostri approvvigionamenti energetici con una serie di azioni combinate che puntino anche sul nucleare, oltre che sull'efficienza. «Appare necessario sottolineare ancora il ruolo rilevante e strategico che dovrebbe essere attribuito allo sviluppo dell'efficienza energetica, tra le prevalenti opportunità d'azione e di accordi internazionali a favore dello sviluppo sostenibile» ha insistito anche ieri Ortis.Certamente dura la sfida per l'Italia. L'obiettivo europeo di utilizzo di fonti rinnovabili per il 20% del consumo finale di energia, rileva Ortis, «è stato allocato a ciascun Paese membro sulla base di criteri che hanno portato a definire per l'Italia un obiettivo nazionale del 17%». Un obiettivo che equivale «a 28 Mtep di energia finale che dovrà essere attribuibile alle sole fonti rinnovabili» e che «eccede già le potenzialità, anche solo teoriche, di sviluppo delle rinnovabili nazionale».Ed ogni passo in questa direzione è davvero oneroso, rileva Ortis ricordando che «già attualmente l'incentivazione delle rinnovabili pesa per oltre 3 miliardi di euro l'anno sulle bollette degli italiani, pari al 6% della pesa totale di una famiglia tipo». (Da Il Sole 24 Ore)

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

giovedì 19 febbraio 2009

Il paese del nucleare sceglie l'energia pulita

E’ un bassopiano schermato dall’impenetrabile sorveglianza di forze dell’ordine, dalla vegetazione di pioppi e dal minaccioso corso della Dora Baltea. Qui, alla periferia di Saluggia, nel Vercellese, si cela il comprensorio tecnologico dove viene custodita un’eredità scomoda, delicatissima. L’eredità dell’attività nucleare in Italia: 164 barre di combustibile irraggiato, provenienti dalla vicina centrale di Trino e da quella del Garigliano (Caserta); oltre a 230 metri cubi di pericolose scorie liquide. Nei depositi di Saluggia si trova il 75 per cento delle scorie radioattive italiane. Un peso che da decenni grava sulle ansie intramontabili della gente di questi luoghi. Tanto che il municipio promuoverà un’indagine epidemiologica da centomila euro, per scoprire se la presenza del nucleare abbia provocato un aumento delle patologie tumorali.Eppure, proprio da questo comune, partono nuovi progetti di segno antitetico. Con l’obiettivo di promuovere, al contrario, uno sviluppo energetico pulito e sostenibile. In modo particolare, l’energia solare. Sono progetti che, come tiene a sottolineare il sindaco Marco Pasteris, sono possibili grazie alla solidità delle casse comunali, rinforzate dai milioni di euro arrivati dalle compensazioni nucleari: trasferimenti che il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha recentemente concesso a Saluggia, come risarcimento per aver ospitato i depositi di materiale radioattivo.Nei piani del municipio l’obiettivo più ambizioso è la realizzazione di una innovativa piscina ecologica che, grazie ad un potente sistema di pannelli solari, sarà in grado di autoalimentarsi: due milioni e mezzo di euro il costo del progetto, alla cui copertura potrebbero contribuire anche la Regione Piemonte e un gestore privato. Ma, sempre dal municipio, è stato messo a punto un sistema di incentivi per promuovere l’adozione del fotovoltaico, anche da parte delle utenze domestiche. «La nostra amministrazione comunale - spiega Pasteris, il primo cittadino -, sin dall’ottenimento delle compensazioni del nucleare, ha sempre voluto mettere a disposizione una parte delle somme ricevute, stimolando l’adozione di forme di produzione di energie rinnovabili, non inquinanti». Tutto questo «in un disegno di tutela ambientale, per incentivare l'installazione di nuovi impianti fotovoltaici».E questo obiettivo è stato tradotto in un bando. Sono previsti contributi per l’acquisto di impianti fotovoltaici domestici, per la produzione di energia elettrica e termica. Contributi che dipenderanno dalla potenza dei sistemi installati e prevedono un massimale di 1500 euro. L’obiettivo è quello di «stimolare la produzione di energia eco-compatibile. Promuovendo la ricaduta della sostenibilità ambientale sulla scelta sull'intero tessuto edilizio comunale». Il bando integrale è disponibile su internet al sito www.comune.saluggia.vc.it. Per sostenere questi incentivi, il municipio, nel suo piano triennale di investimenti, ha previsto un costo totale di 150 mila euro. (da La stampa)

martedì 17 febbraio 2009

Kyoto, le aziende battono la politica

I l Protocollo di Kyoto ha compiuto ieri quattro anni: per convenzione, l'accordo ambientale dell'Onu viene ricordato non con la data della firma ( dicembre ' 97) ma con la sua entrata in vigore il 16 febbraio 2005. In questi quattro anni il mondo ambientale è cambiato e l'industria energetica –quella più coinvolta dalle limitazioni alle emissioni di anidride carbonica –non è più la stessa di qualche anno fa.Qualche elemento di fondo. Il Protocollo di Kyoto rimane un obiettivo condiviso, ma è uno strumento vecchio. Lo confermano le inadeguatezze del piano europeo "20-20-20" (cioè il pacchetto clima-energia) e della direttiva Emissions Trading, i cui obiettivi sono difficili da conseguire e i costi restano alti nonostante che l'Italia sia riuscita ad ammorbidire i vincoli eccessivi. Il nodo negoziale dell'applicazione dei vincoli, degli incentivi e delle sanzioni si è spostato al prossimo negoziato internazionale in programma in dicembre a Copenaghen. Un altro elemento sotteso: l'industria sta cambiando in modo assai veloce e corre più in avanti dei politici di Bruxelles.I dati appena elaborati dall'Istat dicono che nel 2006 le aziende di maggiori dimensioni, con 1.664 milioni di euro, avevano realizzano quasi l'84 per cento del totale degli investimenti in campo ambientale, mentre le piccole e medie imprese erano marginalissime nel mercato verde. Era un altro sistema industriale. Oggi invece vediamo che la piccola e media impresa si affianca ai colossi. La M&G costruisce a Rivalta Scrivia un impianto per produrre benzina vegetale; la Ferrari di Maranello – ha annunciato ieri Luca Cordero di Montezemolo –entro l'anno venturo sarà energeticamente autosufficiente; la neonata Mx Group di Villasanta (Milano) ha lanciato i pannelli solari fai-da-te nel comodo kit preconfezionato. E in Brasile per la prima volta nel 2008 le vendite di alcol come carburante hanno superato la benzina.Il cosiddetto "effetto Obama" non è all'origine del cambiamento, ma ne è conseguenza: il nuovo presidente degli Stati Uniti, nell'incentivare il nucleare, le nuove tecnologie e una conversione del sistema produttivo verso uno sviluppo sostenibile, ha saputo capire un bisogno dell'industria e dei consumatori.Il mercato c'è: spesso non c'è la politica, quella stessa politica che – rimasta al pliocene dell'ecologia – introduce un incentivo all'auto senza spingere sull'ecologia e l'innovazione, o che dimentica lo sconto fiscale del 55% per chi spende per rendere più efficiente la casa.Nel 2000, quando il mondo del Protocollo di Kyoto si incon-trò all'Aia, si capì a che cosa serviva quell'accordo internazionale. Il Protocollo di Kyoto non ha ridotto di nemmeno un grammo le emissioni di anidride carbonica (+33% in 16 anni) ma «è un ottimo termometro della trattativa –ricorda Corrado Clini, direttore generale al ministero dell'Ambiente e uno dei grandi negoziatori internazionali dell'ecologia – ed è uno strumento di lettura delle posizioni: nel 2000 all'Aia l'Europa per la prima volta decise di andare avanti da sola con la sua posizione di imporre vincoli, mentre gli Stati Uniti si rinchiusero nella sottovalutazione degli effetti dei cambiamenti del clima. Posizioni perdenti che solamente oggi si tenta di superare».In questi giorni tra le due rive dell'Atlantico si cerca di delineare, in vista dell'incontro di Copenaghen, una politica condivisa tra Stati Uniti ed Europa. Si studiano misure comuni sugli standard tecnologici da adottare, sui livelli minimi di efficienza delle centrali elettriche, sulle caratteristiche delle automobili di nuova concezione, sulla struttura degli incentivi che non devono distorcere il mercato. (Dal Sole 24 Ore)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è ciò che Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

venerdì 13 febbraio 2009

L’Iea: «Zero emissioni nella produzione di energia elettrica»

Per il futuro del pianeta, anche in tempi di crisi, bisogna investire in efficienza energetica e fonti rinnovabili. Lo ha affermato l'Iea (International energy agency) durante la tavola rotonda «Kyoto, transizione energetica, rinnovabili. Le grandi aziende energetiche verso Copenaghen e gli obiettivi 2020» organizzata a Roma dal Kyoto Club per celebrare il decennale della fondazione. Paolo Frankl, responsabile dell'unità Energia rinnovabile dell'Iea, ha affermato la necessità di mirare, entro il 2050, all'obiettivo di emissioni zero per il sistema elettrico al fine di scongiurare una catastrofe ambientale. Frankl, ha illustrato in dettaglio gli scenari possibili per un «futuro sostenibile», sottolineando la necessità di un massiccio ricorso alle cosiddette fonti pulite di approvvigionamento energetico, anche perché continuando a produrre Co2 come ora «la temperatura globale si alzerà di 6 gradi entro fine secolo», con conseguenze devastanti sull'ecosistema. La Iea ha quindi individuato tre priorità: efficienza energetica, rinnovabili e nucleare, su cui la comunità internazionale dovrà confrontarsi nei prossimi incontri internazionali, ma soprattutto all'appuntamento di Copenaghen per definire gli obiettivi post-Kyoto. È quindi necessario mettere in moto un vero e proprio circolo virtuoso che tenda a portare a zero, per il 2050, le emissioni di Co2 della produzione di energia in alcuni settori, come ad esempio per il sistema elettrico, dove - ha spiegato Frankl - si può intervenire più facilmente che in altri settori come i trasporti o i cicli di trasformazione industriale, laddove sarà invece necessario amalgamare più forme di energia. (Da Finanza & Mercati)

Che cosa fanno i grandi gruppi petroliferi per l’ambiente. Questo è quello che l’Eni, ad esempio, su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno.

mercoledì 14 gennaio 2009

Energie alternative, sarà un anno duro

Dal Corriere della Sera

Sarà un anno duro anche per le energie alternative, il 2009. Per quelle eoliche prima di tutto. La Germania, tra i Paesi che ci ha investito di più, si prepara a un rallentamento considerevole della crescita del settore: la Siemens, che fa le turbine, sta per esempio considerando l'ipotesi di ridurne la produzione. I grandi piani di «colonizzazione » di aree al largo del Mare del Nord con impianti a energia eolica sono in via di revisione. Le società piccole e medie che hanno puntato su questa tecnologia stanno correndo a rivedere i piani. E la tendenza tocca un po' tutti i maggiori Paesi europei.Il fatto è che gran parte delle pale e degli impianti che ci stanno collegati sono finanziati a debito perché, a parte alcune eccezioni, gli operatori non hanno i muscoli finanziari per fare da soli: a causa della crisi bancaria, però, queste imprese hanno visto aumentare i costi del credito di almeno il 2% da settembre. I margini di guadagno si sono cioè ridotti quando non annullati e molti piani sono stati già ridimensionati. Secondo la società di consulenza Accenture, nei prossimi due anni gli investimenti in progetti eolici potrebbero ridursi del 30%. Emerging Energy Research, società di analisi specializzata in questa industria, prevede che quest'anno la crescita mondiale dell'energia dal vento sarà del 14%, meno della metà dei ritmi degli ultimi anni.Nei giorni scorsi, la crisi del gas tra Russia e Ucraina che ha colpito almeno 18 Paesi europei ha confermato che lo sviluppo di fonti energetiche alternative agli idrocarburi è essenziale. In un Paese come la Germania, dove gli impianti nucleari sono in fase di chiusura e i pannelli solari sono meno efficaci che a Sud, il vento è una scelta importante: ormai si è affermato come la principale energia alternativa. La crisi che sta arrivando, dunque, non sarà probabilmente fatale, al settore. Gli esperti, però, prevedono che gli obiettivi al 2010 non saranno raggiunti prima del 2012, a meno che il governo di Berlino — per la verità già molto appesantito finanziariamente dai pacchetti di stimolo all'economia — non decida di intervenire direttamente.La crisi non è solo tedesca. Qualche settimana fa, la britannica Centrica, che sta sviluppando impianti eolici off-shore, ha detto che i costi di investimento per produrre un megawatt dal vento sono arrivati ormai a tre milioni di sterline, dai due di un anno prima: a questi prezzi, sarebbe più economico costruire centrali nucleari — ha aggiunto.

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

lunedì 8 dicembre 2008

Greenpeace nomina Nokia regina di innovazione

Non c’è innovazione senza attenzione all’ecologia. Computer, cellulari, datacenter: per le aziende hitech la sfida del nuovo millennio si gioca tutta sul nuovo fronte del risparmio energetico e della salvaguardia dell’ambiente. E se fino a qualche tempo fa a controllare e certificare la qualità delle tecnologie più avanzate c’erano società specializzate, oggi è scesa in campo Greenpace, la più potente organizzazione ecologista del mondo. Nulla sfugge ai volontari di Greenpace, tra i quali figurano fior di ingegneri e tecnici, e dopo le centrali nucleari, l’Amazzonia, i delfini e il petrolio, sotto i radar degli attivisti verdi sono finiti anche le grandi corporation dell’Information and Communication Technology. Secondo le pagelle stilate quest’anno dagli specialisti dell’organizzazione, le grandi manifatture hitech stanno facendo grandi progressi dal punto di vista della greentechnology. Ma ancora non basta. Soprattutto sul versante del risparmio energetico, dove gli sforzi e gli investimenti si rilevano ancora poco efficaci. Mentre invece molti passi avanti sono stati fatti sul fronte della riduzione di materiali tossici nonché sullo smaltimento dei rifiuti. E’ quanto risulta dalla Guida all’elettronica più verde (Guide to greener electronics), manuale che ogni tre mesi fornisce una mappa aggiornata della situazione. La guida, giunta alla sua decima edizione, annovera cinque nuovi criteri di valutazione per l’energia, compresi i report delle stesse aziende, i loro sforzi per l’uso di energia rinnovabile e l’efficienza dei loro prodotti. In cima alla classifica figura la Nokia, la più "verde" di tutto il regno hitech. Seguita da Nintendo e Microsoft. Il gigante finlandese dei cellulari ha scavalcato tutti per merito dell’intensivo programma di "recupero" dei cellulari usati, oggi attivo in ben 124 paesi. Ultimo passo di un vasto progetto di sostenibilità ambientale, che già nel 2005 ha visto la casa di Helsinki eliminare l’uso del Pvc e iniziare a tagliare progressivamente materiali tossici come il triossido di antimonio e altri, con l’obiettivo di arrivare alla totale eliminazione entro la fine del prossimo anno. Due settori nei quali Microsoft sta perdendo terreno. La casa di Cupertino non ha ancora eliminato l’uso di prodotti chimici tossici e non ha avviato un programma di restituzione volontaria dell’usato.Stesso discorso per Nintendo, che non ha ancora posto un limite temporale all’uso di materiali tossici. La Apple, invece, che figurava agli ultimi posti, ha guadagnato posizioni grazie al lancio del MacBook, il più "verde" dei notebook. Ma resta ancora indietro perché usa materiali tossici e deve muoversi sul versante del riciclaggio dei materiali usati nonché sul fronte delle emissioni di gas nocivi.

tratto da Affari & Finanza

mercoledì 29 ottobre 2008

Energie rinnovabili: serve una rivoluzione copernicana

Da Liberazione

Mentre continua ad infuriare, malgrado le immissioni di liquidità di migliaia di miliardi di dollari, di euro e di yen, la crisi dei mercati finanziari e si sviluppa in Europa e in Italia un largo confronto sulle misure della UE contro la crisi ambientale gli articoli di Alfonso Gianni e di Marcello Cini sottolineano che "questo è il momento per la sinistra di costruire e fare valere una propria visione del futuro e della società che sia contemporaneamente la ricetta di fondo per uscire da questa crisi". Partendo da queste premesse vorrei fare alcune considerazioni che continuano un impegno di mie riflessioni e di proposte a cui Liberazione in passato ha dato spazio. Nel XX secolo le grandi rivoluzioni leniniste della Russia, della Cina, del Vietnam fino ad arrivare al Sud Africa ed ora all'America Latina, sono avvenute sulla base dell'alleanza degli operai e dei partiti che li rappresentavano con le sterminate masse contadine che sono state protagoniste sia della rivoluzione d'Ottobre sia della Lunga Marcia di Mao. Rivoluzioni che hanno posto fine ad un periodo della storia iniziato nel 1492 che ha dato all'occidente il dominio del mondo: la globalizzazione colonialista del genocidio degli indiani d'America, della tratta degli schiavi neri, della guerra dell'oppio e in ultimo all'apartheid del Sud Africa. Queste grandi rivoluzioni non ci hanno portato "sulla luna" di una società socialista quale noi sognavamo ma hanno certamente redistribuito ricchezze e poteri tra i principali raggruppamenti nazionali del mondo. Una società multipolare. Del resto anche la grande rivoluzione francese è riuscita sì ad aprire la strada alla libertà di commercio e di impresa e al diritto dei sudditi a farsi riconoscere come cittadini ma non a fare grandi progressi sulla strada dell'egalité e della fraternité. L'altra grande crisi sistemica che è maturata, anche a causa dell'entrata di grandi popoli ex coloniali nella modernità, è quella di un sistema di capitalismo industriale basato sulle energie fossili: il carbone dell'800 che ha sostituito le vele con i piroscafi le diligenze con le ferrovie, i telai meccanici etc. Questa svolta tecnologica è stata alla base anche dello sviluppo della classe operaia e della cultura dell'organizzazione politica che, a partire da Il Manifesto di Marx ed Engels, si è sviluppata a cominciare dai paesi più industrializzati.Alla fine dell'800 è cominciata l'era del petrolio, iniziata negli USA, la cui prorompente diffusione è stata lucidamente avvertita dal fondo di un carcere fascista da Antonio Gramsci con i suoi scritti su "americanismo e fordismo" e che, dopo la II guerra Mondiale, si è diffusa in tutti i paesi occidentali costituendo la base dell'egemonia americana.Dopo due secoli di straordinario sviluppo industriale che ora si estende a quasi tutto il mondo questo modello basato sulle energie fossili si è rivelato, come Marcello Cini ricorda e come centinaia di scienziati hanno nel corso degli ultimi decenni sottolineato e i primi grandi disastri ambientali dimostrano, insostenibile in quanto attraverso questi processi produttivi vengono rimmessi nell'atmosfera composti di carbonio e di altre sostanze che l'evoluzione naturale nel corso di milioni di anni aveva sottratto dall'atmosfera e immagazzinato nelle profondità della terra rendendola vivibile come oggi la conosciamo. Non riconoscere la necessità della fine di questo periodo storico dell'umanità significa, specie per chi vuole comunque collegarsi alle analisi del materialismo storico, porsi fuori dalla realtà e quindi fuori da ogni possibilità di influire sull'economia e sulla politica di ogni paese. A mio avviso la crisi del movimento No Global è dovuta principalmente al fatto di non avere posto al centro della giusta critica alla globalizzazione capitalistica questo elemento di debolezza fondamentale del sistema economico basato sul profitto che costituisce, oggi nel XXI secolo, "l'anello più debole della catena". In questo quadro si colloca l'attuale crisi dell'egemonia americana (si rilegga il libro di Immanuel Wallerstein Il declino dell'America) che è cominciata con la sconfitta del Vietnam e si conclude oggi con la crisi finanziaria di Wall Street che non pochi commentatori hanno paragonato alla caduta del muro di Berlino. L'avvento di un sistema unipolare al posto dell'equilibrio del terrore atomico bipolare, che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo scorso, è durato in termini storici lo "spazio di un mattino". I due colossi che si sono svenati nel corso della guerra fredda hanno perso entrambi la loro egemonia: simul stabant et simul cadunt. Partendo dall'analisi di queste tre crisi: globalizzazione coloniale, crisi ambientale e crisi dell'egemonia americana, si può avviare la ricerca di linee nuove di azione per la sinistra italiana, europea e globale. La crisi ambientale è di tale portata che pur in un periodo dominato dal pensiero e dalla pratiche neoliberiste a livello mondiale ad iniziativa soprattutto di alcuni paesi dell'Ue, con forte presenza ambientalista, e dell'Unione nel suo complesso è stata avviata una contrattazione a livello mondiale sfociata negli accordi di Kyoto che prevedono in linea di principio un intervento degli Stati nell'economia per ridurre le emissioni inquinanti al fine di evitare il disastro ambientale. La storia di queste trattative è estremamente significativa per l'azione che l'America ha svolto, prima con Clinton, che ha subordinato la sua firma degli accordi all'abbassamento dei vincoli inizialmente proposti e poi del suo successore Bush che si è rifiutato di riconoscere il patto firmato dal suo predecessore. Questo fatto ha un grande rilievo sia per individuare il ruolo degli Usa nella battaglia contro l'effetto serra sia per sottolineare il loro isolamento visto che, anche per l'adesione della Russia di Putin, è stato raggiunto il quorum di paesi e di emissioni necessarie per l'entrata in vigore degli accordi (Berlusconi imitando Bush nel suo attacco di questi giorni agli accordi di Kyoto ha affermato che li contesta perchè sono firmati dal governo Prodi).Ma la crisi ambientale continua ad andare avanti e quindi la Ue è stata costretta a stabilire un altro giro di vite (il 20-20 e 20) che ha scopi tecnici immediati ma ha, dal punto di vista politico, un valore alto per rafforzare il peso della UE nella trattativa che si va ad iniziare a livello mondiale per i nuovi e più performanti accordi tipo Kyoto, con la partecipazione questa volta anche della Cina, dell'India e degli Stati Uniti. Il programma elettorale di Obama, prevede l'annullamento delle importazioni di petrolio dal Medio Oriente e incentivi alle energie alternative capaci di creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro non delocalizzabili, e gli Usa e la Cina stanno raggiungendo la Germania nei primi posti tra i paesi produttori di energia eolica.Può la sinistra non essere presente con il suo radicalismo necessario in questo dibattito e in questa battaglia decisiva per la difesa dell'ambiente e per la costruzione di una nuova società? Qui un'ultima riflessione. Il passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili è un passaggio epocale come l'avvio della rivoluzione industriale basata sul carbone, sul petrolio e sulle altre energie fossili. Questo passaggio ha già effetti positivi in paesi come la Spagna, la Germania, la Danimarca etc. e più li avrà in futuro sull'occupazione, sullo sviluppo industriale, sulla bilancia dei pagamenti ed anche sul famigerato PIL. Siccome il sole, il vento sono a disposizione di tutti e non sono quotati in borsa si va determinando una redistribuzione di poteri all'interno del sistema economico e quindi anche del sistema politico. E quindi si possono creare le condizioni per nuovi rapporti sociali e politici. Naturalmente è ovvio che i poteri forti, ancorati al vecchio sistema, si oppongano in ogni modo, anche confondendo le acque attraverso i mass media, a questa trasformazione radicale del sistema energetico. E' ovvio, altresì, che un governo come quello di Berlusconi assuma posizioni retrograde come il ritorno al nucleare già condannato dal popolo italiano con il referendum dell'8 e 9 novembre 1987 e l'attacco alle proposte ambientaliste del Parlamento Europeo con l'inquietante compagnia di viaggio di poco raccomandabili residui del Patto di Varsavia. Perciò è necessario uno sviluppo non solo culturale, non solo di mobilitazioni di massa in varie manifestazioni ma anche di un'organizzazione che concretamente si inserisca nel processo di trasformazione energetica. Per fare un esempio: Alfonso Gianni ricorda che il governo Prodi ha, stavolta ben consigliato, trasferito nella legislazione italiana, con un suo provvedimento sul Conto Energia per gli impianti fotovoltaici, i principi già vigenti da oltre un decennio, in Germania. Questo ha portato già ad alcuni modesti risultati ma afferma il diritto per tutti i cittadini italiani di costruire sul tetto della propria casa un impianto solare fotovoltaico capace di produrre tutta l'energia necessaria liberando così le famiglie dalle bollette sia della luce che del gas e addirittura fornendo un diritto a ricevere un pagamento per l'energia in esubero immessa in rete. Una possibile rivoluzione copernicana del sistema energetico che interessa un terzo di tutti i consumi energetici del paese. Difendere e realizzare questo diritto, che sarà certamente insidiato dal governo Berlusconi, (assieme al risparmio e alle altre energie rinnovabili) è una delle sfide fondamentali per lo sviluppo anche democratico del nostro paese.

giovedì 16 ottobre 2008

Piano energetico cercasi disperatamente

L’Italia da tempo ha abbandonato una visione strategica della politica energetica. I vecchi Pen, i Piani Energetici Nazionali, annualmente fatti dal Ministero dell’Industria, che indicavano e programmavano strategie ed esigenze infrastrutturali in tema energetico, sono stati abbandonati senza essere sostituiti. Negli anni lo stesso Ministero dell’industria ha cambiato nome: prima Mica - Ministero dell’Industria Artigianato e Commercio, poi Map - Ministero delle Attività Produttive, ora Mse - Ministero dello Sviluppo Economico, con accorpamenti e tagli spesso fatti con mere logiche di potere. E’ stata cambiata la Costituzione e l’energia, nel nuovo articolo 117 della Costituzione è finita tra le materie a competenza concorrente Stato Regioni. Di fatto l’ingovernabilità su una materia che trascende per motivi suoi intrinseci la dimensione regionale è stata assicurata. Oramai sulla costruzione di un rigassificatore decide la Corte costituzionale, alla cui competenza sono deferite tutte le questioni puntualmente sollevate nel ginepraio delle competenze Stato-Regione, sull’onda delle lotte politiche puntualmente declinate a livello territoriale in una faida nella quale perdono puntualmente i cittadini e l’Italia. Infatti qualsiasi infrastruttura energetica anche se insiste su un territorio specifico, necessariamente impatta sull’intero territorio nazionale. In effetti a livello locale le competenze si sovrappongono: Regione, Provincia, Comuni, Comitati, in nome di una babele del potere, si sovrappongono, con manifestazioni, denunce, contenziosi, che puntualmente sfociano in una richiesta alla Corte Costituzionale. Non è possibile che in una materia così importante per il Paese si assista da tempo a questo spettacolo. La situazione è diventata ancora più pesante da un po’ di anni. E’ ormai sempre più forte e importante il legame che esiste tra due realtà solo qualche decennio fa agli antipodi: l’energia e l’ambiente. Sempre più questo binomio è diventato indissolubile. Fonti fossili ed energie alternative sono sempre più legate da qualcosa di davvero importante, la sopravvivenza stessa dell’uomo in un habitat sempre più devastato. Nella vecchia scuola di pensiero purtroppo fin troppo presente in Italia nucleare e rinnovabili diventano quasi le fazioni di un derby. O sei per l’uno o sei per l’altro. L’ambientalismo cieco nemmeno guarda al rinnovabile, ma anche una certa scuola che viene dalla cultura dell’energia fossile e dal nucleare non riesce a prendere nemmeno lontanamente in considerazione tutta l’energia prodotta con sole, vento, rifiuti o alghe. E’ come se l’Italia vivesse fuori dalla storia, continua a finanziare con il Cip6 carbone e termovalorizzatori per rifiuti non organici, togliendo spazio alle vere rinnovabili. In Italia non si comprende che il futuro, lo stesso business economico è nella direzione dell’ambiente. I nostri industriali, sebbene con le solite furbizie italiane, concretamente si stanno muovendo. L’Italia si arrovella in dibattiti sterili, in provvedimenti tampone dettati, male, dall’emergenza. Il Paese in materia energetica e ambientale è preda di un cieco immobilismo, che pagheranno i nostri figli. Il Governo ha annunciato per primavera di ripristinare il Piano Energetico Nazionale, il tempo degli annunci è finito, occorre Fare, un appello forte e chiaro che arriva dal professor Vincenzo Pepe, leader del Movimento Fareambiente.

L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

lunedì 29 settembre 2008

L'Energy Summit guarda al 2020

L' evoluzione del mercato, le politiche europee, le alleanze tra i grandi gruppi, la sfida delle fonti rinnovabili e l'opzione nucleare. Le tematiche energetiche fondamentali sono in primo piano all'Italian energy summit, che si apre oggi a Milano alla sede del Sole 24 Ore, in via Monte Rosa 91.L'appuntamento annuale del Sole 24 Ore in collaborazione con Ibc Global Conferences– giunto all'VIII edizione – vede anche quest'anno la presenza tra i relatori dei più autorevoli player del settore e dei rappresentanti delle associazioni più importanti.Ad aprire la conferenza inaugurale, questa mattina, saranno il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, e il vicepresidente di Confindustria per l'Energia e il mercato, Antonio Costato.La prima giornata del summit è focalizzata sulle dinamiche di mercato: il quadro europeo nella mattinata e la situazione italiana – tra integrazione e concorrenza – nel pomeriggio.Tra gli interventi in programma, quelli di Fulvio Conti (ad di Enel), Giuliano Zuccoli (presidente di A2A), Massimo Orlandi (Ad Sorgenia) e Alessandro Ortis (presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas).La seconda giornata del summit si concentra su due temi distinti. Nel corso della mattinata, le interazioni tra finanza ed energia, dagli effetti dei prezzi sulla crescita economica alla dipendenza europea dal gas naturale, per finire con una tavola rotonda cui partecipano le principali utility attive sul mercato italiano.Nel pomeriggio, invece, sarà la volta della sfida del risparmio e dell'efficienza energetica. Temi del dibattito, la situazione italiana, le energie alternative, gli edifici intelligenti per ottimizzare i consumi e le strategie d'acquisto dei grandi consumatori industriali.Chiude la tre giorni sull'energia il workshop di mercoledì 1Úottobre, interamente dedicato alle fonti rinnovabili e alle politiche ambientali. Una riflessione a 360 gradi sulle strategie di Italia ed Europa in vista della scadenza cruciale del 2020.

venerdì 26 settembre 2008

Mentre gli uomini continuano a inquinare, la natura fa il suo corso. In Antartide compare la terra. E nell'Artico si sciolgono gli strati profondi. Il disastro è dietro l'angolo: parola di un grande scienziato, sir David king. Dall'Espresso

Il conto alla rovescia verso l'apocalisse è già iniziato: la mette giù dura sir David King, che non è proprio un ecologista militante. Direttore della Smith School of Enterprise and the Environment dell'Università di Oxford, presidente della British Association for the Advancement of Science, ma soprattutto consigliere scientifico di Tony Blair dal 2000 al 2007, sir David è lo scienziato che ha convinto il governo britannico ad avviare politiche concrete a favore dei tagli alle emissioni. E oggi pubblica in Italia 'Una questione scottante', scritto insieme alla giornalista Gabrielle Walker per i tipi della Codice Edizioni per dire che stiamo sbagliando rotta mentre "le soluzioni tecnologiche e politiche per evitare il disastro ci sono". E per avvertirci: nessuno oggi sa dire cosa accadrà: dobbiamo abituarci all'imprevedibile. Gli abbiamo chiesto perché.Professor King, cosa accadrà?"Già dal prossimo secolo potremmo assistere a un radicale cambiamento della geografia del pianeta. C'è in gioco un'enorme quantità di ghiaccio che potrebbe sciogliersi e causare l'innalzamento del livello dei mari dell'ordine di 4-5 metri. Attualmente l'80 per cento della popolazione mondiale vive in prossimità delle coste. Moltissime città, come Londra, verrebbero travolte, con poche possibilità di contenere le inondazioni. Così in una manciata di decenni, mentre la popolazione aumenterà vertiginosamente, fino a toccare i nove miliardi di persone, la massa di terre emerse potrebbe diminuire. E questo porterebbe al secondo, terribile scenario: l'intensificarsi dei conflitti".Qual è lo scenario che preoccupa di più gli scienziati in questo momento?"Uno, tra molti scenari possibili, è particolarmente inquietante: il disgelo del permafrost, lo strato di suolo che resta ghiacciato d'estate e d'inverno e che agisce come un freezer, intrappolando il carbonio in forma di muschi, licheni, foglie e di qualunque altra cosa sia stata un tempo viva. Lungo i bordi di questo tessuto ghiacciato, che va dall'Alaska e dal Canada del nord fino alle parti più settentrionali d'Europa e della Siberia, il disgelo è già iniziato. Se il processo continuasse, potrebbe causare l'emissione nell'atmosfera dei gas serra immagazzinati. Anche solo una piccola fuoriuscita di gas dal terreno, potrebbe raddoppiare o triplicare in un colpo solo l'attuale livello di emissioni, e allora tutte le scommesse sul clima sarebbero chiuse. È una delle incognite che spaventa di più". Cosa impedisce di prevedere tutte le possibili conseguenze del riscaldamento globale?"I modelli matematici che i computer utilizzano per fare previsioni sono modelli lineari, cioè non possono tener conto di alcuni fenomeni complessi, come l'imprevedibilità delle temperature. La paleo-climatologia, la scienza che studia i cambiamenti climatici delle ere geologiche passate, ci insegna che le temperature in certi casi possono cambiare repentinamente, anche nel giro di un decennio. Circa 55 milioni di anni fa, un evento sconosciuto ha scatenato l'emissione di massicce quantità di carbonio, che hanno causato un riscaldamento di 8 gradi in pochissimi anni. Quindi, giocare con le emissioni potrebbe avere effetti sconosciuti. Oggi le incertezze sono molte: non sappiamo quando le foreste tropicali potrebbero iniziare a morire, quando i gas serra cominceranno a fuoruscire dai ghiacci che fondono, o se la corrente del Golfo potrebbe venire interrotta dalle masse di acqua gelida rilasciate dai ghiacciai, provocando così l'abbassamento delle temperature del nord Europa e un aumento nelle zone equatoriali". Quanto tempo abbiamo per riuscire a ridurre le emissioni?"I gas serra dovranno essere dimezzati entro il 2050. Attualmente però, il ritmo delle emissioni sta riprendendo ad aumentare in maniera allarmante. Se non facciamo nulla, entro la fine del secolo, le emissioni potrebbero essere il 250 per cento del livello odierno. Se poi decidessimo di bruciare tutti i combustibili fossili che ancora abbiamo, potremmo tornare ai livelli di 55 milioni di anni fa, quando l'Antartide era una foresta sub tropicale". Quali sono le conseguenze ormai inevitabili, indipendentemente da cosa faremo per limitare le emissioni?"Nel migliore dei casi, ci sarà comunque un aumento medio delle temperature tra i 2 e i 5 gradi nei prossimi decenni. Ciò significa che paesi come l'Italia dovranno aspettarsi un aumento di tre gradi almeno. E non sarà facile adattarsi alle nuove condizioni climatiche".Su quali tecnologie a bassa emissione conviene ora puntare?"Abbiamo bisogno di ogni strumento low-carbon attualmente disponibile, dalle energie rinnovabili al nucleare. Quest'ultima è una tecnologia già pronta e può drasticamente ridurre le emissioni. Se iniziamo a costruire le centrali adesso, a partire dal 2025 il nucleare potrà soddisfare dal 30 al 40 per cento della nostra domanda energetica, per 40 anni. Tra mezzo secolo la ricerca sulle energie rinnovabili, come il vento e il solare, avrà fatto passi da gigante e saremo in grado di abbandonare completamente anche il nucleare". In Italia, la ricetta energetica per il futuro proposta dal governo prevede per il 25 per cento l'utilizzo dell'energia nucleare, per il 25 energie rinnovabili e il 50 di combustibili fossili, in particolare il carbone. Come giudica questa proposta?"Il prezzo dell'anidride carbonica emessa nell'atmosfera è attualmente 28 euro a tonnellata, salirà in breve a 50. A giugno di quest'anno, il G8 ha stabilito che per la metà del secolo dovremmo aver ridotto le emissioni globali del 50 per cento. L'Italia dovrà mantenere l'impegno o sborsare una fortuna".

"L'energia responsabile" secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni